Vittimisti incurabili

vittimisti

Quali strategie adotta nella congregazione il vittimista cronico? Come comportarsi con chi si sente vittima di tutto e di tutti e attribuisce ad altri tdG cattiverie, spesso inventate o esagerate?

Chi vive questo problema è un immaturo, una persona non più in grado di affrontare in modo saggio e reale le difficoltà della vita. E’ convinto – e qualche volta ci riesce – a ottenere attenzioni e tempo da chi cade nella trappola della sua ragnatela. Chi, incautamente, offre il suo orecchio a questi lamentatori, oltre a subirsi una sequela di fatti inesistenti, può incappare in colpe mai commesse.

Col tempo, un tale atteggiamento porta a comportamenti paranoici e a suscitare in chi gli dà retta un forte malessere. E’ impossibile stare bene quando si ascolta un vittimista fasullo. In molti casi, i vittimisti cronici alimentano sentimenti negativi, come il livore e l’intolleranza.

Come si riconoscono i vittimisti cronici?

  1. Vivono in un mondo tutto loro, dove ogni avversità viene vista come indipendente dalla loro volontà. Sono sempre innocenti, mai colpevoli. Inoltre la loro attenzione è concentrata sugli aspetti negativi della congregazione. Per loro, nella vita dei fratelli non c’è nulla di positivo. Vedono Dio come la morte e il paradiso come l’inferno.
  2. Il vittimista è uno dei pochi che riesce a deresponsabilizzarsi senza pagarne le conseguenze. Chi è preposto a giudicare le sue azioni pur di non sentire le sue continue lamentele, abbandona ogni giudizio e scappa via non appena lo vede arrivare. I vittimisti provano un sottile piacere nell’essere considerati “povere vittime”. Si alimentano così bene di vittimismo che riescono a diventare attori protagonisti di notevole fattura nella loro finzione. A loro interessano non gli applausi a scena aperta, ma bramano ricevere compassione e pietà da chi è spettatore della loro interpretazione. Più si lamentano e più stanno bene.
  3. Il sospetto è la loro arma preferita. Si convincono che gli altri siano sempre in mala fede. Vanno continuamente alla ricerca di piccolezze o di presunte mancanze con l’obiettivo di consolidare il ruolo di vittime. Percepiscono ogni cosa come un’azione punitiva nei loro riguardi. Persino una semplice e genuina lode viene fatta apparire come un rimprovero.
  4. Sanno solo criticare e mai criticarsi. Non sono onesti con loro stessi. Sono impermeabili alle critiche costruttive e sincere. Si sentono innocenti anche di fronte all’evidenza della loro colpevolezza. Non vogliono cambiare atteggiamento. A loro piace vivere così. E’ inutile perdere tempo, non cambieranno mai. Pretendono tolleranza anche quando manifestano intolleranza. Addossano alle esperienze passate le tristezze attuali, anche quando hanno vissuto in maniera più che positiva. La loo poca autostima non è la conseguenza di modestia e umiltà, ma una esibizione di orgoglio smisurato e squilibrato che fa a pugni con una certa intelligenza. C’è sempre un colpevole alle loro disgrazie: altri mai essi.
  5. Non incasinatevi in discussioni con queste persone. Il loro obiettivo quando discutono è la delegittimazione dell’altro. Incolpano l’interlocutore non per le affermazioni fatte ma per il modo con cui si sentono “aggredite”. Fanno sembrare l’altro un presuntuoso, un prevaricatore, uno che non capisce i problemi e che vuole imporre il suo punto di vista. Non confutano le affermazioni con la verità, ma fanno sembrare l’altro un carnefice oppure se non riescono a controbattere le valide argomentazioni lo screditano. Non hanno argomenti convincenti. Se abbandonano la discussione non pensiate che lo facciano perché riconoscono il torto. Scordatevelo! Si ritirano come una vittima che ha dovuto subire una discriminazione.

Non sprecate le vostre energie e il vostro tempo con chi non ha nessuna voglia di cambiare. Non fatevi rovinare la vita da vittime fasulle, né fatevi influenzare quando parlano male degli altri. Costoro non diventeranno mai felici, piuttosto state attenti che non rovinino la vostra di felicità: lasciateli perdere.

 Caro vittimista, se non ti rendi conto che sei vittima di te stesso, più che una “povera vittima” sei soltanto un “poveraccio”. Vivi il presente e lascia perdere la tua infelice rappresentazione di vittimista fasullo e cronico. Il palcoscenico della vita non è solo vittimismo. Sii un vero uomo, uno che ha gli attributi per sapere affrontare ogni avversità della vita. Smetti di fare il vittimista, nessuno ti crede più, forse qualche allocco.

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