VIGNAIOLI ASSASSINI

L’enigma di questa parabola sta nel fatto che è difficile rendersi conto che il valore della Creazione è tutto nel sacrificio di Gesù Cristo, e che proprio per questo “bisognava che accadesse”. E’ questo evento di Cristo che i contemporanei di Gesù non hanno colto e ciò è costato la loro perdita di tutto. Sono rimasti prigionieri del “prima di Cristo” senza mai arrivare alla maturità dell’uomo nuovo “dopo” di Cristo.

Ed è anche questo il dramma di oggi, non riuscire a valicare il senso della morte di Cristo. Come i contemporanei di Gesù, si rimane al “prima” e non al “dopo” di Cristo. Credo che l’importanza del Regno dei cieli è riassunto in queste parole di Gesù ai dottori della Legge: “il Regno di Dio vi sarà tolto e sarà dato a una nazione che ne produca i frutti”.

I COLTIVATORI ASSASSINI (Matteo 21:33-44)

Per mettere in luce l’errore dei capi religiosi, Gesù racconta una parabola che va ben oltre il fatto che stanno trascurando di servire Dio: sono malvagi. E lo sono così tanto da uccidere prima i profeti e poi il figlio del proprietario della vigna, Gesù. Senza rendersene conto, i capi religiosi si stanno condannando da soli! Infatti fanno parte dei “coltivatori” della “vigna” di Geova, la nazione d’Israele.

In questa storia dei vignaioli assassini ci sono due cose importanti che vorrei indicarti, perché sono il nocciolo della questione. Come mai il padrone, che per tante volte aveva avuto la prova della cattiveria dei vignaioli, rischia addirittura la vita del figlio? Quegli gli hanno torturato e ucciso già tanti servi. Come mai questo padre è così folle da esporre a simili criminali il proprio unico figlio? Anche qui siamo di fronte a qualcosa di assurdo, nel comportamento del padrone: la speranza che i vignaioli assassini rispettino almeno il figlio. E’ inconcepibile in un padre sano di mente.

Allora non resta che concludere in un altro modo, ossia quello che il padrone della vigna voleva veramente l’uccisione del proprio figlio. Pur sperando che ciò non accadesse, il padrone “sapeva” che i coltivatori avrebbero ucciso il figlio “fuori dalla vigna”, fuori dalla Città santa.

“Bisognava che il Cristo patisse tali cose per entrare nella Sua gloria”. Grazie a questo dramma Dio prende possesso definitivo della sua creazione. Imprime un carattere permanente. Ora è tutto sotto il segno della morte di Gesù. “siamo dunque stati sepolti con lui affinché, come Cristo è stato risuscitato dai morti, così anche noi potessimo vivere una vita nuova” (Romani 6:4). Perciò i vignaioli, uccidendo il figlio, eseguono la volontà del Padre: “non ciò che voglio io, ma quello che vuoi Tu”.

Ecco quindi la seconda considerazione. Alla domanda di Gesù, cosa avrebbe fatto il padrone a quegli assassini, i capi religiosi rispondono con un colossale errore di prospettiva. Dicono che i malvagi moriranno e la vigna sarà affittata ad altri. Non hanno capito nulla del disegno di Dio e della pietra angolare. Nel mondo è posto questo strano segno di contraddizione, che è il Cristo morto e risorto, scandalo per i giudei e follia per i pagani. Ma per noi che crediamo, è Messia e potenza e sapienza di Dio, perché la follia di Dio è più sapiente degli uomini e la debolezza di Dio è più forte degli uomini.

Ecco la pietra che sorregge tutto: benedetti coloro che la troveranno sul proprio cammino, essi saranno sfracellati o stritolati, seguendo così la sorte di Colui che portò a Dio il frutto della Redenzione Universale. Ecco il tuo Angelo davanti a te.

Ci rivedremo nel Nuovo Mondo, il Paradiso

La tua asina di Balaam

Ho la sensazione che la mia asina mi abbia lasciato. Questa sembra una lettera di congedo. La mia asina appartiene a un mondo diverso dal mio, mi devo rassegnare alla sua scomparsa. E’ proprio vero, alle cose profonde si fa l’abitudine quasi fossero normali. Solo quando sono sottratte viene la tristezza. C’è in me qualcosa che ora non mi fa più vedere come prima la solita spiegazione, la solita versione. Ci deve essere qualcosa di molto più grande, di più profondo delle solite interpretazioni. Non so se lo comprenderò mai.

Nella mia mente si affollano tanti perché, ed è come tendere l’orecchio con tutte le forze, per ascoltare la debole traccia di una musica appassionata e lontana, che arriva solo a tratti nel vento della sera, mentre il sole sta spegnendosi nel cielo rossastro.

Sento che c’è un senso nascosto. Ma nessuno potrebbe più aiutarmi a scoprirlo. La mia asina è andata via. Ora è il momento del silenzio.

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«Si sono sviati abbandonando la retta via. Hanno seguito la stessa via di Bàlaam, figlio di Beòr, che amò il compenso del male, ma fu rimproverato per aver violato ciò che è giusto. Una bestia da soma, sebbene muta, parlò con voce umana e impedì la follia del profeta». (2 Pietro 2:15,16)

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TUTTE LE ALTRE LETTERE:

  1. IL FICO SECCO
  2. IL RITORNO A CASA DEL FIGLIO
  3. I LAVORATORI DELL’ULTIMA ORA
  4. L’ADULTERA E IL DITO NELLA POLVERE
  5. UN IMBUCATO AL MATRIMONIO
  6. VITA ATTIVA O MEDITATIVA?

 

L’autore, Tommaso Berettini, morto nel 2017, era un sacerdote cattolico, teologo e predicatore del Vangelo di professione, appartenente all’Ordine dei Predicatori (Domenicani), i frati del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano (sede del Cenacolo vinciano).

Per un certo tempo, il giorno dopo le sue predicazioni bibliche, riceveva puntualmente una busta con dentro una lettera contenente una serie di nuove interpretazioni evangeliche diverse da quelle che pronunciava nella sua predicazione. Lettere diverse e straordinarie che lo hanno fatto riflettere non poco e che tanto hanno inciso sulla sua fede, al punto di scrivere un libro. La firma di queste lettere è uno pseudonimo biblico: l’asina di Balaam.

Il libro, pubblicato nel 1980, è quasi introvabile. Un nostro collaboratore è venuto in possesso per caso, trovandolo fra migliaia di libri in un capannone, adibito a mercatino dell’usato. Ci sono piaciuti tanto l’originalità, i riferimenti evangelici, la buona letteratura, lo stile preciso e rapido, chiaro e piacevole, condito al giusto di buon sale umoristico.

Abbiamo preso spunto di alcuni capitoli, adattandoli ai nostri tempi, arricchendoli di scritture e nuovi particolari più vicini al nostro credo. Il contenuto è così scorrevole e piacevole, che tanto ci ha ispirato, e di conseguenza non potevamo lasciarci sfuggire l’occasione per condividere insieme a voi passi e interpretazioni originali dei Vangeli. Quando un’asina educa il profeta non si può fare a meno di leggere quanto scrive.

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