Un vero sorvegliante viaggiante

E’ un sorvegliante molto attento a far crescere le congregazioni condividendo la sua esperienza in Cristo. Il concetto attuale di leader trasformazionale sembra stargli a pennello.

Agli inizi della sua missione le comunicazioni non erano così come le conosciamo. Eppure, ancora oggi, riesce a conquistare i cuori di migliaia di persone, contagiando con le sue parole ogni genere di individui. Entusiasta, appassionato, voce ardente e instancabile della verità da trasmettere, una vita piena di pericoli e grandi difficoltà, infiamma i cuori dei cristiani e degli scettici. Attento predicatore della buona notizia, riesce a cogliere le varie sfumature di Dio e a saperle condividere con le congregazioni. Egli si staglia contro le banalità, le mediocrità e contro coloro che si atteggiano a capi dei fratelli.

Le sue parole sono verificabili nella Bibbia e sempre accompagnate dal suo esempio. Da lontano o da vicino aiuta i fratelli a risolvere i problemi nello spirito dell’amore fraterno. Le sue parole non sono mai fredde, prive del contatto sensoriale o asettiche. Non genera ansia con le sue proposte ai corpi degli anziani. Riesce a equilibrare con i suoi discorsi il carattere intellettuale della sua persona con la profondità delle Sacre Scritture. Il suo obiettivo è far crescere i fratelli nella fede e le congregazioni coese nel fondamento di Cristo.

A volte è difficile da seguire nelle spiegazioni di certi passi dottrinali. Ma lo fa con una tale passione che è facile da capire. Questo sorvegliante ha la capacità di sollecitare i fratelli alla comprensione degli aspetti fondamentali del cristianesimo. Orienta le menti e indica punti scritturali di riferimento per la vita di ciascuno. Oggi i leader mondiali e locali disorientano, disaffezionano e scoraggiano le masse nel seguirli. Invece, questo caro fratello viaggiante insegna la forza delle sane relazioni umane e il potere di rimanere connessi su motivazioni e scopi condivisi. Durante le visite alle congregazioni fa sentire tutti partecipi e membra dello stesso corpo. Come tanti fiocchi di neve, mai uguali pur essendo tutti strutturati in maniera esagonale.

A lui stanno a cuore i responsabili delle comunità e si accerta che abbiano il rispetto e siano trattati in modo dignitoso da tutti in congregazione. Per lui contano tre cose: “il servizio amorevole”, “la reciproca edificazione spirituale” e la “guida dello Spirito Santo”. Egli mostra che si deve rinunciare ad avvalersi dell’autorità in favore di una leadership autorevole e orientativa, che chiede adesione, più che obbedienza, in forza di principi cristiani condivisi. Le congregazioni che ne beneficiano non sono disordinate, i membri si relazionano fra loro alla ricerca di valori e progetti comuni.

Il suo modo spirituale e comprensivo di relazionarsi con i fratelli dimostra che è possibile evitare il pericolo delle derive gerarchiche che causano conflitti nelle congregazioni. Sono pochi quelli che come lui sanno ripristinare i valori originali delle prime comunità cristiane. Lui è contro l’obbedienza cieca. Non è così che si alimenta lo spirito di squadra paritario.

Non è mai voluto dipendere dagli altri in senso economico, se non dal loro amore altruistico. Attento studioso della Parola di Dio, conosce molto bene almeno due lingue ed è in grado di parlare anche altre lingue straniere. Prima di scendere in campo, dopo la sua decisione di servire a tempo pieno, si è recato lontano da casa, per riflettere sui viaggi che avrebbe fatto nelle comunità e su ciò che Dio voleva da lui. Pur avendo l’autorità per decidere su questioni importanti, consulta prima altri fratelli che ne hanno titolo. Con coraggio riprende anche uomini importanti nell’organizzazione, quando sbagliano e mettono a rischio la coscienza dei fratelli. La sua vita è a rischio. Lo aspettano catene e prigioni. E probabilmente il martirio.

Nonostante ciò apprezza il suo ministero, lo riconosce come un atto di misericordia di Dio nei suoi confronti. Mosso da sincerità, non vuole impressionare i fratelli con le sue parole. Lui non vende fumo. E’ molto apprezzato dai fratelli perché non insiste nel fare ciò che lui dice di fare. Anzi, si adatta agli altri badando di non fare inciampare nessuno. Non si attribuisce mai il merito dei successi, ma rende onore a Geova come il destinatario di ogni merito.

E’ talmente umile che non si ritiene degno di essere chiamato sorvegliante. Soffre molto per certe malattie ma non si lamenta mai. Le sue fatiche sono abbondanti, spesso deve lottare contro i nemici interni, in pericoli nelle città, nelle ansietà delle congregazioni. Considera il soffrire come nulla rispetto alle benedizioni del Regno. I fratelli piangono quando lui finisce la visita alla congregazione. Con lui sono vicini anche i fratelli lontani.

 P.S. Per chi ancora non l’avesse capito, l’articolo si riferisce all’apostolo Paolo e non ai sorveglianti viaggianti dei nostri giorni. Di questi, simili a Paolo, non si riesce a trovarne uno nell’universo dei tdG neanche con il telescopio spaziale Hubble. Annunciano dal podio di andare a trovare i fratelli inattivi e loro per primi non ci vanno. Insegnano, ma poi non mettono in pratica quel che insegnano. (Matteo 23: 3).

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