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Come la rana nell’acqua bollente

Nel gennaio 2010, Bombiani editore, pubblicò il libro La rana che finì cotta senza accorgersene e altre lezioni di vita, dello scrittore franco-svizzero Olivier Clerc. Si racconta di una rana, immersa in una pentola d’acqua che si riscalda molto lentamente. All’inizio, il tepore dell’acqua è piacevole e la rana ci sta benissimo. Man mano che l’acqua si surriscalda fino a diventare bollente, la rana accortasi del pericolo, cerca di schizzare fuori, ma è troppo tardi, gli mancano le forze.

Qual è la morale di questo racconto? E perché, come cristiani tdG ci interessa in particolare?

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TATTO E CONTATTO

L’uomo è stato formato dal tatto di Dio. Esso occupa un posto cruciale nella fede cristiana e costituisce un fattore imprescindibile nel modo di conoscere la verità e nel trasmetterla ad altri. Pur essendo un senso sottovalutato, il tatto è molto potente nei rapporti interpersonali.

In senso figurato, il tatto è accortezza, delicatezza nell’agire; capacità di comportarsi con discrezione e diplomazia. Il tatto è il senso che permette di riconoscere le caratteristiche – forma, durezza, morbidezza, ruvidezza, e così via – degli oggetti che vengono a contatto con il nostro corpo.

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Sul pastore

Una bellissima riflessione di Franco Ometto

…quel giorno, attratto dai belati di un gregge, uscii dalla grotta, per godermi quello che per me era uno spettacolo suggestivo, come lo sono tutti gli eventi che la natura ci offre. Non so quante pecore ci fossero: certo più di cento. Avanzavano in tante file indiane, per sentieri improvvisati, sollevando lunghe nuvolette di polvere. Le ultime pecore venivano sollecitate dagli instancabili cani.

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Cani alle calcagna

Purtroppo, si riscontra sempre di più tra di noi, il rifiuto, quasi il rigetto ad ascoltare i problemi che assillano un conservo nella fede. Preferiamo tapparci le orecchie e chiudere le porte del nostro cuore di fronte a un fratello che si affligge della sua situazione. Non siamo più capaci di ascoltare le sofferenze, ci danno fastidio, quasi a tediare la nostra vita. Se non possiamo esternare le nostre afflizioni tra fratelli, con chi dovremmo farlo allora?

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Stiamo diventando sempre più indifferenti?

Chi è indifferente non prova né caldo né freddo di fronte a qualcosa che non desidera o non respinge. Non pende da una parte né dall’altra. Un po’ per abitudine, un po’ per circostanze, non si mostra interesse alcuno, né partecipazione affettiva o turbamento per qualcuno o qualcosa. Insomma, l’indifferenza è il contrario dell’amore altruistico che Gesù insegnò ai suoi discepoli di praticare.

Di indifferenza non piace nemmeno discuterne, perché smaschera chi siamo e come agiamo. L’indifferente è talmente indifferente da essere indifferente pure all’indifferenza.

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TRAUMI che riaffiorano

Abbiamo notato che alcuni di fronte a certi articoli che pubblichiamo reagiscono in una maniera che ci induce a pensare, che forse, a distanza di anni, invece di elaborare e superare certe esperienze traumatizzanti vissute in congregazione, solo parlarne provoca in loro una forte tensione emotiva.

Probabilmente, si tratta di situazioni spiacevoli irrisolte che, in alcuni casi, sono divenute parte della loro personalità cui è difficile staccarsene. C’è una specie di blocco che pare insuperabile. Venirne fuori è molto complicato se non si “cambia aria”.  

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DISINTOSSICAZIONE digitale

Una volta, durante un’attesa si leggeva un giornale, una rivista, un libro, si conversava piacevolmente, anche con chi si vedeva per la prima volta. Provate ora a fare un giro in autobus, in metropolitana, in treno, in una sala d’attesa, in un ufficio pubblico, notereste che la maggior parte delle persone è impegnata a smanettare con il suo telefonino. Sembra di stare in un SerT (servizi sanitari per le tossicodipendenze) o in un SerD (servizi per le dipendenze patologiche).

Nel nostro Paese, ogni utente dedica a Internet mediamente 6 ore al giorno del suo tempo. La diffusione dei dispositivi digitali ha prodotto una rivoluzione globale nelle relazioni personali. Da un lato la comunicazione è diventata più veloce e più semplice, dall’altro ha intrappolato le persone a restare sempre connessi in attesa di un messaggio, di una notifica, di una email, di un like.

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Quot homines tot sententiae

Quot homines tot sententiae (latino: «quanti uomini tanti pareri») è un antico proverbio che si cita spesso, anche nella forma «quante teste tanti pareri», per affermare che, tra gli uomini, le opinioni e i gusti sono diversi, ed è difficile che in una comunità tutti la pensino allo stesso modo.

Un tempo non era permesso di pensare diversamente. Oggi si pensa liberamente, ma difficilmente si trovano tante teste pensanti e capaci. Eppure, la capacità di pensare è un aspetto fondamentale del cristianesimo. La capacità di pensare è la cautela con cui sottrarsi al male e trovare il bene. Significa tener conto non solo delle conseguenze immediate delle nostre azioni ma anche di quelle a lungo termine.

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Il “clericalismo”? Un atteggiamento di preminenza

“Nella nostra organizzazione non abbiamo una classe clericale stipendiata”, affermano i testimoni di Geova. Ed è vero. Ma che dire dello spirito clericale da parte di alcuni nominati?

Dopo la morte degli apostoli cominciò a formarsi una classe clericale che vide coinvolti molti di quegli uomini che ricoprivano posizioni di responsabilità all’interno delle congregazioni, servendo come sorveglianti e successivamente come “vescovi”. Affascinati dalle filosofie di Aristotele e Platone, questi uomini in vista, iniziarono a promuovere false idee religiose, che gradualmente sostituirono i puri insegnamenti della Parola di Dio. (W 11-2016 parag. 8)

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VIGNAIOLI ASSASSINI

L’enigma di questa parabola sta nel fatto che è difficile rendersi conto che il valore della Creazione è tutto nel sacrificio di Gesù Cristo, e che proprio per questo “bisognava che accadesse”. E’ questo evento di Cristo che i contemporanei di Gesù non hanno colto e ciò è costato la loro perdita di tutto. Sono rimasti prigionieri del “prima di Cristo” senza mai arrivare alla maturità dell’uomo nuovo “dopo” di Cristo.

Ed è anche questo il dramma di oggi, non riuscire a valicare il senso della morte di Cristo. Come i contemporanei di Gesù, si rimane al “prima” e non al “dopo” di Cristo. Credo che l’importanza del Regno dei cieli è riassunto in queste parole di Gesù ai dottori della Legge: “il Regno di Dio vi sarà tolto e sarà dato a una nazione che ne produca i frutti”.

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Il dovere di essere cristiani ESEMPLARI

Scrivendo a Tito, Paolo presenta sé stesso come “schiavo di Dio e apostolo di Cristo”. Non è la prima volta che Paolo, nelle sue lettere, si presenta con il suo nome e il suo incarico di apostolato.

La ragione è dettata dalla coscienza del proprio dovere spirituale che Cristo gli ha assegnato nelle congregazioni. Questo vale in particolare per i nominati che hanno il compito di pascere le pecore di Cristo.

Si tratta di una coscienza della dignità del proprio incarico nella congregazione. Ancor prima di essere nominato pastore della congregazione, il fratello deve essere consapevole di questa responsabilità e deve badare a svolgere con coscienziosità questo sacro servizio.

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OSSESSIONE

Stiamo parlando di chi si comporta come un “indemoniato”. L’ossessione è la condizione di chi, ostacolato dal bisogno insopprimibile di compiere determinati atti o di astenersi da altri, ripete all’infinito questo obbligo di cui non riesce a sottrarsi.

Chi ne soffre è consapevole dell’insensatezza di idee, pensieri, ragionamenti spesso caratterizzati da dubbi, ma non riesce a liberarsene e quando cerca di sottrarvi, peggiora ulteriormente la sua vita irrigidendosi negli affetti. Una persona con gravi disturbi ossessivi dovrà consultare un esperto di salute mentale.

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Lo smarrimento: dubbio o scelta?

Il dubbio metodico è sempre stato un dogma di chi è istruito, infatti, trova la sua più ampia applicazione presso gli scettici che lo intendono come una indecisione se affermare o negare una cosa. La Bibbia, invece, ispira fiducia, non dubbi. Chi è dubbioso non è sicuro cosa scegliere e questo può portare in una direzione o in un’altra, a volte opposte.  

Per evitare di assumere uno spirito di sospetto, sfiducia e scetticismo, è necessario badare ai propri motivi più profondi. Secondo la maggior parte dei dizionari, il dubbio, indica una condizione mentale, mentre in un’occasione Gesù, indicò il cuore come la sede dei dubbi.

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VITA ATTIVA O MEDITATIVA?

“Marta, Marta, tu sei ansiosa e ti preoccupi di molte cose. Ma solo alcune cose sono necessarie, o una sola. Dal canto suo, Maria ha scelto la parte buona [o migliore], e non le sarà tolta” (Luca 10:41, 42). 

Da queste parole di Gesù è sorta la famosa questione se scegliere la meditazione o la cosiddetta “vita attiva”. Tra le due opzioni, a sentire Luca, Gesù sceglie quella contemplativa. La parte migliore, comunque, non indica che l’altra parte sia peggiore. L’aggettivo migliore è il comparativo di buono a indicare molto più, quindi più buono. Perciò, sia l’una che l’altra sono buone scelte, quella meditativa un po’ di più, un po’ superiore.

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inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

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