Apartheid

Così vid’i’ adunar la bella scola di quel segnor de l’altissimo canto che sovra li altri com’ aquila vola.

Sono sospesi in un limbo infame. Privi di fede pur avendo ricevuto il battesimo. Le loro opere appartengono al passato. Non gioiscono, perché al presente sono impediti di vedere il futuro Regno dei Cieli.

Non puniti per peccati commessi, ma considerati alla stregua degli allontanati e dimenticati dai più. Isolati da coloro che vivono nei Campi Elisi dove la vita per questi mortali di Dio scorre serena e felice, mai sfiorata dalle intemperie e sospinta dal soffio eterno dello Spirito che rinfresca e ristora le anime dell’immensa moltitudine di operatori della fede. Immensi campi fioriti dove la vita è perennemente pacifica e festosa.

Categoria umana convintasi che tal estasi sia raggiungibile solo attraverso il completamento di tappe dolorose, sacrifici sofferti e offerti all’altare del pentimento e del raffinamento delle proprie colpe presunte o vere. Tipini che in buona fede o per ignoranza arringano dal pulpito con l’eloquenza da tribuno. Essi bastonano, a volte con la compiacenza silente e indifferente della maggioranza sodale di un giustizialismo purificatore da ogni genere di eresia e ribellione.

Dannose figure, incapaci di riconoscere i loro errori perché guidati da un furore messianico che non accetta contraddizioni, né ripensamenti. Generazioni intere, prima educate a una conoscenza che porta alla libertà, poi rivelatasi nel tempo, effimera e apparente. Se non reciti i loro motivetti canticchiati di continuo dai megafoni orwelliani, la colpa è solo tua.  Se adesso ti trovi nel limbo dell’inazione, la colpa è ancora tua.

Sei sempre tu il colpevole, mai ci fu complicità di altri, soprattutto di quelli che stanno seduti sul trono dell’ipocrisia. Un manipolo di uomini che nell’ombra controllano con pugno di ferro e guanti di velluto migliaia di foche ammaestrate a tal proposito.

bella-scola-del-limbo Disegno raffigurante la “bella scola” del Limbo

Segregazione teocratica da parte dei puritani dello spirito. Bantu sfrattati con la forza dalle loro convinzioni, deportati nelle homeland delle restrizioni e privati di passaporto teocratico per non muoversi liberamente nelle zone degli Elisi, pena l’espulsione eterna e relativo confine nel limbo dell’infamia.

Apartheid teocratico, separazione spirituale, segregazione dalla comunità, è questo il tuo destino se obietti deliberatamente. Confinato nei meandri dell’oscurità spirituale, dove non puoi più comunicare con i tuoi fratelli, perché la lealtà a una legge è posta sopra la tua famiglia e i tuoi affetti. Il rispetto per l’ordine è una componente fondamentale e qualunque impressione faccia, chi appartiene alla comunità è un servo della legge, quindi appartiene alla legge e non può sfuggire al suo giudizio.

Spalle girate e porte chiuse se esci dal Tempio. E poi a preoccuparsi se presentano la vita della Grande Fratellanza Mondiale in modo distorto, con false interpretazioni e rilievi alle cose negative. In realtà sono tante le cose buone che vanno sottolineate. Ma il loro modo di intendere gli allontanati coatti o volontari, per quanto si sforzano di dimostrare un’obiettività scritturale, non serve a curare il malato.

Contro gli amplificatori senza frontiere di notizie cattive e tendenziose c’è bisogno di uomini che siano un esempio di Cristianesimo. Riuscirà la moltitudine a sollecitare i futuri “governanti mondiali” a una rapida capacità di adattamento agli sviluppi del mondo contemporaneo, facendoli uscire dall’apartheid religioso in cui si sono chiusi?

Potrà il Cristianesimo rileggere i propri libri sacri non per confermare i propri dogmi, ma per pensarli e ricomprenderli in modo che essi possano parlare a un mondo diverso? Riuscirà “il ricco signore a trarre dal suo deposito cose vecchie e cose nuove?” Si può misurare la verità anche avendo opinioni divergenti dalla maggioranza senza essere accusati di pensiero deviante e confinati nel limbo infame dell’apartheid?

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