“Amanti dei piaceri piuttosto che di Dio”

(2Timoteo 3:1-4)

Si può incontrare Dio in una società globalizzata e scristianizzata come quella attuale? Se lo chiedono Julián Carrón e Andrea Tornielli, autori del libro Dov’è Dio?

La fede cristiana è messa a dura prova in un periodo di grande incertezza come quello della pandemia in corso. La speranza in Cristo è la risposta alla crisi attuale della fede. Una fede che purtroppo rischia di perdersi pur vivendola. Il problema è che diventi un’abitudine e perda così la sua attrattiva.

C’è bisogno che i valori originari del cristianesimo diventino l’asse portante della propria vita. C’è bisogno di rivalutare la figura di un Cristo che risponda ai bisogni umani. Nell’incontro con la samaritana, Gesù entra in dialogo con lei, non elencando una lista dei suoi peccati, ma con una richiesta “Dammi da bere”, quasi a voler chiarire sin da subito che è lui ad aver bisogno di lei, almeno momentaneamente. (Giovanni 4:3-43)

Sembra assurdo, ma è così, Geova ci ha fatti per amore e lui sente il bisogno che l’uomo lo ami. La richiesta iniziale dell’acqua è solo un mezzo reale per arrivare al nocciolo della questione: l’offerta di Gesù alla samaritana dell’acqua viva. Ora lei si rende conto di aver bisogno di quest’acqua. Gesù, dunque, inizia il dialogo con un suo bisogno per giungere alla conclusione che è la donna ad aver realmente bisogno di bere l’acqua della vita di Gesù.

Molti tra le folle che seguivano il Maestro erano peccatori, persone che non si sentono a posto, persone ferite, come un gregge senza pastore. Oggi non esiste dialogo con Dio perché non riconosciamo le nostre ferite e il nostro bisogno spirituale. E soprattutto scartiamo Dio come soluzione dei nostri problemi.

Molti fanno finta di niente, si illudono di nascondere sotto la cenere i loro problemi o pensano di risolverli con i piaceri di questo mondo. Non trovando risposte di proprio gradimento, zittiscono il vero desiderio, anestetizzandolo o riducendolo sempre più a qualcosa di antico, fuori dal tempo. Chi esclude Dio dalla sua vita tira a campare.

Si diventa cristiani per “attrazione” stimolando i desideri nascosti nel proprio cuore. In una società fatiscente dove i cuori dell’uomo sono rovinati, siamo chiamati a divenire, quelli che Isaia chiama “riparatori di mura diroccate, restauratori di strade da popolare”. (Isaia 58:12)

Gesù non giustifica il male delle persone, dà loro l’opportunità di cambiare, ecco il senso dell’attrazione reciproca. Sperimentano una misericordia assolutamente unica, inaspettata, che dà loro l’opportunità di cambiare.

Dio interessa a chi ha bisogno di lui, a chi desidera sinceramente cambiare. Si affida a Dio perché le risposte che cerca seguono un disegno che non è il suo, ma divino.

Invece di porsi la domanda: “Dov’è Dio'” è più saggio chiedersi: “Dove siamo noi?” nel disegno di Dio. Prima dello scoppio della pandemia, l’uomo non si poneva molte domande sulla sua esistenza, ma gli eventi che lo hanno travolto lo costringono a interrogarsi sul senso della vita.

Se hai abbandonato Dio, chiedendoti dove si trovava quando ne avevi bisogno, è il caso di ripensare a quando eri vicino a Geova e alle benedizioni che ricevevi man mano che andavi di pari passo con il suo volere.

“La promessa infatti è per voi, per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, per tutti quelli che Geova nostro Dio chiami a sé”. (Atti 2:39)

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