Una metafora per la giustizia: il Buon pastore

imparaapensarePrendersi cura delle pecore: per altruismo o per interesse?

Il filosofo greco Trasimaco argomenta che i pastori e i bovari, si prendono cura delle pecore e delle mucche facendole ingrassare di proposito, solo per mandarle al macello in condizioni tali da poter trarre il maggior profitto. Per i pastori che allevano pecore da macello e che vivono di questo commercio, svolgere questo tipo di attività è una cosa normale e redditizia.

D’altronde, la politica e la religione traggono anch’esse, profitto dagli uomini come il pastore dal suo gregge. Invece, il concetto biblico riguardo ai compiti del buon pastore è molto chiaro: pascolare il gregge e non decimarlo.

La metafora platonica del Buon pastore è una di quelle che ha inciso molto nella tradizione cristiana. Il potere esercitato sul gregge spirituale dal vescovo o dall’anziano, rimanda a quell’immagine paterna e amorevole del pastore altruista che si preoccupa delle condizioni di ciascuna pecora del suo gregge. Il pastore che agisce in questo modo compie un’opera pastorale concentrata sull’anima bisognosa e sui suoi sentimenti e per questo è molto apprezzato nella comunità.

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Se le pecore hanno buona salute, il Buon pastore merita il salario per l’impegno che ci mette nel curarle. Ciò che non va è quando la cura delle pecore è finalizzata al mattatoio per trarre un maggior guadagno. Quando una pecora cristiana subisce questo crudele trattamento e se per sua fortuna, invece di finire in macelleria come carne da cucinare, riesce a liberarsi o è liberata, tende inizialmente a sbattere la testa da una parte all’altra, in cerca di quella luce spirituale che gli è mancata per troppo tempo. E’ talmente in preda al panico che ancora non riesce a capacitarsi di quello che gli è capitato. Siccome gli è crollato addosso tutto quel castello di convincimenti e schemi mentali su cui faceva affidamento, sentendosi smarrito, il cristiano non solo fa fatica ad accettare questa nuova realtà, ma non riesce ancora a capire come mai abbia ricevuto tale trattamento. Forse, ci vorranno anni per abituarsi a comprendere meglio i fatti della sua vita. Assicurarsi un domani e una stabilità emotiva, sarà un percorso molto difficile.

Impara a pensare

 

La Parola di Dio conferisce luce e verità. Chi la conosce non sarà preda della confusione, né si smarrirà lungo il cammino delle opinioni e del profitto umano. Chi possiede tale conoscenza, ha lo strumento adatto per afferrare la verità e la giustizia. Pur se a disposizione di molti, questa conoscenza non è per tutti. Chi riesce a liberarsi dalla “prigione” cui è sottoposto da pastori tiranni, non solo sarà felice, ma proverà pietà per i suoi vecchi compagni di cella.

Una volta liberato, non si crogiolerà della sua libertà, né starà con le mani in mano, come potranno pensare alcuni, ma farà di tutto per condividere tale libertà con i suoi compagni di prigionia. Darebbe qualsiasi cosa pur di non ritornare alla sua vecchia vita di carcerato, ma al tempo stesso sente il bisogno irrefrenabile di condividere le cose che ha conosciuto con i suoi compagni di fede, che non avranno nessun riguardo nei suoi confronti, anzi lo derideranno, lo insulteranno, lo considereranno un povero pazzo, che si è avvicinato troppo alla luce del sole, e tale abbaglio lo ha reso cieco. Sarà isolato e abbandonato da tutti e da tutto.

E’ difficile liberarsi dalle catene dell’errore e delle opinioni umane, soprattutto quando la verità è in mano ad accattoni e mendicanti. Quando si riesce a venirne fuori, si paga un prezzo altissimo. Chi riesce a raggiungere una condizione tale da conoscere il vero senso della Parola di Dio, può stare certo di essere finalmente “padrone di se stesso”. Senza educazione biblica non c’è futuro. Il sapere e l’amore si completano a vicenda.

Non c’è conoscenza senza amore e non può esserci amore senza conoscenza. Si ama ciò che si conosce.  Educare le pecore alla Bibbia è il principale compito del pastore cristiano. Una pecora che cerca Dio è una pecora che i pastori da macelleria non cercano. Ecco perché sono sereno se nessuno di essi viene a cercarmi.

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