Volontà o intelligenza? Sottomissione o adesione?

schopenhauer

Una riflessione sul concetto di ubbidienza e sottomissione tra i tdG.

Tutti, tranne Geova, sono sottoposti ad autorità. (1 Cor 11:3) Un campo in cui i tdG manifestano sottomissione è in seno alla congregazione cristiana. «La santa sottomissione nella congregazione ci spingerà a ubbidire alla Parola di Dio in ogni aspetto dell’adorazione. Questo include il ministero, la frequenza e la partecipazione alle adunanze, i rapporti con gli anziani e la cooperazione con le disposizioni organizzative». (od p. 161) Secondo quanto scritto nel libro Organizzati per compiere la volontà di Geova, testo che tratta informazioni generali sui proclamatori, i nominati e i vari aspetti organizzativi, chi non frequenta le adunanze e non vi partecipa non mostra santa sottomissione. Tantomeno chi non predica, chi non collabora con gli anziani e non coopera con le disposizioni. «Siate ubbidienti e sottomessi a quelli che prendono la direttiva», comanda la Bibbia in Ebrei 13:7. L’ubbidienza e la sottomissione hanno quindi relazione con i sorveglianti delle congregazioni.  

Cosa vogliono dire le parole ubbidienza e sottomissione? Il libro Perspicacia dà questa definizione di ubbidienza: «Il sottomettersi all’autorità; fare ciò che viene comandato; attenersi a ciò che è richiesto o astenersi da ciò che è proibito». Per quanto riguarda l’ubbidienza nella congregazione «Gesù delega autorità ad altri […] è quindi giusto e necessario ubbidire a questi pastori spirituali». (it 2 pp. 1146, 1147) Inoltre, viene specificato che in base ai verbi greci originali, nel termine sottomissione, vi è anche implicata l’idea di credere, fidarsi e confidare. DOMANDA: «Se un anziano non è degno della mia fiducia perché si comporta male e mi è difficile confidarmi con lui perché ciò che mi comanda di fare mi crea problemi di coscienza, devo ubbidirgli lo stesso?».

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La sottomissione viene definita dallo stesso libro: «Docilità e ubbidienza ai superiori, alla legge o a un particolare ordine di cose. […] La sottomissione del cristiano ad altri esseri umani implica la coscienza ed è subordinata alla sua relazione con Dio. Pertanto quando la sottomissione porterebbe a un compromesso o a una violazione della legge divina si deve obbedire a Dio anziché agli uomini. – Atti 5:29». (it 2 p.1020) Perciò, secondo i tdG, la sottomissione implica la coscienza poiché essa è vincolante per una buona relazione con Dio e di fronte alla violazione della legge divina si deve ubbidire a Dio e non agli uomini. DOMANDA: «In base a quanto scritto in Atti 5:29, se un anziano viola la legge divina, devo a lui sottomettermi lo stesso?».

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Gesù è venuto sulla terra e ci ha dato l’intelligenza per conoscere la verità. (1Gv 5:20) La sottomissione può riguardare la volontà ma non l’intelligenza, perché essa quando riconosce la verità vi aderisce spontaneamente essendo stata creata proprio per aderirvi. Quando l’intelligenza riconosce il vero non c’è sottomissione da parte sua perché è lei ha cercare la verità. L’intelligenza ha rispetto per la verità. La stima per una persona sorge spontanea dentro di noi perché è un atto di intelligenza. Perciò, l’intelligenza, che è la capacità che Cristo ci ha dato per conoscere la verità, è diversa dalla volontà che è invece la capacità di volere. Dall’intelletto sorge la ragione, dalla volontà il sentimento. La maturità di un tdG sta nella capacità di armonizzare queste due dimensioni. Si capisce con la ragione e si agisce con il cuore. Per ubbidire e sottomettersi si deve capire con la mente, ma bisogna sentirlo con il cuore.

Di fronte a un anziano che si stima e si rispetta viene facile e spontaneo ubbidirgli. L’uomo, per natura, cerca un principio a cui legarsi. Nessuno nasce anarchico, al contrario, l’uomo prova il desiderio di trovare uno scopo per cui vivere, donarsi, impegnarsi, appassionarsi, consacrarsi. L’intelligenza, prima trova la verità, poi subentra la volontà, cioè il volere e a questo punto, l’intelligenza si sottomette con la volontà al potere della verità. L’intelligenza cerca di distinguere ciò che è giusto e sbagliato, mentre la volontà può solo volere. Senza intelligenza non può esserci giusta sottomissione, a meno che non vacilli o è assente.

La sottomissione non è adesione. L’adesione è partecipazione a qualcosa o a qualcuno cui ci attacchiamo in modo stretto. Quando si costringe l’intelligenza ad un obbligo, la fede si indebolisce e soffoca l’anima. La fede non è un sentimento cieco che proviene dall’oscurità, ma è un vero assenso dell’intelligenza ad una verità cercata, analizzata e accettata. Non è credulità che è semplicioneria, ingenuità e stupidità. La fede è l’evidente dimostrazione di realtà non viste. Una dimostrazione è evidente quando è provata mediante ragionamenti. Il ragionamento è un’operazione dell’intelligenza,. La fede, quale risultato di un ragionamento intelligente, spinge di cuore la persona a ubbidire a Dio. Cari anziani e caro CD, è proprio così! L’ubbidienza e la sottomissione iniziano a formarsi con l’intelligenza e in seguito si inserisce la volontà che induce l’uomo all’ubbidienza e alla sottomissione. Questo genere di ubbidienza diventa naturale, spontanea, familiare, pulita da respirare e bella da vivere.

Perciò, la risposta alla domanda: «Se un anziano si comporta male, violando gli stessi requisiti sacri, che lo identificano come tale, devo ubbidirgli e sottomettermi lo stesso?». A voi l’intelligenza per rispondere personalmente a questa domanda.

 

Ps. Siccome la cultura incrementa l’intelligenza, ad alcuni viene il dubbio che l’ostracismo a essa e in particolare all’istruzione universitaria, abbia come obiettivo, forse non consapevole, di limitare l’intelligenza, quella che ragiona. La storia ha dimostrato che le gerarchie temono i membri intelligenti del loro gruppo, perché grazie alle loro capacità di saper distinguere, mettono in discussione l’illogicità di alcune credenze e di certi modi di disporre a livello organizzativo e lo fanno anche a rischio di una loro esclusione dal gruppo.

 

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Commenti (1)

  • Alan

    |

    Vi faccio le mie più sentite congratulazioni per il contenuto dell’articolo, in particolare per la scrittura di 1 Giovanni 5:20, ottimamante applicata.
    Vorrei, però, esprimere la mia perplessità circa il manifestare sottomissione nell’ambito della congregazione. L’ekklesia è molto più che una singola congregazione, bensì racchiude tutti i leali servitori di Dio. Non è corretto dare per scontato che per aver l’approvazione del Sovrano Signore occorra per forza passare dall’organizzazione, la quale, come abbiamo potuto tutti verificare, si è da sé autoproclamata canale di Dio e fa passare per “nuova luce” un rimpasto di vecchi intendimenti e forzature di contesti e parabole. Oltre a ciò vi sono la pressoché totale mancanza di trasparenza finanziaria e gravi mancanze relative al gestire gli abusi su minori. La Commissione Reale Australiana ha e avrà molto da dire al riguardo.
    Grazie per il vostro lavoro e buona continuazione.

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