VITA DI GESU’ di Ernest Renan

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Renan propone la vita di Gesù come l’esempio più importante della storia, cercando di dimostrare quanto gli uomini non si rendano conto della straordinaria grandezza del messaggio cristiano.

Sin dalla sua prima pubblicazione, in Francia, La vita di Gesù di Renan, scatenò polemiche e accese discussioni in ogni ambiente filosofico ed ecclesiastico. Nella semplicità del racconto si scopre il messaggio di un Dio che manda suo Figlio sulla terra non per conquistarla, ma per mostrare misericordia agli uomini. Renan propone la vita di Gesù come il personaggio esemplare della storia umana, cercando di dimostrare quanto gli uomini non si rendano conto della straordinaria grandezza del messaggio cristiano. Secondo Renan, Gesù non ha formulato una teologia, una sociologia o un corpo di dottrine. La mancanza di uno scritto dettato personalmente da Gesù ha dato origine, nel corso dei secoli, a molte interpretazioni. Sono per primi i Dodici Apostoli, a Gerusalemme, centro dell’Ebraismo, a centralizzare ogni guida in campo interpretativo dell’insegnamento di Cristo.

Consolidatosi nel corso degli anni in Europa e in America, questo centralismo, costituisce per Renan la negazione di qualsiasi autonomia, che con il pretesto dell’unità della fede, nega ogni altra forma interpretativa diversa da quella centralizzata. Ne consegue  così un Centro Permanente, unico strumento visibile di Cristo e caratteristica di ogni religione cristiana. Ieri come domani, nulla cambia oggi. Renan intuisce che il nemico del centralismo è la cultura, l’istruzione, che non può essere eliminata con la violenza, l’omologazione o l’assorbimento. L’uomo di cultura potrà essere sottomesso, zittito, osteggiato, allontanato, ferito e ucciso fisicamente o spiritualmente, ma ciò che scrive o crea non potrà mai essere cancellato. La cultura non è conformismo né servilismo, poiché essa non ha mai amato il potere. Semmai è il potere che odia la cultura. La cultura è sempre vicina all’arte e a Dio. Essa è inferiore all’amore per la redenzione, ma è uno strumento necessario per lottare contro il male.

(Breve sintesi, tratta dall’introduzione di Francesco Grisi, sul libro Vita di Gesù di  Renan)

ernest-renanVita di Gesù, una sintesi.Israele è sempre stato convinto che il suo culto fosse il migliore, disprezzava le divinità pagane e credeva che Dio avesse fatto una religione solo per lui. Nessun ebreo convertiva un gentile a una adorazione che riteneva soltanto unica per il suo popolo, patrimonio ereditato quali discendenti di Abramo. Solo in seguito fu permesso, con molte limitazioni, ai residenti forestieri, di farne parte. Il sentimento che la razza Abramica fosse unica e superiore era molto sentito nell’ambiente giudaico. I capi religiosi cercavano di inculcare l’idea che le virtù del servitore zelante e convinto, leale alle istituzioni religiose, abituale nei riti, ubbidiente alle norme e ai loro insegnamenti, servisse per lottare contro la schiavitù straniera che dominava la vita del popolo israelita. Al tempo di Gesù si formerà l’idea che soltanto una religione universale supererà ogni forma di razzismo e divisione sociale: una fratellanza mondiale che stesse al di sopra di ogni patria e di ogni legge umana. Gesù non è mai stato uno scriba, un fariseo o una persona influente nella sfera religiosa di allora. Era un uomo d’azione, le cui riflessioni di fede non si basavano su riti formali e regole rigide di vita. Per divenire suo discepolo bastava amarlo e seguirlo. Il discepolo doveva sentire Dio in sé come lo sentiva lui.C’era in Gesù la visione di un rinnovamento della fede in Dio. Soltanto con la passione e il forte desiderio di innovazione si potevano fare i grandi cambiamenti. Una visione rivoluzionaria di riformare completamente l’interiorità dell’umanità. Bisognava concretare le idee che in quel momento della storia fluttuavano nell’aria. A nulla valsero i tentativi dei potenti di soffocare le idee che circolavano tra il popolo. Gesù coltivò la sua visione, non nella Gerusalemme idolatrata dai capi religiosi, ma nelle terre dell’umile Galilea. A Gerusalemme non pulsava più un cuore spirituale sincero e genuino. Invece, la ridente Galilea era il terreno fertile per far crescere le idee per riformare un culto secolare datato e improduttivo. Gerusalemme, circondata da monti desolati e da aridi deserti, non ispirava alti pensieri quanto i monti rigogliosi della Galilea. Dio non dimorava in tali luoghi aridi ma nelle verdi colline, tra uomini e donne dall’animo semplice e umile, in mezzo a cuori puri e modesti. Gesù non predicava le proprie opinioni se non se stesso quale Figlio, un concetto immediato con Dio il Padre. Il Dio di Gesù è il Padre di tutti. Per lui, la libertà non è di questo mondo. Egli proclamava la libertà della verità, come mezzo potente non solo rivelatrice ma anche liberatrice. Predice persecuzioni e afflizioni che avrebbero reso forte la fede.
 

I sinceri lo adoravano, Gesù era adorabile ma non da adorare.

 

I luoghi della sua comparsa furono i villaggi situati nel lago di Gennazaret, piccoli e insignificanti, ma che la storia darà lo stesso valore di Roma e di Atene. Fu in questi luoghi sconosciuti che Gesù seminò le sue idee che cambiarono la storia dell’uomo. Qui, nasceva il vero cristianesimo, tra gli umili e la bellezza di un paesaggio, dove ancora si respirava la naturalezza della vita. La ricchezza stava nella povertà di spirito e nella potenza delle sue parole. Il ricordo della Galilea è rimasto nell’oblio della memoria. Un profumo d’altri tempi e una folla omogenea di persone di ogni estrazione sociale, dove Gesù trovava più disponibilità di cuore in esse che presso i ceti più ricchi. “Io sono venuto a cercare le pecore smarrite” e i sinceri lo adoravano, perché Gesù era adorabile ma non da adorare. I suoi discepoli non si scostavano da lui. Egli cercava di stabilire il principio che i suoi apostoli erano lui stesso. Inizia a comparire l’idea di una “ecclesia”.

Le sue parole operavano nel cuore degli ascoltatori, perché in esse c’era ardore, entusiasmo. Erano scritte con inchiostro indelebile. L’odio aumentava sempre di più nei suoi confronti, a causa dei rifiuti a pratiche umane, che né lui né i suoi discepoli osservavano. Le conseguenze furono tragiche, con la morte del Maestro. La centralizzazione del potere fu una tra le cause principali dell’assassinio di Gesù. La storia insegna, che la concentrazione di un potere così grande, nelle mani, anche di pochi uomini, che interpretano le scritture a modo loro, lontano dalle vere parole di Gesù, produce di solito risultati dannosi per i credenti e per altri che la pensano diversamente.

Dopo molti secoli, il cristianesimo puro si presenta ancora come un ideale universale ed eterno. Nonostante le sue ricadute, conserva ancora la fonte originale cui rivolgersi. Egli ha creato un rifugio per anime perse, ha provveduto la verità che libera dalla schiavitù della superstizione e dai dogmi della menzogna. Il Grande Maestro è sempre Gesù e non gli uomini. Cristianesimo non è sinonimo di Religione. I cosiddetti “cristiani” si sono rinchiusi nei simboli. Fedi travestite dall’insegnamento di Gesù. Non si può accendere l’amore senza l’oggetto degno di accenderlo. Il soffio di Dio era dentro i primi cristiani. Oggi è prigioniero dentro la mediocrità degli uomini. Il carattere di Gesù è imbruttito da regole senza senso che lo hanno rimpicciolito agli occhi  di chi ama la verità. In mezzo a uomini di basso profilo, Gesù eccelle, poiché in lui è condensata la nostra natura, nel bene e nel male. Nessuno come lui ha esaltato la pochezza umana. Nessuno è mai nato né nascerà più grande di Gesù.

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