Vivere una religione dagli standard severi

Lo stato d’animo di chi vive con rigore modelli e norme religiose, di solito, si sente in tensione e ricerca in continuazione qualcosa da fare per migliorarsi. Prende alla lettera le parole di Gesù, «di essere perfetti come lo è il vostro Padre celeste» (Matteo 5:48).

Non si rende conto che le Scritture quando definiscono “perfetto” non sempre si deve intendere in senso assoluto, il più delle volte è in senso relativo. E’ impossibile vivere una religione imperfetta da uomini perfetti. Non esistono religioni e uomini perfetti. Anzi, in questi casi si rischia di diventare fanatici integralisti.

Una religione dalle regole severe non è in automatico sinonimo di felicità. Le organizzazioni che tendono a essere rigide e irragionevoli, spesso per orgoglio, rifiutano di adattarsi ai bisogni e alle circostanze che cambiano. Questa rigidità ha fatto fallire società, fatto cadere persino governi e cosa grave per un credente, fatto apparire Dio come una persona inflessibile e priva di sentimenti (Proverbi 16:18). Il Creatore non è così.

Le persone che accettano una religione dagli standard severi, all’inizio considerano normale seguire certe norme, le accettano senza porsi troppe domande e senza rendersi conto di come certi modelli influiranno in maniera inaspettata nella loro vita. Non si tratta di inganno da parte dei vertici, ma di percezione sbagliata del nuovo discepolo, di un nuovo modo di intendere la strada intrapresa. Nel corso degli anni, molti aspetti, diventano chiari o scuri, a seconda dei punti di vista. Certi valori religiosi possono andare bene a molti o non esser più condivisi da altri.

A molti piace vivere la loro vita continuamente impegnati in attività teocratiche. Altri ne risentono sia in senso fisico che spirituale. Non è per tutti dare sempre il massimo. Ci sono alcuni che non riescono a godersi nemmeno una partita a calcetto tra amici. Anche in occasioni come queste vogliono dare il massimo, primeggiare, vincere. Vivono una partitella con tensione, prendono tutto sul serio, fino a stare male.

La trappola degli standard severi suscita un’intera gamma di emozioni negative: frustrazione, irritazione, rabbia e ansia. Si diventa ossessionati dal tempo, in particolare quando vi imponete, o vi impongono di fare tante cose in poco tempo. Vivete la vostra vita con l’orologio legato in fronte e non al polso della mano. Non siete voi a rincorrerlo, ma è lui che vi corre dietro dappertutto. Quello stato di piacere che cercate alla fine di ogni impegno non arriva mai. E’ come se una volta raggiunto uno standard dovete cercarne un altro più severo, se volete essere felici.

Da cosa si riconosce chi vive una religione dagli standard severi?

  • Tiene tutto in perfetto ordine, fa attenzione a ogni dettaglio, anche il più insignificante.
  • Va in crisi quando le cose non sono perfette come vorrebbe.
  • Si arrabbia molto con se stesso e si incolpa più di quanto gli altri possano incolparlo.
  • E’ ossessionato dall’autocontrollo e reagisce in modi compulsivi.
  • E’ fissato con i risultati da raggiungere, con le ore da segnare sul rapporto, con le scadenze, ecc
  • Si sente inferiore agli altri, di essere banale e non speciale. Anche se raggiunge la media si sforza di ottenere standard elevati.
  • Essere superiore alla normalità è il suo motto. E’ troppo orientato al risultato, agli incarichi e allo status religioso.

L’eccessivo orientamento agli standard severi non vi farà mai sentire abbastanza bravi, qualunque cosa facciate. Siete intrappolati in una lotta interminabile per accumulare sempre più potere o prestigio, senza averne mai a sufficienza per sentirvi gratificati e contenti di voi stessi. Pensando di non avere le prove che vi fanno sentire un cristiano di valore cercate livelli di gratificazione più alti.

Questa forsennata ricerca di standard sempre più elevati è un bisogno che avete per compensare sentimenti di deprivazione emotiva. Forse cercate di riempire certi vuoti affettivi con il privilegio, le parti alle assemblee, gli incarichi, con un elevato status teocratico, che alla fine non è mai così elevato, vista la voglia di fagocitare ogni risultato raggiunto.

Forse, da bambini siete stati vittime di genitori esigenti che vi hanno posto mete elevate da raggiungere. Forse uno dei vostri genitori viveva certi standard alti ma squilibrati. Oppure la vostra inadeguatezza, il sentirvi esclusi, vi hanno fatto credere che il raggiungimento di queste norme assolute potessero compensare questo bisogno affettivo.

Magari, le critiche di qualcuno dei vostri genitori vi ha fatto apparire come un incapace e vi vergognavate di questo stato. Crescere in un ambiente in cui l’amore è condizionato dal raggiungimento di mete elevate è una delle cause più comuni di questa trappola. Può darsi che i vostri genitori vi abbiano apprezzato solo dopo il conseguimento di un obiettivo e vi abbiano fatto sentire male se non lo avevate raggiunto.

Allo stesso modo, vivere la verità con fratelli troppo esigenti, perfezionisti, estremamente ordinati e orientati al raggiungimento di mete teocratiche e a risultati brillanti, non può che derivarne ansia, stress, infelicità e frustrazione. Ci sono miglioramenti che una volta raggiunti non si possono più migliorare. Non si possono spremere come un limone i fratelli.

Conosciamo fratelli e sorelle che non ne potevano più di sentire dal podio anziani esigenti, pretenziosi, inflessibili. Si vergognavano se non si ponevano mete come quelle descritte dal podio, provavano un senso di colpa e di indegnità. Si sentivano inadeguati di servire Dio e alla fine sono diventati inattivi.

Geova non è irragionevole, anzi è disposto anche a cedere dove non c’è conflitto con i suoi giusti princìpi. Lui è arrendevole, adattabile ai nostri limiti e bisogni. Egli è lieto di rispondere alle situazioni nuove della nostra vita e ai bisogni che ogni suo fedele servitore deve soddisfare. Geova è ragionevole in quello che si aspetta da noi.

Il re Davide disse: “Egli stesso conosce bene come siamo formati, ricordando che siamo polvere”. (Salmo 103:14) Geova capisce meglio di noi i nostri limiti e i nostri difetti. Non si aspetta mai da noi più di quello che possiamo fare. La Bibbia contrappone i signori umani che sono “buoni e ragionevoli” a quelli che sono “difficili da accontentare”. (1 Pietro 2:18) Anziano di congregazione sei difficile da accontentare?

Non diventiamo come i farisei, che vennero miseramente meno proprio sotto questo aspetto. Essi conoscevano la struttura della Legge sotto il profilo tecnico, ma non comprendevano la personalità di Colui che l’aveva emanata. A causa della loro rigidità mentale e della loro durezza di cuore, i farisei non usavano la loro facoltà di ragionare. Non siate così anche voi, sia se in congregazione siete nominati oppure se siete cresciuti in un ambiente troppo rigido. La verità non è mai troppo dura, inflessibile, intransigente, severa, rigida, anzi essa è dolce, moderata, adattabile, equilibrata, temperante, calorosa, attraente, ragionevole, come lo è Dio.

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