Alcuni hanno la memoria cieca

I ricordi sono sempre attendibili? Si possono sviluppare falsi ricordi di eventi che non sono mai accaduti?

La più famosa studiosa in questo campo è la psicologa americana Elizabeth Loftus, che negli ultimi tre decenni ha lavorato anche come esperta legale in molti casi di falsi ricordi su abusi sessuali. Le sue ricerche sulla cecità della memoria, sullo sviluppo di ricordi mai accaduti nella realtà e sulla manipolazione di immagini digitali, hanno suscitato un vespaio di polemiche e un’ondata di denigrazione e di minacce di morte nei suoi confronti.

Sono molti i casi di accuse da parte di minori nei confronti di adulti rei, secondo loro, di averli abusati sessualmente. Molte di queste accuse hanno devastato completamente intere famiglie. Persone innocenti accusate e intere famiglie distrutte. Smentire certe false accuse non è molto gradito dal pubblico, alle persone interessano le notizie sensazionali, che fanno presa sull’immaginario collettivo, meno quelle dove la falsa notizia viene smentita e smontata pezzo per pezzo.

Molte responsabilità sono da addossare a chi esercita un potere giudiziario fin troppo giustizialista. La tendenza è quasi sempre quella di credere più all’abusato che all’accusato. La stessa ricercatrice afferma che “il pendolo si è spinto troppo lontano nella direzione di credere automaticamente all’accusatore”.

Alcuni non riescono a recuperare i loro ricordi e per non perderli ne costruiscono di nuovi. Il falso ricordo è del tutto inventato o deriva da altri ricordi reali, ma in parte alterati. Un falso ricordo può essere condizionato da altri ricordi distinti e combinati insieme. Ognuno di noi è testimone involontario di fatti che la nostra memoria “fotografa” e archivia tra le sue cellule nervose. Tutta questa massa di ricordi è destinata solitamente a rimanere nell’ambito delle nostre esperienze private, il problema è il recupero del ricordo originale.

L’ invecchiare del ricordo permette più facilmente l’introduzione di notizie false. Dopo un anno diventerà molto difficile capire se una certa informazione è stata ottenuta da una fonte piuttosto che da un’altra. Un altro fattore che può alterare la percezione è la griglia dei pregiudizi che operano inconsapevolmente dentro di noi. Un altro pericolo della memoria è quello di etichettare le persone. In questo modo, però, man mano che il tempo passa, il ricordo si appoggia più sul pregiudizio che sulla realtà dei fatti.

Geova ha creato il cervello umano in maniera complessa, con la meravigliosa capacità di ricordare il passato affinché sia utile per il futuro in caso di bisogno. Lo progettò come un deposito cui si può attingere senza che il suo prezioso contenuto si esaurisca. Cancellare un nostro confratello dalla nostra memoria significa distruggerne completamente la personalità.

Un cervello poco usato è come una biblioteca che ha solo pochi libri.

Importante per la memoria è lo sviluppo del linguaggio. L’uso del parlare corretto, di parole espressive, l’evitare parole volgari e oscene, edifica la “biblioteca” della memoria per un uso proficuo. Di capitale importanza per lo sviluppo della mente è il nostro atteggiamento. Esso determina in larga misura le cose che mettiamo nella nostra memoria permanente.

Se amiamo esclusivamente le cose che solo divertono la mente, può darsi che non oltrepassiamo mai il livello mentale di un bambino di dodici anni. Non avremo nella nostra memoria le cose di cui la mente ha bisogno per collegare insieme i vari pezzi e pervenire a serie conclusioni sulle cose importanti della vita. Se accentriamo il nostro amore e la nostra attenzione su cose non essenziali o degradanti, la nostra memoria sarà piena di “rifiuti”, e non ne tireremo fuori altro che rifiuti.

Un aspetto fondamentale è la capacità d’avere spiritualità, il bisogno di una relazione con Dio. Infatti, la mente fu creata con questa capacità. (Genesi 1:26) Tutti gli uomini hanno il desiderio di adorare, e persino gli sforzi dei governi atei non sono riusciti a soffocarlo completamente. Se non si soddisfa questa capacità o necessità, l’uomo non può essere felice.

Pertanto, la mente che non assimila cose spirituali non opera pienamente secondo il modo in cui doveva funzionare. L’improprio funzionamento della mente influisce, a sua volta, sull’intera persona, e ne risulta il deterioramento. (Giacomo 1:13-15) Ma possiamo rinnovare la nostra mente così che operi nel modo stabilito per essa dal suo Fattore. (Romani 12:2)

Perché i ricordi sembrano svanire? Come ad esempio, quelli felici trascorsi con i fratelli durante gli anni delle nostre attività. Spesso è per mancanza di interesse. Un altro fattore che può mettere in crisi la nostra capacità di ricordare è un cambiamento di situazione o di luogo. Le cose si ricordano meglio nel contesto in cui le abbiamo imparate. Per fortuna non dobbiamo ricordare tutti i milioni di informazioni elementari che entrano ogni giorno nella nostra mente; gran parte di queste sono banalità.

Tuttavia, quando una cosa è importante, possiamo imparare a fissarla nella mente prestandovi speciale attenzione: prendendo nota; capendo bene le informazioni; visualizzando per creare un’immagine mentale; si possono esprimere le azioni a parole; vi potete mostrare interessati al soggetto o all’argomento; organizzando le informazioni per categoria e ripetendole nelle conversazioni.

La verità non si dimentica mai, si impara a vivere senza di essa.

Alcuni che un tempo si associavano con la congregazione sono divenuti vittime dell’ossessione della memoria, dei super ricordi. Per costoro, nemmeno le amnesie si rivelano salutari. È che proprio non ci riescono a passar sopra a certi torti subiti. Appuntano ogni screzio, ogni torticino, ogni errorino nella loro agenda mentale. E se qualcuno per sbaglio gliele fa tirare fuori, in un lampo sono capaci di ricostruire con precisione certosina ogni piccolo dettaglio. Sono cristiani che non dimenticano, schiacciati dalla mole dei torti subiti e prigionieri del passato.

Eppure, i loro “carnefici” hanno dimenticato tutto o non ricordano più nulla. E allora dimentica chi ti ha dimenticato. Una lunga esposizione del vostro cervello a fatti passati che vi bruciano dentro compromette l’efficacia dei neuroni. Ne vale la pena? Ricordate che il vostro sistema cerebrale scava a fondo tra i vostri vecchi ricordi, soprattutto quelli penosi, senza il vostro consenso.

È forse vero che qualcuno in congregazione non vi ha mostrato rispetto o non si è comportato bene nei vostri confronti e che tutt’oggi ne state pagando le conseguenze. Perché ricordare solo il male e non il bene ricevuto? La vita a volte è strana: ci ricordiamo il male ricevuto ma non il bene. Se poi siamo noi a fare del male ce ne dimentichiamo al più presto e ci ricordiamo invece il bene fatto.

Nella Bibbia raramente si parla di ricordare il male subito. A parte Dio che si ricorda del male fatto al suo popolo dai nemici. Invece, sono numerosissime le invocazioni che invitano Dio a non ricordarsi del male compiuto. Molte di queste invocazioni fanno appello alla sua benignità, misericordia, clemenza, bontà, ecc. Anche qui la vita presenta risvolti strani: chiediamo a Dio di non tener conto delle nostre mancanze, ma siamo spietati nei confronti di chi ha sbagliato nei nostri confronti.

Per nostra fortuna, il cervello ha anche la capacità di dimenticare quelle cose che non servono, senza che gli diamo il permesso per farlo. È un ottimo ottimizzatore, nel senso che fa di tutto per risparmiare energia che sprechiamo inutilmente e per portarsi a una migliore condizione psicofisica.

Quando un nostro conservo o un ex, confessa che per lui è molto difficile o impossibile, dimenticare un torto subito o una situazione negativa in cui è rimasto coinvolto suo malgrado, di fatto sta dicendo che è un suo bisogno fondamentale, che è stato frustrato e che la sua ferita psicologica è ancora aperta.

Può darsi che abbia bisogno di stima, di affetto, di comprensione, di riconoscimento, di appartenenza, di sicurezza. Probabilmente tende a turbarsi non per l’offesa ricevuta, tale o presunta, ma per come lui o lei interpreta i fatti, per come sono presentati o rappresentati.

Se proprio non si riesce a dimenticare, occorre chiarire subito che l’obiettivo da raggiungere non è quello di cancellare dalla memoria il ricordo del torto subito, quanto piuttosto di far sì che tale ricordo non interferisca più nel rapporto che ha con il fratello coinvolto e in genere con la congregazione.

Convincersi che siamo noi stessi la causa delle nostre emozioni (non del torto subito) e sentirci responsabili del trattamento che riserviamo a noi stessi è un importante passo da compiere. Non si dimentichi che non si tratta tanto di reprimere i sentimenti che si provano, quanto i pensieri che causano la sofferenza mentale.

Un aspetto notevole da non sottovalutare è il riconoscimento dei peccati fatti da parte del trasgressore e di cui forse non siamo a conoscenza del suo pentimento. Prima di giudicare, forse è il caso di riflettere sulle parole che Dante scrisse nel terzo canto del Purgatorio e che si riferiscono a coloro che furono scomunicati:

«Vedi oggimai se tu mi puoi far lieto,
revelando a la mia buona Costanza
come m’hai visto, e anco esto divieto;
ché qui per quei di là molto s’avanza».

(Vedi se puoi farmi felice [Manfredi padre], rivelando alla mia buona Costanza [figlia] come mi hai visto – tra le anime salve – e anche questo divieto; qui, infatti, si traggono grandi benefici grazie alle preghiere dei vivi).

Incontro con i contumaci

Dante e Virgilio sono giunti ai piedi di un monte la cui parete è così ripida che è impossibile scalarla. In quel momento appare un gruppo di anime che si muovono lentamente verso di loro. Virgilio chiede dove sia l’accesso più facile al monte, rassicurandoli che Dante è ancora vivo. I penitenti fanno cenno con le mani di tornare indietro e procedere con loro nella loro stessa direzione.

 

 

Interpretazione

Dante approfitta di questo incontro con il re svevo Manfredi per fare una disquisizione sulla giustizia divina. Manfredi ha avuto un comportamento litigioso, insofferente e ribelle nei confronti dell’autorità ecclesiale e per questo è stato combattuto, ferito mortalmente durante la battaglia e scomunicato dalle gerarchie della Chiesa.

Il suo sincero pentimento prima di morire gli ha permesso di non andare all’inferno, nonostante Manfredi avesse peccato grandemente. Dante è già in rivolta con le istituzioni ecclesiastiche corrotte che si arrogano il diritto di stabilire in modo irrevocabile il destino ultraterreno dei loro nemici.

Per Dante solo Dio può giudicare la salvezza o il giudizio avverso. Manfredi supplica Dante, una volta tornato nel mondo terreno di andare da sua figlia Costanza, affinché preghi per lui in modo da accorciare la pena che deve scontare.

Ciò che Dante vuole evidenziare è il fatto che l’uomo non può conoscere tutto e che c’è un limite alla ragione umana, per cui la giustizia divina non sempre è comprensibile e spiegabile in termini umani.

Occorre umiltà, sia da parte dei peccatori che dalle autorità ecclesiastiche quando giudicano colpevole di scomunica un peccatore. Dante invita ognuno a rimettersi a Dio e alla sua giustizia giusta e misericordiosa. Purtroppo, nel tempo la memoria cieca tende a condannare, altera i fatti e interpreta a modo suo la giustizia divina.

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