VOLTA PAGINA

Non farti dissanguare dalle ferite della vita.

Tutti hanno vissuto esperienze traumatiche ma non tutti sono riusciti a superarle.

Non si possono vivere insieme due esperienze antitetiche: il dolore per la ferita aperta e la gioia di vivere. Una ferita mal gestita fa più male della ferita stessa.

La parola trauma in greco significa letteralmente “ferita”. Essa interferisce con il sistema nervoso, con la psiche e le emozioni. Il segreto per superare un trauma è nella gestione. Il trauma non sempre dipende dall’evento in sé, ma da come si attivano le difese per contrastarlo o per accettarlo.

Essersi allontanati dalla congregazione, per alcuni è stato traumatizzante, per altri indifferente. Come si può voltare una pagina traumatica della propria vita? Ogni ferita è personale e fa parte in maniera irripetibile del proprio vissuto. Tuttavia vi sono elementi comuni a tutti i traumi.

Un buon cibo non va mangiato in fretta o in troppa quantità, altrimenti le conseguenze sono nocive per la salute. Ogni ferita ha i suoi tempi per guarire. Bisogna procedere a piccoli bocconi, cominciando da quelli facili da digerire, masticandoli bene fino ad assimilarli. Se le ferite sono curate nel modo e nei tempi sbagliati si rischia un nuovo trauma.

Se hai scelto la fuga dalla congregazione e hai iniziato a frequentare siti “indigesti” per la tua spiritualità e ti sei nutrito di cibi dannosi, invece di risolvere i tuoi problemi forse li hai aggravati. Hai ritraumatizzato la tua vita. La ferita va curata in ambienti sani.

Perciò devi connetterti con tutto ciò che ha che fare con la vita, non con la morte del tuo sistema spirituale. Non fare come quelli che si rivolgevano a cisterne rotte invece che a Geova, la fonte delle guarigioni e della vita (Geremia 2:13).

Chiudi quelle pagine che fanno male. Non impedire alla gioia di esprimersi e di percepirla. La gratitudine per la vita ricevuta spinge a sentirsi in debito con chi ce l’ha donata. Farsi sopraffare dalle ferite è come se non si riconoscesse l’eredità ricevuta dal più grande Benefattore dell’universo.

Anche i legami fraterni che ci uniscono a Geova vanno vissuti pienamente. Come pagine aperte, vanno riprese e lette fino in fondo. Forse un motivo per cui ti sei allontanato è non aver vissuto pienamente un rapporto intimo con Geova e i nostri fratelli.

Si dice che ciò che è detto libera, il non detto lega e che l’odio lega più dell’amore. Esprimi i tuoi sentimenti a persone mature, non tenerti tutto il risentimento dentro, non permettere all’odio di legarti agli odiatori più dell’amore di quelli che si amano fra loro. Se puoi strappa dal quaderno del tuo cuore quella pagina dolorosa.

Anche nelle congregazioni succedono fatti che possono far male. La frase: “No, non è possibile che queste cose succedano anche in congregazione” è solo un sogno. Se continui a rimuginare non ti procuri altro che rabbia. Sei tu l’autore delle pagine della tua vita. Non permettere a nessuno di scrivere qualcosa di deleterio nelle pagine della tua storia. Accetta il passato e riscrivi il tuo futuro.

Geova non lascia che il suo fedele sia tentato nella prova oltre ciò che può sopportare. (1 Corinti 10:13). Non è Geova a decidere in anticipo quali prove possiamo affrontare e sopportare. Egli ha dato agli esseri umani la libertà di scegliere. Siamo noi che scegliamo se una prova può deprimerci o trarre esperienza per crescere.

Le prove servono soltanto a dimostrare la nostra lealtà a Geova. Spesso ci dimentichiamo di questo fatto, pensiamo troppo a noi stessi e ci piangiamo addosso. Anche distaccarsi dalla gioia di Dio dà luogo a una profonda tristezza.

Comunque, la tristezza attuale è solo un piccolo prezzo da pagare in confronto alla grande felicità della vita ricevuta e dell’aver conosciuto Geova e le sue benedizioni. Essere in collera con Dio e il suo popolo alimenta soltanto altra collera e appesantisce il senso di colpa.

Torna a Geova e scrivi la tua storia su nuove pagine bianche

La Bibbia scaturisce da un grande trauma umano, quello del peccato. I testi biblici hanno superato prove millenarie di ogni genere. Essi raccontano storie di resilienza ancora attuali. E spiegano in che modo ancora oggi essi parlano delle nostre ferite.

La Bibbia è un libro per tutti i tormentati dalle sofferenze. Le persone che hanno una visione pessimistica del mondo si dimostrano spesso più attendibili nel predire risultati concreti rispetto a coloro che hanno una visione ottimistica. Non che il pessimismo sia l’esito certo del superamento del trauma, ma il trauma può rendere consapevoli del fatto che la vita comporta la casualità della sofferenza.

“Che la Bibbia sia satura di trauma e di sopravvivenza al trauma lascia profondamente sbalorditi. Se la Bibbia fosse una persona, porterebbe cicatrici, calli ossei, lacerazioni muscolari e altre ferite dovute alla prolungata sofferenza; una persona forse un tempo dotata di una comunissima identità, che sarebbe oggi profondamente forgiata dal trauma. Un lui o una lei che avrà certo conosciuto gioie e quotidianità, ma che ora porterebbe nel corpo e nella memoria una sapienza frutto di traumi secolari.

Conoscerebbe la verità del trauma e della sopravvivenza. Questa persona, proprio come il servo sofferente di Isaia o il Cristo crocifisso, non attirerebbe lo sguardo, anzi si sarebbe tentati di distogliere gli occhi da lei. Per molti di noi, però, verrà il momento nella vita in cui avremo bisogno di attingere alla sua sapienza”. (Santa resilienza, le origini traumatiche della Bibbia, David M. Carr)

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