Abacuc e l’inattività silenziosa di Geova

abacucdonatellomuseodelloperaduomofirenze«Certamente continuerò a stare al mio posto di guardia e vigilerò, per vedere che cosa egli proferirà».

Il profeta Abacuc visse in un periodo particolarmente turbolento della storia di Israele. Il re Ioachim aveva un disprezzo assoluto per la legge di Dio. Ovunque c’era lite e contesa, la legge era paralizzata. I malvagi aggiravano le disposizioni legali pervertendo il diritto a discapito di molti innocenti.

Mentre Geova rimaneva in silenzio, Abacuc non capiva l’apparente inattività di Dio e gridava per avere giustizia: «Fino a quando, o Geova, devo invocare soccorso, e tu non odi? Perché taci quando qualcuno malvagio inghiotte qualcuno più giusto di lui?» (Abacuc 1:2,3,13-17). L’impazienza e lo sconforto si erano impossessati del profeta.

Quando Geova rispose ad Abacuc, ciò che disse fu più sorprendente del suo silenzio. Dio avrebbe suscitato i Caldei per castigare Israele, soluzione inimmaginabile per Abacuc. Spesso capita che chiediamo a Dio come deve rispondere alle nostre richieste. Ci sono circostanze in cui egli risponde esattamente in modo opposto a ciò che speriamo. Anzi, ci sono situazioni nelle quali Dio permette che esse peggiorino prima di un suo intervento.

Dobbiamo essere preparati all’imprevedibile. Dio, se lo ritiene necessario, può utilizzare anche un «Caldeo» per disciplinare il suo popolo. La storia segue sempre un piano divino. Le cose non avvengono per caso. Dio non ha necessità di consultarci, ha i suoi tempi fissati e il suo modo di fare. A volte può non dare risposte specifiche in merito ai nostri problemi, perché si aspetta che lasciamo il problema nelle sue mani.

«Certamente continuerò a stare al mio posto di guardia e vigilerò, per vedere che cosa egli proferirà».

Gesù, prima di morire implorava Geova e non comprendeva appieno il suo silenzio. Nonostante tutto, si affidò a suo Padre sulla base della fiducia che riponeva in lui. (Matteo 26:39) Anche se in questa circostanza Dio decise di rimanere “inattivo”, non vuol dire che non soffrisse nel vedere suo Figlio agonizzante. Non era sordo alle implorazioni di Gesù morente.

Nessun essere umano potrà mai comprendere il dolore più grande che Dio abbia mai provato quando è morto Gesù. Piuttosto che porre domande a Dio, è più appropriato interrogarsi sulla propria sordità. Attenzione ad attribuire agli inattivi il silenzio delle opere. Non tutti sono indifferenti al dolore e non tutti gli inattivi si nascondono. Dio ci parla con il silenzio delle sue opere.«I cieli narrano la gloria di Dio», dunque non c’è bisogno delle parole (Salmo 19:1). Il profeta Elia conosce Dio nella voce del tenue silenzio – «mormorio di un vento leggero» è tradotto letteralmente «la voce del silenzio» – 1 Re 19:12.

Noi vorremmo che la sua parola si facesse sentire laddove Dio tace. Eppure, la Parola di Dio è fatta di parole silenziose che non sentiamo con le orecchie, ma le vediamo con gli occhi, le leggiamo con la mente e le udiamo nel cuore.

cielo-ondulato-in-nuova-zelanda-nasaCielo ondulato in Nuova Zelanda, foto NASA

Ci sono situazioni in cui Geova vuole vedere fino a che punto arrivi la nostra fiducia in lui. E ne ha tutto il diritto per farlo. Lui non si nasconde, ma è l’incapacità dell’uomo di vederlo quando c’è. Geova è vicino a noi più di quanto possiamo immaginare: «Veramente Geova è in questo luogo e io stesso non lo sapevo». (Genesi 28:16) Alcuni fedeli servitori di Geova trovano difficile applicare il consiglio di «lasciare in silenzio il problema nelle mani di Geova».

Pur se comprensibili, le loro perplessità non devono diventare un ostacolo insormontabile, al punto di fossilizzarsi sulle proprie posizioni. Una volta che abbiamo lasciato il problema a Geova, non ce ne staremo con le mani in mano, anzi dobbiamo svincolarci dal problema, smettere di preoccuparci, non parlarne più con nessuno spegnendo il fuoco dei discorsi sconsiderati e salire come Abacuc sul nostro posto di guardia, vigilando e aspettando che tipo di risposta Geova ci darà.

Dobbiamo imparare ad affrontare i problemi dal punto di vista di Dio e non da un’ottica umana. Quando il profeta si concentrò sulla santità di Dio, il suo problema diventò insignificante. Se ancora non l’abbiamo capito o ce ne siamo dimenticati e abbiamo bisogno che qualcuno lo ricordi: la nostra prima preoccupazione è la santificazione di Geova e non la peccaminosità dell’uomo. Altrimenti servire Dio si riduce egoisticamente soltanto alla soluzione dei nostri problemi.

Se Dio ci serve solo quando abbiamo bisogno, c’è da chiedersi quale sia la differenza tra un testimone di Geova e un fedele di un’altra religione. L’inattività di Dio è un concetto sbagliato che l’uomo s’inventa quando le richieste del suo cuore non vengono ascoltate. In realtà è in quei momenti che Geova agisce in maniera sorprendente e inaspettata.

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