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Capire che il dolore e la sofferenza non sono la stessa cosa


In apparenza sembrano due termini simili, invece hanno sfumature diverse. La comprensione della specificità di entrambi permette non solo di rapportarsi bene in congregazione evitando parole inappropriate, ma anche rendere la vita cristiana più sopportabile.

 A causa del peccato ereditato gli esseri umani provano dolore emotivo, mentale e fisico. Per quanto spiacevole, la sensazione fisica del dolore serve a mettere in guardia contro il pericolo di farsi male e quindi permette di evitare un danno maggiore. La sofferenza è ciò che si prova quando si è in preda al dolore o all’angoscia. Anch’essa può essere fisica, mentale o emotiva. Molte possono esserne le cause, quasi tutte attribuibili all’opera dell’uomo.

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“Prestate attenzione a come ascoltate”. – Luca 8:18.

Il non saper ascoltare è alla base di molti problemi nelle congregazioni

 Tutti abbiamo bisogno di parlare con altri in congregazione delle nostre difficoltà, di esternare le nostre preoccupazioni, di sentire che c’è qualcuno che è disposto ad ascoltarci e in grado di capirci. Per questo motivo “ogni uomo dev’essere pronto a udire, lento a parlare”, dice Giacomo 1:19. In congregazione gli anziani se vogliono aiutare gli affaticati devono essere ascoltatori compassionevoli. In certi casi alcuni componenti della congregazione possono aver bisogno non tanto di una soluzione del loro problema, quanto di un buon ascoltatore, qualcuno che non dica loro come dovrebbero sentirsi, ma che li ascolti senza esprimere giudizi. Prima di giungere alle conclusioni e dare consigli, ascoltate! (Proverbi 18:13) Se come anziano sei disposto ad ascoltare il fratello, per lui sarà più facile esprimersi. La mancanza di ascolto ha fatto allontanare alcuni dalla congregazione.

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Si può fare una critica costruttiva senza essere criticati?


La critica costruttiva ha come obiettivo quello di migliorare la condizione spirituale di ogni cristiano. Il suo scopo è positivo. Comunque, il successo dipende molto dal modo come la critica correttiva viene fatta.

Molti cristiani non capiscono che una critica costruttiva è una forma di correzione amorevole. Per i primi cristiani era una prassi normale e nella loro vita occupava un posto molto importante, perché ne conoscevano bene l’efficacia (Matteo 18:15). Oggi, in congregazione, la critica viene vista in maniera negativa in tutti i sensi e quasi mai come uno strumento tempestivo che serve a evitare problemi o proteggere da un’eventuale caduta. La critica, se ben fatta, è uno stimolo efficace per il cristiano perché lo aiuta ad avvicinarsi di più a Dio in una condizione approvata.

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Pecore e pecoroni

Qual è la differenza?

I tdG sono pecore o pecoroni? Nel linguaggio comune, non è un complimento essere definiti pecoroni, perché in senso figurato significa essere dei gregari indifesi o degli stupidi, persone facili da manipolare e inclini a seguire acriticamente le scelte della maggioranza. Questa etichetta deriva dai comportamenti molto sociali delle pecore, che le rendono facili da governare per il pastore. In realtà, le pecore non sono affatto stupide e indifese come vuole il luogo comune. Sono animali intelligenti, capaci di avere complesse interazioni sociali, inoltre possono essere giocose, allegre, tristi, spaventate o arrabbiate. Sanno dov’è il loro ovile. Per difendersi possono dare calci molto forti e grazie a una visione periferica, che permette loro di guardarsi le spalle senza quasi girare la testa, questi calci sono anche molto precisi. Possono poi correre rapidamente e scalare pareti ripide e inaccessibili alla gran parte dei loro predatori, caratteristiche che le rendono molto adatte alla sopravvivenza.

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IL DOLORE INUTILE

Come evitarlo

Quando hai accettato di dedicarti a Dio e scegliere di vivere volontariamente in una comunità dei testimoni di Geova, eri consapevole del rischio che un giorno avresti potuto prenderti una scottatura. Nel corso degli anni hai visto diversi fratelli cambiare idea e andarsene dalla congregazione. Qualcuno è ritornato, altri non hanno fatto più ritorno. Hai vissuto momenti facili e altri difficili. Alcuni li hai affrontati e superati, altri ancora no. Sono sospesi. Non eri preparato come ti aspettavi a queste disavventure . Non immaginavi nemmeno che questo capitasse anche a te. Ora provi dolore e tanta delusione. Cos’è successo?

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C’è chi vive nella luce e c’è chi ha voglia di spegnerla

Creature marine che vivono di luce propria

Avere fiducia nelle nostre capacità ed essere orgogliosi di ciò che siamo, ci fa brillare di luce propriaperò meglio fare attenzione, c’è chi involontariamente (o volutamente) potrebbe aver voglia di spegnervela.

Purtroppo, è vero, spesso chi irradia gioia, voglia di fare e trasuda benessere, attira le invide del prossimo. Può succedere perché queste persone non hanno la forza per assumersi le proprie responsabilità per provare a cambiare vita. Brillare di luce propria vuol dire godere di buona autostima, avere le giuste ambizioni nella vita e ispirare il prossimo al benessere irradiando buonumore e felicità.

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La seduzione dell’invisibilità

Servendosi della sua invisibilità un essere spirituale continua a trascinare l’umanità nell’errore, nella sofferenza e nella morte. La possibilità di essere invisibili garantisce infiniti poteri. (Efesini 6:12) Comunque non si desidera l’invisibilità solo per il potere. Ci sono situazioni che sfuggono alla nostra volontà, problemi di cui non abbiamo il minimo potere per gestirli e affrontarli, periodi così difficili da voler sparire dalla vista di tutti. Il punto è: che cosa faremmo se nessuno ci vedesse?

Tutto ciò che non si vede ha un fascino pericoloso e presenta i suoi rischi in quanto privo di trasparenza. Quando in congregazione alcuni non riescono più a sopportare certe situazioni stressanti si mimetizzano con l’ambiente di questo mondo, adottando strategie a volte fantasiose pur di non farsi individuare.

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Il futuro degli anziani di congregazione

“I problemi non possono essere risolti con lo stesso modo di pensare che li ha creati.” Albert Einstein

Per Einstein, se un problema è la causa di un certo modo di pensare sarà difficile per chi ha questa attitudine risolverlo, a meno che non sbatta rovinosamente la testa e forse allora capirà che qualcosa non funziona correttamente nella sua testa. Questa caratteristica è evidente anche tra gli anziani di congregazione. Molti di loro non si rendono conto che una certa attitudine nel relazionarsi con i fratelli è sbagliata. Rimane un mistero lo zelo con il quale persistono nel fare certe azioni anche quando è evidente che stanno sbagliando. Il problema è che non si tratta di noccioline quando c’è di mezzo la vita dei nostri fratelli.

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La fragilità della vita

Molti tdG non si considerano fragili e quando scoprono di esserlo vanno in crisi. Abituati a sentirsi forti della verità non prendono in considerazione l’idea di non essere abbastanza forti spiritualmente ed emotivamente e quando lo fanno la cosa riguarda altri.

La fragilità che si nasconde nel profondo dell’animo condiziona il modo di relazionarsi tra fratelli. Oltre a essere una spina nella carne è anche una occasione per riconsiderare la propria vita in congregazione. Le emozioni sono una delle cose più difficili da comprendere e non è un caso che oggi si nota un certo raffreddamento nel modo di comunicare e di esternare i propri sentimenti.

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Come nuvole di passaggio

    Un nuovo tipo di nuvole: le asperitas

Dio si nasconde dietro una nuvola. – Esodo 19:9.

 «Cosa sarebbe Dio senza una nuvola che lo cela?» si chiede Rainer Maria Rilke. Le “nuvole”, nella Bibbia, oltre a indicare la presenza invisibile di Dio, indicano qualcosa di buono per coloro che hanno il suo favore. (Proverbi 16:15) Salomone disse : “Chi guarda le nuvole non mieterà”, riferendosi all’esitazione e all’indecisione di quelli che non portano frutto. (Ecclesiaste 11:4) Le leggere nubi del mattino che presto scompaiono sono usate metaforicamente per indicare l’incostante benignità umana e la brevità della vita. (Osea 6:4) Anche colui che si vanta della sua generosità, ma non dà mai, delude come una nuvola senza pioggia. (Pr 25:14)

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Contatti sospesi e contatti che guariscono

Quando un testimone di Geova viene disassociato i contatti con lui cessano. Eppure, il vangelo di Marco racconta il contrario.

Ora c’era una donna che da 12 anni aveva una perdita di sangue. Aveva sofferto tanto sottoponendosi alle cure di molti medici e aveva speso tutto ciò che aveva, ma anziché stare meglio era peggiorata. Avendo sentito parlare di Gesù, gli si avvicinò da dietro tra la folla e gli toccò il mantello; diceva infatti: “Se riesco anche solo a toccare le sue vesti guarirò”. In quell’istante la sua perdita di sangue si fermò, e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quella dolorosa malattia. Immediatamente Gesù percepì che della potenza era uscita da lui; allora si voltò in mezzo alla folla e chiese: “Chi mi ha toccato le vesti?” I suoi discepoli gli dissero: “Con questa folla accalcata intorno a te chiedi: ‘Chi mi ha toccato?’” Ma lui si guardava intorno per vedere chi era stato. La donna, spaventata e tremante, sapendo che cosa le era successo, si fece avanti e si gettò ai suoi piedi dicendogli tutta la verità. Lui le disse: “Figlia, la tua fede ti ha sanato. Va’ in pace, guarita dalla tua dolorosa malattia”. (Marco 5:25-34)

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Non ha senso continuare a farsi male

Se non sei costretto a stare male, perché lo permetti?

Ti trovi in bilico tra lasciare la congregazione o cambiare completamente il tuo futuro e sei indeciso cosa fare? Se devi ristabilirti è il momento di prenderti cura e ritrovare il giusto equilibrio. Devi cambiare modo di pensare e trovare un nuovo stile di vita. Non serve prendersela col mondo intero sparlando a destra e manca cercando di riscuotere consensi altrui, spesso frutto di ipocrisie e falsità. Smetti di crederti superiore agli altri. Lavora sulle tue reali qualità e non su quelle immaginarie. Pensare di essere speciali è autolesionistico tanto quanto credere di essere nessuno.

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Il coraggio di dire le cose con franchezza

La franchezza è lealtà e schiettezza nel parlare e nell’operare. Si manifesta con una evidente sicurezza nell’affrontare persone o situazioni. Gesù è un esempio di franchezza. Egli parlava a chiunque senza giri di parole. Il contrario di franchezza è ambiguità, doppiezza, falsità, ipocrisia, simulazione. Ma anche paura. Quella paura che rende inerti, rinunciatari e incapaci di qualsiasi iniziativa.

Chi è franco non si sottrae alle responsabilità di rinnovamento dettato dalle esigenze bibliche, né alla trasparenza e alla lealtà nei rapporti fraterni. Il parlare di chi dice e non dice proviene spesso da un animo ondeggiante, ma anche dalla paura di essere giudicato. La franchezza è uno dei comportamenti a cui ogni cristiano è chiamato ad assumere. Non sempre il facile consenso è segno di unità e neppure l’unanimità, purché essa non passi attraverso il confronto schietto e libero.

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Testimoni di Geova che spariscono senza dare spiegazioni

A causa di ferite vere o presunte, tagliano i ponti con tutti, familiari, amici e congregazione.

 Di questo argomento ci eravamo occupati in passato con l’articolo: Ghosting, il fratello che scompare. Riprendiamo di nuovo quello che ci sembra un tema abbastanza controverso in congregazione: sparire letteralmente senza dover dare spiegazioni a nessuno, nemmeno agli amici più cari.

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inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

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