Usi obedir tacendo

Abituati a obbedire tacendo

La frase nel titolo è tratta da un poema risorgimentale ed è per esteso “Usi obedir tacendo e tacendo morir”. Il passo in questione loda le qualità dei Carabinieri, che sono abituati a obbedire in silenzio senza fiatare e a morire in silenzio, cioè senza lamentarsi. Fu usato fino alla Seconda guerra mondiale, poi cambiato nel motto “Nei secoli fedele”.

Obbedire in silenzio e in sottomissione è uno dei principali insegnamenti dei tdG. Negli ultimi anni è diventato l’emblema del CD. Regolarmente, scanditi come il suono delle campane, appaiono nelle pubblicazioni, soprattutto in quelle dello studio Torre di Guardia, articoli che ribadiscono il concetto di obbedienza all’autorità costituita all’interno dell’organizzazione dei tdG, l’ultimo in ordine di tempo è riportato nella W di aprile 2017.

Non vogliamo addentraci nel significato e nel ginepraio applicativo del concetto di obbedienza e sottomissione, né desideriamo fare esegesi.

Ricordiamo soltanto che le persone accettavano di cuore di ubbidire a Gesù perché esercitava l’autorità, non per scopi personali, ma a beneficio di tutti. Lui era vicino alle sofferenze umane, l’autorità la metteva al servizio della gente e lo faceva con naturalezza, senza regole e formalismi.

Cristo viveva quello che predicava e il popolo di Dio percepiva con sentita partecipazione questa autorità basata sulla coerenza e sulla comune vicinanza. E’ a questo tipo di autorità che viene spontaneo mostrare ubbidienza e sottomissione senza fiatare (usi obbedir tacendo).

Come reagiremmo nel caso in cui gli anziani prendessero una decisione che non condividiamo? (W aprile 2017)

Obbedire a un ordine fa sentire meno responsabili

In genere, obbedire a un ordine fa sentire meno responsabili, perché chi ubbidisce percepisce un senso ridotto di responsabilità delle proprie azioni e delle conseguenze. Tra i tdG c’è una tendenza a conformarsi, ubbidendo e sottomettendosi alle regole che sono imposte dall’alto.

I tentativi di giustificarsi da parte della stragrande maggioranza dei proclamatori quando ci si accorge che certe disposizioni non funzionano o risultano sbagliate, sono patetici, specie se si attribuisce la colpa all’imperfezione o ci si giustifica dicendo che: “Il sentiero dei giusti è come la fulgida luce che risplende sempre più finché il giorno è fermamente stabilito” (Prov 4:17).

In realtà sono tentativi alquanto bizzarri per alleggerire le proprie responsabilità, invece di ammettere i propri errori con molta franchezza.

Per i casi di disassociazione, un simile concetto di obbedienza senza fiatare, sta creando molta distanza fra l’organizzazione con le sue vedute ufficiali e molti che per timore di apostasia non condividono una dottrina penale che impone norme repressive e che invece di avvicinare, allontana da Geova anche i familiari del disassociato.

Una tale rigidità nell’applicazione della disassociazione, provoca una mancanza di dialogo tra coloro che accettano senza fiatare una tale disposizione e tra quelli che invece vorrebbero più elasticità e meno durezza nell’applicare le sanzioni.

E’ probabile che la posizione ufficiale e quella sotterranea si polarizzeranno nel corso del tempo, creando ulteriori spaccature. Speriamo che si arrivi a una soluzione basata sulla Bibbia e non su vedute umane e che normalizzi questa controversa situazione.

Una soluzione onde evitare abusi di potere (anche nei confronti degli inattivi) potrebbe essere quella di promuovere il senso di responsabilità tra gli anziani attraverso articoli di studio o farne materia di studio nelle varie scuole.

E’ fondamentale avere le capacità di controllare le proprie azioni e varare inoltre norme scritturali chiare che permettano di punire più gravemente chi ha la facoltà di impartire ordini e direttive, così da dissuadere da possibili abusi. Soprattutto quando questi sono anziani di congregazione.

Ma siamo così sicuri dell’efficacia della disassociazione?

Come mai non vengono pubblicati i risultati di quanti rientrano  e di quanti invece non solo non rientrano ma anche dei familiari che si allontanano perché non d’accordo con una tale procedura. Una medicina che non cura a cosa serve? E se il mancato progresso fosse dovuto anche a questa disposizione?

Il motto Usi obedir tacendo e non fiatar, che va tanto di moda tra i tdG e che in molti casi ha poco di simile con l’autorità esercitata da Gesù, forse va bene per una forza armata ma non per un’organizzazione di pace che si ritiene libera, l’unica portatrice di verità e l’unica approvata da Dio.

____

Vedi anche:  

Disciplina

I responsabili devono agire con fermezza verso i comportamenti gravi, facendo prevalere dove è possibile la misericordia sulla giustizia.

Tags: , , ,

Trackback dal tuo sito.

Commenti (1)

  • Occhiodifalco

    |

    Sappiamo che la disassociazione è scritturale e quà non ci piove, ciò che è antiscritturale è l’ostracismo che ne deriva da tale provvedimento, se mai dovesse il Cd togliere tale provvedimento quanti rimarrebbero in un organizzazione guidata da uomini che non hanno nulla a che fare con Dio? Quanti oggi vorrebbero abbandonare ma non lo fanno per paura? Sarebbe una sconfitta per l’organizzazione che cerca di vantarsi degli aumenti ( che poi non ci sono) che sbandierano ai quattro venti, per mantenere alta la media fanno battezzare bambini di 7-8 anni, cosa che 20 anni fa neanche pensavano minimamente…..quante organizzzazioni religiose hanno più di 8 milioni di fedeli? Sono moltissime …..

    Reply

Lascia un commento

Devi essere loggato per postare un commento.

inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

Built by TANOMA