Chi vede percepisce, chi guarda cura

Vedere e guardare sono due verbi che non hanno lo stesso significato. Vedere è legato alla percezione del mondo esterno attraverso l’uso della vista, mentre guardare si riferisce all’atto di rivolgere lo sguardo verso qualcosa o badare a qualcuno con attenzione o benevolenza.

Ci sono cose che non si possono vedere a occhio nudo, eppure esistono, come le particelle di polvere che fluttuano nell’aria o come la luce che appare bianca o incolore, mentre se la guardiamo attraverso una goccia d’acqua si possono vedere gli splendenti colori dell’arcobaleno. La maggior parte degli uomini vedono la realtà così come appare, oltre non riescono ad andare. Ad esempio, quando si vede un senzatetto per strada, alla gente può essere una cosa sgradevole da vedere. Alcuni vedono le persone così come appaiono, mentre altri hanno il dono di guardare oltre le apparenze.

Un’esperienza ci aiuta a capire che nel mondo esistono persone che vanno oltre le apparenze. Don, un tdG, per più di 14 anni cercò di essere gentile con un uomo che viveva in mezzo alla strada. Per toccargli il cuore, un giorno gli lesse tre versetti della Bibbia che lo indussero a cambiare il suo aspetto in uno normale.

Prima di morire, quest’uomo, scrisse nel suo diario: “Oggi non sto bene. Sento il peso dell’età. Ma anche se questo fosse il mio ultimo giorno, so che rivedrò il mio amico nel Paradiso. Se state leggendo queste parole significa che non ci sono più. E se al mio funerale vedrete un uomo che sembra essere fuori posto, parlate con lui e, per favore, leggete questo libretto blu. Dice che un giorno incontrerò di nuovo il mio amico nel Paradiso. Ci credo con tutto il cuore. Il vostro affezionato fratello, Peter”. (W giugno 2017)

 Nella Bibbia i due verbi ‘vedere’ e ‘guardare’ designano una visione oculare, ma sono usati anche metaforicamente per designare la percezione intellettuale. Gli occhi letterali percepiscono al presente e soltanto cose fisiche e simili. Guardare indica l’atto di volgere lo sguardo a qualcosa o a qualcuno, inducendo il pensiero a comprendere e si riferisce non solo al presente ma anche al futuro.

Mentre i passanti ‘vedevano’ Peter il senzatetto con occhi negativi, il tdG lo guardava con gli occhi del cuore e della mente, perché vedeva in lui un uomo di pari dignità. Con pazienza e lungimiranza, qualità legati più al guardare che al vedere, Don alla fine “vide” giusto.

 Anche noi possiamo riuscire a vedere oltre le apparenze, esprimere amore sincero ed essere pazienti con persone di ogni genere, non solo con chi non è un tdG ma specialmente con quelli della nostra fede, come ad esempio gli inattivi. (1 Tim. 2:3, 4; Gal 6:10).

Facendo questo, potremmo toccare il cuore di chi è inattivo, anche se a prima vista non ci attira per nulla, anzi potrebbe pure apparire sgradevole. Forse questo fratello ha conservato un animo sensibile e non ha dimenticato Geova, che a differenza nostra, “vede il cuore”. Il nostro compito è quello di imitare Don: bisogna guardare dentro, con attenzione e benevolenza, con pazienza e lungimiranza.

Il senzatetto scrisse che se al suo funerale i presenti avrebbero visto “un uomo fuori posto”, di parlargli. E’ anche questo il paradosso della morale di questa esperienza:

i tdG non sono ‘visti’ in modo normale dalla gente, ma in questo caso non dal senzatetto. Anzi, secondo lui, la gente ‘vede’ i tdG come persone ‘fuori posto’, mentre lui è visto dalla gente come una persona sgradita, ma non dal tdG Don. Come ‘vedete’ ognuno ha le sue ‘vedute’ e non sempre tutte corrispondono alla ‘vera’ realtà. Ma, i tdG come vedono i loro fratelli ‘inattivi’? Si ‘vedono’ o si ‘guardano’? Chi vede percepisce le cose come gli appaiono, ma è chi guarda ad essere spinto a prendersi cura di chi è nel bisogno.

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Approfondimento:

Guardare con uno sguardo puro gli inattivi (e non solo loro)

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