Una virtù dimenticata

In un mondo dove la prevaricazione e l’aggressività sono all’ordine del giorno, parlare oggi di mitezza si rischia la commiserazione e di apparire patetici. La parola mitezza è talmente fuori uso che sembra sparita persino dal vocabolario.

Si vive bene in un ambiente di persone miti, che sanno appianare i contrasti con naturalezza e che sanno essere misericordiosi. Per la legge della “reciprocità dei sentimenti” si risponde ai miti con mitezza così come al violento con violenza. La mitezza è contagiosa. Non ha bisogno di pubblicità, si presenta da sé con il suo fascino particolare, un fascino che conquista. Sembra fatta non per chi la possiede ma per espandersi verso gli altri. E’ una virtù per stare insieme.

La compagnia di persone miti è ricercata, essi tramettono pace, calma e forte sicurezza. Sono una medicina e una benedizione per le famiglie e le congregazioni. Chi non è mite ha un’interiorità lacerata e divergente ed è alla continua ricerca di approvazioni e consensi. Aspetti che non hanno nulla a che vedere con il mite, perché lui è in pace con se stesso e ha un buon rapporto con altri cristiani.

Essere miti non significa essere perdenti o avere un’immagine fallimentare di se stessi. Non è assenza di iniziative, non chiude gli occhi alla realtà e ai bisogni dei nostri fratelli. La mitezza è una qualità attiva, dinamica, non è un regalo della natura, essa è un frutto dello spirito (Gal 5:22,23); è indice di sapienza dall’alto (Giac. 3:13). Per cogliere meglio l’essenza di questa qualità basta vedere i sinonimi di mitezza: tolleranza, benevolenza, pazienza, rispetto, saper comprendere, attendere e tacere, ricostruire ponti e allacciare rapporti.

Chi è mite non conosce la violenza, l’animosità, l’ostilità, la gelosia, la vendetta, non si rallegra delle disgrazie o degli insuccessi altrui. La mitezza difficilmente si sposa con il potere. Chi è mite dona e dimentica. La persona d’indole mite è tale perché ha fede e ha una fonte da cui attingere forza. Non perde facilmente l’equilibrio né il buon senso.

Uno dei modi migliori per comprendere l’incomparabile qualità della mitezza è quello di studiare la vita e il ministero di Gesù Cristo, imitando il suo modo di relazionarsi con gli altri. Se in congregazione esiste questo problema è perché non si è ancora imparato dovutamente da Gesù.

Perché abbiamo voluto trattare questo argomento? Perché in occasione di alcuni incontri dovuti a divergenze e conflitti personali, diversi fratelli sono diventati inattivi. Sia i nominati che gli stessi inattivi non hanno manifestato in queste circostanze il frutto dello spirito della mitezza, lasciando che le incomprensioni diventassero insanabili, con conseguenze dolorose per tutti.

Paolo, rivolgendosi a coloro che sono spiritualmente maturi nella congregazione, spiega qual è la loro responsabilità: “Anche se un uomo fa qualche passo falso prima che se ne renda conto, voi che siete spiritualmente qualificati cercate di ristabilire tale uomo con uno spirito di mitezza, badando a te stesso affinché anche tu non sia tentato”. (Gal 6:1) Mantenere “uno spirito di mitezza” non è sempre facile, perché tutti i cristiani, inclusi gli uomini nominati, hanno tendenze peccaminose. Tuttavia la mitezza renderà più facile chi consiglia a saper consigliare e chi sbaglia ad accettare volontariamente la correzione.

Nel greco originale la parola tradotta “ristabilire” può anche riferirsi al rimettere in sesto un osso rotto, una procedura dolorosa. Con parole rassicuranti il medico che lo risistema menziona i benefìci della procedura. La sua calma è confortante. Poche parole dette prima di cominciare aiutano a rendere più sopportabile anche un grave disagio. In maniera simile, la correzione spirituale può essere dolorosa. Ma la mitezza aiuterà chi consiglia a farlo con dolcezza, mentre chi riceve il consiglio sarà messo nella condizione di accettarla. In questo modo si contribuisce a ristabilire buoni rapporti e a spianare la strada a un cambiamento di condotta da parte di chi ha sbagliato.

E’ difficile che nascano incomprensioni e conflitti quando ci si comporta in questo modo. La prevaricazione e l’autorità arrogante non sono solo parte del mondo, ma bisogna stare attenti perché non di rado il fumo della durezza e dell’asprezza riesce a entrare anche da sotto le porte delle Sale del Regno, annebbiando le menti e offuscando le capacità decisionali.

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