Una barra di metallo gli trapassò il cranio e Phineas Gage diventò un altro

Gli scienziati che studiano il cervello sostengono che il carattere, la capacità e il comportamento siano “alloggiate” nella nostra testa. Per dare forza a questa tesi citano il caso di Phineas Gage, un impiegato ferroviario, che nel 1848, a seguito di un’esplosione, una barra metallica gli trapassò una parte del cranio. Inizialmente Gage si riprese dall’incidente come se nulla fosse successo, mostrando inalterate le sue facoltà. In seguito, l’educato e gentile Phineas, iniziò a comportarsi in modo sgarbato, aggressivo e irrispettoso, come se in poco tempo fosse diventato un’altra persona.

 Il suo triste caso divenne per la scienza la prova inconfutabile che modificando il cervello si cambia anche il carattere di una persona. Da allora, i neuroscienziati sono convinti che il cervello sia la causa principale dei cambiamenti di personalità. Secondo loro, meglio si comprende la nostra mente, più conosciamo i nostri pensieri e le nostre emozioni, perché il cervello oltre a elaborarli ne controlla anche le azioni.

Dallo studio del cervello dipende il nostro punto di vista sia sull’intero universo, sia su aspetti della nostra personalità, come l’empatia, la razionalità, il linguaggio, la moralità e la capacità di apprendere. Il cervello va quindi coltivato e tenuto in movimento. In questo modo si rafforza, mentre se rimane inattivo si indebolisce. Oggi sappiamo che le emozioni sono decisive per il corretto processo decisionale e per l’apprendimento. La persona intelligente che è pronta a capire e che tende all’ascolto non ha bisogno di lunghe spiegazioni. È già predisposta alla conoscenza.

La Bibbia indica che il «il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato le capacità intellettive [intelligenza] per conoscere colui che è vero» (1 Giovanni 5:20). Tramite Gesù abbiamo la perspicacia di conoscere il vero, cioè Dio, il Creatore di ogni cosa, incluso il nostro cervello. D’altronde sarebbe impensabile e irrazionale che Dio abbia dotato l’uomo di un cervello senza la facoltà di farsi conoscere e di apprezzare le sue qualità. Gli scienziati hanno svelato che il potere decisionale dipende dall’immensa rete neurale dove ciascun neurone si connette con migliaia di altri, diffondendo la sua attività a grande velocità. Grazie a questo complesso processo siamo aiutati a capire perché facciamo certe scelte e perché commettiamo certi errori.

Il cervello umano è un prodigio, basti pensare a come gestisce i 100 milioni di messaggi che riceve ogni secondo. Ciononostante, è stupefacente come tale capacità sia gestita così male da alcuni in congregazione. Il cervello si auto esplora ogni decimo di secondo, filtra milioni di messaggi, blocca quelli insignificanti e seleziona quelli importanti che meritano la nostra attenzione. Eppure, molti tdG vanno dietro a informazioni inutili e per nulla edificanti. L’uso prolungato del cervello rinforza le connessioni migliorando le fasi di apprendimento. Paradossalmente, alcuni cristiani, dopo anni di verità, devono ancora “nutrirsi di latte anziché di cibo solido” (Ebrei 5:12). Come mai alcuni che ne hanno la capacità non riescono nemmeno ad assimilare i concetti principali della Bibbia?

Se non si sviluppa una mente in grado di programmarsi, di vedere, fare esperienze, c’è il pericolo che prima o poi ci si danneggerà da soli o danneggeremo altri. Abbiamo capacità innate e la predisposizione per fare del bene. Siamo fatti a “immagine” di Dio. L’uomo è in grado di provare soddisfazione impiegando queste facoltà, usandole per risolvere i problemi che gli si presentano. Non esistono quindi problemi irrisolvibili, rimandabili al nuovo mondo o in attesa di un intervento divino. Abbiamo anche un senso morale che ci permette di distinguere il bene dal male e una coscienza che rimorde quando si sbaglia.

 Il problema, forse, dipende dalla mancanza di voglia di risolverlo o dall’incapacità di attivare dovutamente il cervello. Per il cervello qualsiasi ostacolo per servire Dio non è mai un problema, tantomeno per un ritorno da Lui. A meno che, una barra di metallo non ci perfori il cranio, come accadde a Phineas Gage, modificando così in maniera irreversibile la nostra personalità. Letteralmente è assai improbabile che questo possa succedere. Spiritualmente invece basta dare uno sguardo nelle congregazioni per accorgersi che parecchi tdG (specie tra i nominati) se ne vanno in giro con il cranio lesionato.

Gli scienziati hanno scoperto una zona del cervello dove nasce la fede. Quando si parla di religione, si attiva un’area specifica. L’obiettivo della ricerca non era quello di trovare Dio nel cervello, ma capire cosa accade nel cervello quando si pensa a Dio. La scoperta ha evidenziato che il credente e il non credente reagiscono tutt’e due allo stesso modo. (vedi l’articolo su Repubblica.it/Scienze).

Una ricerca, effettuata dalla Northwestern University in Illinois, ha rilevato che le persone con danni cerebrali nella parte prefrontale del cervello hanno meno flessibilità cognitiva e meno capacità di cambiare le proprie opinioni. La corteccia prefrontale è una regione del cervello correlata a esperienze religiose e mistiche. Si tratta di un’area distinta, definita da alcuni studiosi “il punto di Dio”, dove nasce la fede religiosa. Le persone che hanno subìto un trauma alla corteccia prefrontale cerebrale hanno più probabilità di estremizzare la loro fede religiosa. Un danno in questa zona, infatti, altererebbe le capacità dell’individuo rendendolo meno cosciente rispetto al credo religioso, cosa che non permetterebbe loro di poter fare una valutazione reale e obbiettiva delle proprie idee.

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