Vicini ai lontani

Dio non è lontano da ciascuno di noi (Atti 17:27).

Nonostante l’uomo sia infinitamente piccolo in confronto all’immenso universo, non gli è difficile cercare Dio. La sua Parola ci assicura che egli non è lontano, anzi, “è vicino a tutti quelli che lo invocano”. — Salmo 145:18. Se, dunque, Dio si lascia trovare da chi lo cerca è evidente che desidera che ogni uomo lontano si lasci a sua volta trovare da lui. Lo stesso principio, Dio vuole che sia fatto proprio anche dai suoi servitori nel cercare tutti coloro che un tempo facevano parte del suo popolo e che oggi sono “lontani”.

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I “lontani” è un termine coniato il 7 novembre 1957, da Montini, arcivescovo di Milano, in occasione di un incontro con la sua diocesi. Incoraggiava a evangelizzare tra i “lontani”, cioè tra quei cattolici che non varcavano più da tempo le porte di una chiesa, ma che erano considerati a tutti gli effetti cattolici battezzati. In quell’occasione, il futuro Pontefice Paolo VI, si espresse così: «Se una voce si potesse far loro pervenire per prima sarebbe quella di chiedere loro amichevolmente perdono. Sì, noi a loro; prima che loro a Dio». Riferendosi alla comunità che lo aveva allontanato, egli disse, che il “lontano” è colui «che non è stato abbastanza amato»; ancor più «colui che non è stato abbastanza curato, istruito, introdotto nella gioia della fede. Se chi è lontano si avvicina grazie a un nostro primo passo, non potrà non provocare in noi l’unico sentimento possibile: il rimorso, il rimpianto nel non esser riusciti ad avvicinarlo prima, a farsi conoscere per ciò che si è e non per ciò che l’agire manifesta». «Il lontano — soggiunse Montini — ha giudicato la fede dalle nostre persone, che la predicano e la rappresentano; e dai nostri difetti ha imparato forse ad avere qualcosa di meglio rispetto a noi, a disprezzare, a odiare la religione. Perché ha ascoltato più rimproveri, che ammonimenti ed inviti».

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Mai definizione fu più efficace per descrivere quei credenti che pur essendo “lontani” dalle attività religiose, non possono essere inseriti in uno spazio e nel tempo e che vivono in attesa di una parola di riconciliazione e di misericordia. Noi di inattivopuntoinfo non possiamo che concordare. In questo senso ci sembra più appropriato definirli “fratelli lontani” o “figli lontani di Geova” che “inattivi”.

UN OSSERVATORE ATTENTO

Zaccheo era capo esattore di tasse a Gerico. In seguito diventò discepolo di Cristo. Quando Gesù era a Gerico, Zaccheo voleva assolutamente vederlo, ma, essendo piccolo di statura, non riusciva a scorgerlo in mezzo alla folla. Perciò corse avanti e si arrampicò su un albero. Questo interesse colpì Gesù, il quale disse a Zaccheo che sarebbe andato a casa sua nonostante fosse considerato un peccatore per il mestiere che svolgeva.

Tra i “lontani”, ci sono alcuni che ricordano Zaccheo: non sono indifferenti alla verità, né ostili. Cercano qualcosa, ma nello stesso tempo mantengono le distanze e un certo distacco. Una «curiosa mescolanza di interrogativi e aspettative, di interesse e indifferenza, forse a volte anche di sensi di colpa e una sorta di inadeguatezza, li tiene nascosti tra i rami di fico». (Tomas Halik) In Zaccheo c’è l’immagine di molti “lontani”che pur nascondendosi osservano vigili ciò che accade nel popolo di Geova. Molti tdG sono impegnati a guardare il “cielo” come i discepoli durante l’ascensione di Gesù. “Perché state a guardare in cielo?” dissero i due uomini in veste bianca. Forse è il caso di abbassare quello sguardo e rivolgerlo per terra nella ricerca di questi “Zacchei” che sono con noi e sono in tanti. Il destino di molti tdG dipende anche dalla ricerca di questi fratelli lontani.

Per considerarsi vicini a Geova non basta aderire con una fede superficiale alla verità, senza che questa susciti in noi dubbi, perplessità, domande, conflitti. Non sottovalutiamo il fatto che molti di questi “fratelli lontani” soffrono l’esperienza dell’assenza di Geova. Il credo senza un valido pensiero è pericoloso e può portare al fanatismo e al fondamentalismo. Non bisogna avere paura di relazionarsi con questi fratelli, anche quando questi esprimono pensieri profondi che mettono in discussione credenze monolitiche. I tdG hanno ancora bisogno di confrontarsi con questi fratelli. Non è cristiano evitare di ragionare con loro anche su argomenti spinosi se vogliamo avvicinarli a Dio. L’evangelizzazione senza un dialogo con la cultura e con altri modi diversi di pensare e concepire la verità è niente altro che propaganda religiosa e indottrinamento.

Preoccuparsi troppo di non perdere “la faccia”, si finisce per perdere i fratelli. Ci mancano fratelli capaci di parlare con passione a questi “figli  lontani di Geova”. Molti che sono dentro pensano di essere vicini all’organizzazione, in realtà sono molto lontani. Altri credono di stare fuori e invece sono dentro più di tanti altri. Perché molti di questi lontani non rientrano?

Molti “figli prodighi” hanno la sensazione che se ritorneranno non troveranno le braccia aperte di un generoso e misericordioso padre, ma il dito puntato dell’amareggiato fratello maggiore. Questa eventuale delusione tiene molti lontani da Dio. A volte non ci sono spiegazioni razionali per cui un fedele abbandona la fede o ha una certa riluttanza a ritornare. In loro c’è una sorta di “rabbia” verso alcuni in congregazione. Una “rabbia” più di bocca che di cuore dovuta a una perdita di fiducia, causata forse da situazioni spiacevoli e percepite come profonde delusioni.

Se questi “fratelli lontani” percepiscono che i tdG  e Dio sono disposti nuovamente a prendersi cura di loro possono di nuovo rendersi disponibili a un rientro. La vita è spesso caratterizzata da numerose mutazioni di giudizio, proprio a seconda dei sentimenti in cui ci si trova a vivere in quel periodo.

Il nostro compito principale è curare le ferite. La nostra sincera presenza, può scaldare il cuore. Dobbiamo essere capaci di volgere lo sguardo nel buio di questa terra e di saper dialogare senza perdersi. Solo così saremo degni Testimoni del nostro Dio.

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Sul tema dei “lontani” vedi anche l’articolo correlato: Lontani… per colpa nostra?

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