Una vita segnata dal legno

succotDavanti al Muro del Pianto, due grandi capanne con il tetto ricoperto di palme ricordano il Succot

In viaggio con un inattivo. Ultima parte.

Oggi gli ebrei festeggiano il Succot, la Festa delle Capanne, che ricorda il loro vagabondare nel deserto verso la Terra Promessa. Ogni attività è ferma. Decido di mettere ordine ai miei appunti. Sono seduto nell’ampio giardino della foresteria del monastero e di fronte a me c’è un albero dal tronco completamente piegato forse dal peso sovrastante o forse perché è cresciuto così. Non lo so.

pino-monaasteroIl pino del monastero

Lo guardo con ammirazione, prima lo fotografo con il mio telefonino e poi lo disegno su un foglio bianco. Cerco di cogliere ogni particolare che mi aiuti a meditare. In esso sembra di vedermi simbolicamente: un tronco piegato dalle disgrazie della vita. Piegato ma ancora forte da reggere le bellezze della verdeggiante fronda e dei solidi rami che maestosamente s’innalzano al di sopra del forte tronco che ha le radici ben conficcate nel terreno. Gli alberi sono una creazione straordinaria. Si elevano sempre in alto, quasi a voler cercare un abbraccio con il loro Creatore.

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La Basilica della Natività a Betlemme

In questo periodo la Basilica è in fase di restauro. L’interno è affollato di pellegrini e visitare la piccola grotta è difficile a causa della ressa. Mentre un addetto alla sicurezza manda via la folla, ne approfitto per scattare velocemente alcune foto. E’ incredibile come i cristiani siano andati oltre la povertà e la solitudine di questa grotta. Gesù, il figlio di Maria, è diventato il figlio di tutti. Questa grotta è stata trasformata nei secoli in una caverna di luci, dove la fede induce a credere che qui la luce  del sole continui a rifulgere senza tempo.

Fu l’imperatrice Elena, madre di Costantino, che ricordò questa nascita avvenuta su paglia e legno con magnifici monumenti, ricchi di oro e cose preziose, che nella loro magnificenza stridevano con la povertà di quell’ambiente. Grottesco, è il caso di dire.

la-stella

Una nicchia circolare, in prezioso marmo bianco venato, contiene una stella d’argento a quattordici punte. La stella ha un’iscrizione latina che indica che qui nacque Gesù da Maria Vergine. Nell’altra nicchia a destra c’è la mangiatoia scavata nella roccia.

Nazaret

Gesù trascorse gran parte della sua vita a Nazaret in una bottega di falegname. Giuseppe, suo padre putativo, gli insegnò i segreti del mestiere. Come tante altre botteghe dei piccoli villaggi della Galilea, forse si trovava insieme alle altre nella piazza o nella strada principale con le porte aperte per fare entrare luce e aria e gli attrezzi appesi al muro. Il mestiere di falegname comprendeva la costruzione di case, la fabbricazione e la riparazione di sgabelli, tavoli, panche, armadi, telai di porte e finestre, aratri, gioghi e altri oggetti necessari. Era un mestiere molto rispettato e il falegname portava con orgoglio un truciolo dietro l’orecchio per indicare il suo mestiere.

falegname

 

gesu-al-paloGesù è inchiodato al legno

Il venerdì a Gerusalemme è un giorno speciale. All’alba, giunge dai minareti, la voce dei muezzin che chiamano a raccolta i musulmani per la preghiera. Dopo il tramonto, migliaia di ebrei ortodossi si riversano nella Western Plaza, dove recitano a ridosso del Muro del Pianto le loro preghiere. Il pomeriggio, intorno alle 15.00, secondo una tradizione radicata, molti pellegrini cristiani si radunano per percorrere Via Dolorosa, fermandosi alle 14 stazioni legate ai momenti salienti del calvario di Gesù.

Nonostante il caldo soffocante, mi unisco anch’io alla folla di pellegrini che seguono i francescani. In questo percorso, tranne la prima e l’ultima stazione, hanno tutte a che fare con il legno, lo strumento della morte di Gesù. Giovanni descrive il tragico fatto in questo modo: «e là lo misero al palo, e con lui altri due [uomini], uno da un lato e uno dall’altro, e Gesù nel mezzo». (Gv19:18)

La prima stazione di Via  Dolorosa

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Joe Zias, archeologo dell’università ebraica di Gerusalemme, sostiene che il tronco d’ulivo si trovava già sul luogo dell’esecuzione, mentre il legno orizzontale veniva portato dal condannato. Era consuetudine romana affiggere una scritta per indicare il motivo della condanna. Era un documento giuridico romano, da registrare negli archivi; quindi non era lecito cambiare neppure una lettera. Nel caso di Gesù, la scritta INRI era in latino (occupante romano), in greco (la lingua della classe colta) e in ebraico (più esattamente in aramaico, la lingua parlata dell’epoca).

angeli-piangono1gesu-deposto1

Se la tradizione è vera, questo punto del Golgota, in cui Gesù morì, fa veramente impressione. Non ricordo quanto tempo sono rimasto a immaginarmi la scena evangelica fissando quel punto. Mi ricordo che la visione di quegli ultimi momenti della vita terrena di Gesù mi ha sconvolto. Sono tornato in foresteria con una strana tristezza addosso, con gli occhi affogati nelle lacrime e il mio cuore annegato in un mare d’angoscia. Una sensazione mai provata, unica e irripetibile. Ho ancora i brividi addosso.

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