Una coppia formidabile

Sono due facce della stessa medaglia. Da una parte l’esperienza e dall’altra l’intendimento.

Queste due capacità sono interconnesse e indipendenti. Quando collaborano strettamente fra loro producono la competenza, cioè l’idoneità e l’autorità di saper trattare, giudicare e risolvere determinate questioni.

Per fare un esempio, in questo periodo di quarantena, il nostro governo ha formato una task force, una squadra di esperti competenti in materia per far fronte all’emergenza, con l’obiettivo di elaborare un progetto che faccia tornare l’Italia alla normalità e mettere i cittadini nelle condizioni di sicurezza.

  • L’ESPERIENZA è il bagaglio di conoscenze acquisite direttamente nella vita, con gli studi e l’approfondimento.
  • L’INTENDIMENTO è la capacità di saper mettere in pratica la conoscenza.
  • Insieme formano la COMPETENZA che è la piena capacità di un’autorità o di un organo di sapersi orientare in un determinato campo svolgendo specifiche funzioni che la riguardano.

La sfera umana, nei suoi molteplici aspetti, è caratterizzata più da persone incompetenti che competenti. È ben nota la frustrazione di molti accademici quando esprimono pubblicamente un parere di loro competenza. Le loro affermazioni suscitano di solito reazioni esplosive in quegli ambienti pubblici che si sentono messi in discussione e dal mondo dei social dove le tesi che gli studiosi sostengono sono messi alla gogna da parte di pseudo esperti tuttologi e da un fiume in piena di ignoranti che travolge anche il minimo buon senso umano.

Dopo qualche minuto di ricerca su Google e un copia e incolla, si assiste sui social a una marea di utenti esperti in qualsiasi materia, che gridano e urlano il loro (sic) punto di vista. Eppure non è difficile capire che il diritto di esprimere un’opinione e avere talenti non sono la stessa cosa. Tra i diritti che appartengono ai cittadini e le competenze c’è di mezzo il merito, ossia quello che una persona ha in virtù delle proprie capacità.

L’esperienza e l’intendimento sono dunque una coppia di risorse mentali che permette di agire produttivamente e positivamente nelle più diverse realtà. Esse sono in grado di aiutare le risorse umane a migliorarsi e a mettere in pratica tutto il potenziale positivo di cui gode ogni individuo.

Anche in congregazione, senza le necessarie competenze, non si va da nessuna parte. La Bibbia chiama queste competenze requisiti spirituali che devono caratterizzare le responsabilità degli anziani quando esercitano la guida in ambito congregazionale.

Le competenze fanno funzionare efficacemente l’organizzazione affinché soddisfi i bisogni spirituali di ciascun proclamatore e lo aiuti a crescere nei suoi doni personali. Quando c’è un’adeguata “copertura spirituale” ognuno è in grado di svolgere attivamente le sue responsabilità teocratiche.

La società umana è in continua e ribollente trasformazione, per cui è necessario svolgere attività di monitoraggio, di aggiornamento e di consultazione reciproca tra il Corpo Direttivo e tutti coloro che operano nelle periferie, come i corpi degli anziani, i sorveglianti di circoscrizioni e le varie filiali mondiali.

La conoscenza è dentro le congregazioni e buona parte del sapere che ogni proclamatore impiega non appartiene altro che alla comunità guidata da Gesù. Le capacità si ottengono dal seguire il modello che Gesù ci lasciò, consentendo ai cristiani di realizzare quanto desiderato.

Le competenze sono i barattoli che contengono l’esperienza e l’intendimento

La congregazione o l’organizzazione non fa altro che impiegare le capacità di ciascun TdG e ricavare il maggior bene possibile. Le competenze nascono da risorse mentali e spirituali di cui ogni proclamatore dispone per agire nelle proprie congregazioni e raggiungere in quel contesto gli scopi che si prefigge.

In questo senso le capacità sono definibili come comportamenti in grado di consentire lo sviluppo di qualità spirituali che edificano e rafforzano. Naturalmente la forza motrice di tutto quanto è ascrivibile allo Spirito Santo, alla Parola di Dio e alla guida di Gesù Cristo.

Ogni TdG ha le sue aree di competenza che danno luogo a una varietà di doni dove è possibile costruire un numero elevato di profili di capacità diverse. Una serie di mattoni (capacità) di un grande edificio (l’organizzazione) dove è facilmente osservabile e visibile a chiunque.

Quando questi mattoni (capacità spirituali) sono trascurate, si rischia di compromettere l’intero edificio. Pertanto non sono sufficienti la buona volontà e l’impegno privi delle necessarie conoscenze e capacità. Non si possono affidare le congregazioni a chi ha solo buona volontà e disponibilità, questo potrebbe rivelarsi un boomerang, come è già successo in passato.

Oggi il modus operandi è più complesso di quanto sembri. Ogni momento è imprevedibile, basti vedere quello che stiamo vivendo oggi con la pandemia da Covid-19. Ogni organizzazione deve trovarsi pronta e preparata a qualsiasi emergenza se vuole superare le avversità ed esistere.

È grazie alla lungimiranza dello Schiavo, che ha visto con anticipo nelle moderne tecnologie i nuovi strumenti di cui oggi siamo in grado di far fronte all’emergenza. Sarebbe stato un disastro, se di fronte all’isolamento forzato da Coronavirus, non avremmo avuto a disposizione i mezzi alternativi per adempiere le nostre responsabilità teocratiche.

La ricchezza di un’organizzazione è caratterizzata preliminarmente dalla sua competenza (conoscenze e capacità possedute). Palese è stato il coinvolgimento responsabile di fratelli capaci inseriti in ruoli e comitati adeguati che sono stati in grado di evidenziare le carenze e di adottare strategie vincenti, dirette e realizzabili. Strategia che si affida alle capacità individuali per metterle a disposizione del collettivo.

Non è un processo facile quello di adeguarsi ai tempi. In molti casi è stato è possibile grazie al sostegno di fratelli capaci e alla limitazione di quelli che hanno carenze spirituali e organizzative e a quelli che andavano avanti più per abitudine che per passione.

Tutti questi cambiamenti, avvenuti nel giro di pochi anni, stanno cominciando a far vedere i frutti in questo periodo di difficoltà. Allora sembrava di assistere a uno stravolgimento interno di ruoli e di competenze. In realtà, Gesù che è lungimirante, ha dato una svolta alla struttura del suo popolo.

Molti giudizi superficiali e catastrofisti che si sentivano in quegli anni, oggi sono stati smentiti in maniera evidente. In futuro, con il cambiamento drastico degli avvenimenti mondiali che si susseguiranno sarà ancor più evidente la saggezza di questi cambiamenti.

Bisogna insistere a lungo, anche quando i risultati non sono evidenti e perseverare finché non si manifesta il “piccolo miracolo” del successo. In sostanza, il miglioramento si manifesta per gradi, dopo tentativi reiterati. Questo porta anche a delusioni o a commettere errori di valutazione. È normale che accadano queste cose in un processo di rinnovamento e trasformazione.

Processo che rende obsolete certe mansioni e certe attività in poco tempo. Oggi la società è in continua e rapida trasformazione. Ogni cosa sembra che abbia subito un’accelerazione incredibile rispetto al passato. Ci si impiega meno tempo rispetto al passato per trasformare un progetto in opera.

Le stesse capacità acquisite in anni di sudore possono risultare superate in breve tempo. Oggi la vita, nel suo insieme, è in una fase di super accelerazione. Il carro di Geova è partito da tempo e oggi è in una fase di movimento accelerato. Per stare al suo passo dobbiamo adeguarci a questi repentini cambiamenti.

Rimpiangere le cose passate è un errore grave come quello commesso dagli ebrei nel deserto che si lamentavano delle cose che avevano lasciato in Egitto, invece di guardare in direzione della Terra Promessa. Oggi la vera sfida si basa su rapide ed efficaci attività di apprendimento e miglioramento della conoscenza.  Per rispondere alle pressioni di questo mondo bisogna affinare le proprie capacità, migliorandole e mettendole a disposizione del popolo di Geova.

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