Uno sguardo alla nuova generazione

Lo strano caso di una generazione di giovani chiamata i-Gen che non riesce più ad alzare lo sguardo dal telefonino. Sono i nati dal 1995 in poi. Tra di loro anche i giovani Testimoni di Geova. Perché è importante che i loro genitori e gli anziani cristiani imparino a conoscerli in modo tale che non si allontanino dalla congregazione?

In passato ci eravamo occupati dei Millenials, una generazione di nati tra gli anni Ottanta e l’inizio del Duemila, che utilizza la tecnologia come sostentamento. Vogliamo dare uno sguardo all’ultima generazione, quella che va dai 13 ai 19 anni: gli iperconnessi, i-Gen, i nuovi narcisi che non si guardano più in uno specchio d’acqua, ma nello schermo del loro Smartphone.

Una loro caratteristica è il ritardo nella crescita. Fremere per la patente di guida e l’auto nuova? Passare le serate con altri giovani della congregazione in un pub a bere alcolici? Il fidanzatino? Al momento no, grazie! Altre caratteristiche sono il tempo smisurato con cui sono connessi a Internet. Hanno tanti amici virtuali, pochi nella realtà. Insicuri, agiati in senso economico, scarsamente impegnati nella religione, nel lavoro e nel sociale, i-Gen procrastinano tutto, anche il sesso e il matrimonio. Non è tutta colpa di Internet, anche se gli smartphone hanno accelerato una tale tendenza. Certamente un ambiente familiare agiato ha contribuito a ritardare lo sviluppo rispetto ad altri giovani cresciuti in ambienti ostili e duri. Essi non amano andare fuori senza i loro genitori. Non rischiano. Sono terrorizzati dai rischi emotivi che dipendono dall’integrarsi con gli adulti. La loro eccessiva cautela li rende vulnerabili. Rispetto alle generazioni passate sono meno ribelli, più tolleranti, meno felici e molto impreparati.

Nascono già con il tablet in mano.

Socializzano in modi assolutamente nuovi, rifiutano i tabù sociali sacri e desiderano cose diverse dalle loro vite e carriere. Stanno crescendo più lentamente delle generazioni precedenti: i diciottenni sembrano agire come i quindicenni e i quindicenni come i tredicenni. I loro genitori e gli anziani di congregazione devono capirli per sapere come educarli, guidarli e aiutarli a crescere. Ma anche fra di loro devono capirsi e sapersi confrontare con gli adulti.

Devono imparare che la vita è fatta di graffi e di unghiate che spesso fanno molto male. Va bene non fumare per non contaminare il corpo, non andare in motorino per evitare incidenti, non bere alcolici per non rovinarsi la salute, ma non uscire per divertirsi con gli amici il sabato sera o continuare a camminare dietro ai loro genitori quando vanno nei supermarket e nei centri commerciali perché da soli hanno una eccesiva paura dei pericoli, è veramente troppo.

Troppa ricerca nella sicurezza genera ansia e depressione. Genitori spingeteli ad attività sociali dove lo schermo è bandito. Aiutateli a scoprire il valore delle ginocchia sbucciate giocando al pallone, delle litigate tra amici e gli abbracci quando si tornava a casa, delle lunghe corse con la bicicletta, dei giochi nel cortile, le lunghe passeggiate nei fiumi, in riva al mare, le sgridate della mamma perché si tornava a casa tardi, le punizioni dei genitori e i modi fantasiosi per svincolarsi da essi.

E quel cuore che andava a mille quando si scoprivano i primi vagiti dell’amore con cui ci si innamorava di una ragazzina e non si sapeva quale fosse il modo migliore per corteggiarla. Quando ci inventavamo i giocattoli più strani perché non avevamo i soldi per comprarceli. Che sensazione bellissima quella di tornare a casa sporchi, infangati e sudati dopo una partita a calcio con gli amici. Che goduria quando a tavola si tiravano fuori i fatti più divertenti e strani di ogni familiare. Che scenate quando non ci piaceva una certa pietanza! Che fascino esercitava in noi il desiderio di indipendenza!

L’avvento dello smartphone e di suo cugino tablet hanno cambiato letteralmente la vita degli adolescenti. Noi che ricordiamo affettuosamente un’adolescenza più analogica, questo può sembrare estraneo e preoccupante. Per questo motivo non dobbiamo condannare a priori questa nuova generazione. L’obiettivo non è quello di cedere alla nostalgia per il modo in cui abbiamo vissuto il nostro passato, ma capire le cose come sono ora nella loro vulnerabilità. L’infanzia non è più parte della scuola elementare o media, ora si estende anche al liceo, così come anche nelle congregazioni. Una volta nelle Sale del Regno c’erano ragazzini che non avevano i soldi per comprarsi una giacca o le scarpe. Vivevano in famiglie povere e disasastrate, perseguitati in casa e a scuola. Eppure tenevano duro, lottavano, piangevano, soffrivano, Non hanno mai mollato Geova e la verità. Quelli si che erano giovani alla Timoteo. Cautela quando gli adolescenti di oggi decidono di battezzarsi. Ricordiamoci sempre (senza generalizzare) della loro crescita ritardata. Non nel senso che sono ritardati mentali, ma nel senso generazionale, di tempi. Non affidiamo loro responsabilità che non sono in grado di poter affrontare scritturalmente nella loro vita.

Occhio anche ai modelli mediatici, dalle popstar alle pubblicità, che consentono di dare diritto di cittadinanza e normalità a identità sessuali che fino a qualche decennio fa erano etichettate come patologiche. La realtà è che oggi per un numero crescente di giovani l’identità viene percepita come fluida; definizioni come omosessuale o etero come una gabbia. Se in passato un’identità non definita metteva ansia anche solo a parlarne, ora è percepita come qualcosa da sperimentare, come una variabile sessuale, uno stile alternativo. Detto terra terra: visto l’andazzo, non stracciamoci le vesti se i nostri figli scelgono poi di diventare gay.

Perché gli adolescenti di oggi aspettano più a lungo per assumersi le loro responsabilità? In un’economia dell’informazione che premia l’istruzione superiore alla storia del lavoro iniziale, i genitori possono essere incoraggiati a incoraggiare i propri figli a rimanere a casa e studiare piuttosto che ottenere un lavoro part-time. Gli adolescenti, a loro volta, sembrano soddisfatti di questo, non perché a loro piace molto studiare, ma perché la loro vita sociale è vissuta a casa smanettando col telefonino in mano. Aiutiamoli a crescere, non condanniamoli.

Non hanno bisogno di lasciare la casa per trascorrere del tempo con i loro amici. La cameretta è il loro mondo.

Tags: , , , ,

Trackback dal tuo sito.

Lascia un commento

inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

Built by TANOMA