Una richiesta insensata


“Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo Regno”. (Matteo 20:20, 21)

Giacomo e Giovanni nutrono l’ambizione di ricevere un posto preminente nel Regno di Cristo. La madre, che conosce il desiderio dei suoi due figli fa lei a Gesù tale richiesta. Provate a immaginare questa risposta di Gesù: “Si certo come no!”. Oppure: “Volentieri, accomodatevi!”. Comunque Gesù, non respinge questa richiesta assurda, ma mostra pazienza anche di fronte a un atteggiamento di glorificazione. Sfrutta quell’occasione per far comprendere quello che gli sarebbe capitato a Gerusalemme.

I due discepoli, non solo non comprendono del tutto cosa significa “bere del calice che Gesù avrebbe bevuto”, ma scatenano la reazione degli altri apostoli, che si indignano per questa mania di grandezza. Ciononostante Gesù non fa differenze, considera i suoi discepoli allo stesso livello. A una richiesta sciocca, Gesù non si infervora, non scaccia nessuno. Non fa distinzioni se una domanda è intelligente e spirituale oppure no. Gesù quando ascolta fa sentire il popolo a suo agio, anche di fronte a richieste assurde. Non si sente deluso per come ragionano i suoi discepoli e nemmeno ignora tali richieste.

Più che una promozione, ad attendere i due fratelli c’erano sofferenza e morte. Gesù sapeva che Giacomo e Giovanni avrebbero bevuto quel calice, poiché uno sarebbe stato ucciso e l’altro esiliato. Questo episodio illustra bene che Dio anche di fronte a richieste irrazionali e a domande senza una logica, ci ascolta comunque (Ebrei 4:14-16). Il ragionamento di Giacomo e Giovanni rispecchiava i valori della società ebraica del I secolo. La questione della supremazia dell’uno verso l’altro in una faccenda era considerata di grande importanza. Gesù esortava gli apostoli a essere diversi dalle persone in generale.

È possibile che sorga un cuore che incominci a pensare di essere in qualche modo migliore dei compagni di fede o pensa di avere una visione più scritturale degli altri. Inizia a non concepire più l’idea di dover aspettare per vedere certi cambiamenti nella congregazione. Per quanto sia possibile, invece di lottare facendo la propria parte dall’interno, si allontana dal popolo di Geova, convincendosi che il rinnovamento sia possibile solo dall’esterno. Come Giacomo e Giovanni pensano di avere diritto a posizioni riformiste più degli altri, mirano ad avere più voce in capitolo in certe questioni dottrinali. Eppure, siamo convinti che anche di fronte a richieste e domande “assurde” dal punto di vista dell’insegnamento dei tdG, questi fratelli e sorelle ricevano con pazienza da Geova, le risposte ai loro interrogativi. Comprenderle e accettarle, implica a volte “bere il calice amaro”, come accadde a Cristo e a ogni discepolo cristiano.

Alla fine non è tanto l’aspetto dottrinale il punto fondamentale della questione, ma quanto siamo preparati mentalmente ad accettare un presente che al momento non comprendiamo e che in futuro potrebbe rivelarsi molto doloroso come accadde a Giacomo e Giovanni. I due discepoli superarono le prove, non perché erano preparati dottrinalmente sull’insegnamento di Cristo o perché miravano a cambiamenti radicali, ma perché avevano fatto di quell’insegnamento il loro punto di forza.

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