Aumentiamo le risorse interiori

alpinista

Non tutto ciò che si presenta nella nostra vita è invalicabile. Chi si avventura a scalare una roccia senza esserne capace?

Un’apertura dei vertici alla Rete e un uso più crescente dei mezzi tecnologici da parte dei proclamatori hanno permesso, in questi anni, il sorgere di comunità virtuali. Si tratta di vere e proprie Agorà frequentate da navigatori fissi o di passaggio. Con l’andare del tempo, esse sono diventate i luoghi del “dopo adunanze”, dove ci si scambia in tempo reale ogni genere di informazioni spirituali ed esperienze personali.In queste Agorà virtuali si cerca di far luce sulla realtà delle congregazioni. A volte si descrive la vita nell’Organizzazione come quella di un vero Paradiso, dove regna sovrano il benessere spirituale. Altre volte si leggono esperienze e fatti di fratelli vittime del sistema teocratico vigente. Molti, provati nella fede, cercano in queste comunità virtuali, quel rifugio spirituale che non trovano negli anziani. (“Non sono i sacerdoti a dover riparare le crepe della casa di Geova?”– 2 Re 12:6). Non mancano i consigli in campo spirituale da parte di autori di post che hanno il dono di scrivere con una penna dai colori caldi e con i toni appassionati e affettuosi. (“Sia la mia lingua come lo stilo di un esperto copista” – Salmo 45:1).

RESILIENZA

Questi luoghi di ritrovo virtuale sono diventati per gli internettiani che si affacciano, una finestra aperta dove “vedere” storie e fatti personali. Tempo fa era impensabile, che si potessero raccontare esperienze personali agli sconosciuti del web. Ciò che emerge da questi luoghi d’incontro, è una crisi globale, non più transitoria. Si tratta di una crisi interiore, che riguarda la debolezza del cristiano e la sua incapacità di saper reagire alle difficoltà; un progressivo indebolimento delle forze mentali e motivazionali. Si assiste a una perdita delle risorse interiori, chiamata in psicologia “resilienza”, cioè la mancanza di capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici. Di fronte alle difficoltà, il cristiano abbattuto non è più in grado di riorganizzare la propria vita in modo favorevole. A volte le nostre aspettative non sono quelle che speravamo. Ci sentiamo come Giobbe: “Mi aspettavo il bene ed è venuto il male/invece della luce mi è piombato il buio/Sono sconvolto, non ho pace/mi si presentarono giorni di afflizione/Rattristato camminai in giro quando non c’era la luce del sole/invocavo aiuto nella congregazione”. – Giobbe 30:26-28.

stress

Non fuggire dallo stress, impara a gestirlo.

Ogni tanto disconnettiti e crea uno spazio per le tue risorse interiori

Viviamo in una teocrazia, dove non si coltivano più come un tempo pazienza, impegno e fatica. Questo tipo di società, basata su un mondo che ancora deve venire, sembra fatta su misura per persone che non devono pensare troppo autonomamente, con una bassa forza di volontà. Per chi ha scatola cranica pensante, il rischio di essere bollato come pessimo cristiano si alza in maniera esponenziale, e con esso anche lo stress. Si ha la convinzione che pochi abbiano il controllo sulle scelte della propria vita. Inoltre, si ha la sensazione di una pressione volta a far sentire i cristiani deboli, fragili e incapaci di fronteggiare le difficoltà senza l’aiuto di mamma America. Ogni minima difficoltà deve essere risolta con la Torre o per mezzo di sermoni liturgici. Inoltre, la mancanza di meritocrazia disincentiva la fede nell’impegno come strumento per servire i fratelli. Si finisce per confondere le mete spirituali e il sano desiderio di aspirare a una nomina con quella dei risultati numerici. Pur ricevendo da queste comunità virtuali l’incoraggiamento necessario per andare avanti, allontanarsi dalle congregazioni perché scoraggiati, potrebbe indebolire il senso di realtà che si basa sull’esperienza sensoriale umana. Diventa più difficile un’elaborazione autonoma di pensieri e di emozioni: diventa vero solo quello che viene “condiviso” in una tabella virtuale. Mai nella storia cristiana è avvenuto un cambiamento così radicale delle condizioni cognitive. In Rete si vive solo con la mente, il corpo non si sa dove sia. Una rete globale ricopre la Terra d’informazioni e d’immagini, contatti ovunque e senza dimora, un nuovo ambiente mentale, impegnativo.

aquilaI cambiamenti incessanti nell’Organizzazione creano stress. Far fronte a un’ansia, fino a poco tempo fa sconosciuta ai volontari del servizio a tempo pieno, ha indotto non pochi a passare da una gestione diretta delle direttive teocratiche a quella di un Testimone gestito dalle circostanze. Il nostro cervello è poco allenato alla resistenza, meno pronto a reagire rispetto al passato. Spesso, le nostre caratteristiche cognitive differiscono notevolmente rispetto alle competenze che l’organizzazione richiede. Esiste una soluzione che è impegnativa e faticosa, ma sembra l’unica realistica: non attendersi soluzioni che vengano dall’alto, ma investire su se stessi, recuperando le proprie risorse personali, oggi in gran parte atrofizzate dalla monotonia spirituale. Si tratta di una resistenza non fisica ma cognitiva. Spesso saper resistere dipende da cosa abbiamo imparato dalle esperienze, dalle nostre risorse e dalle difficoltà. Pensare di “non farcela” è un modo di pensare “autosabotatorio”. Il rischio che diventi una profezia auto-avverante è molto elevato, visto che il modo di pensare genera i comportamenti reali. In questi casi è importante esercitare “l’uso delle facoltà di percezione per distinguere il bene dal male” – Ebrei 5:14. Noi “valiamo più di un passero” agli occhi di Gesù. Quando il lampo guizza e il tuono rimbomba, le pecore non guardano il cielo tempestoso, ma il loro vero Pastore. Il nostro amore per Geova non svanisce all’alba come la rugiada del mattino. Geova ha suscitato in noi il desiderio di Lui. La nostra storia di Testimoni è scritta nel suo libro con inchiostro indelebile. Quando le nostre forze interiori vengono meno, possiamo trovare un rifugio sicuro sotto le ali remiganti di Dio. “Egli da allo stanco potenza, e a chi è senza energia dinamica fa abbondare piena forza… quelli che sperano in Geova riacquisteranno potenza. Saliranno con ali come aquile. Correranno e non si affaticheranno; cammineranno e non si stancheranno” – Isaia 40:29,31

“Quando uno cade forse non si rialza? Se uno perde la strada non torna forse indietro?” – Ger. 8:4. Questo genere di consapevolezza è un’arma potente per contrastare questi problemi. Il cristiano è normalmente a suo agio con lo stress, a patto che non sia troppo prolungato o troppo eccessivo. Oggi, se molti annaspano, è perché si sono trovati esposti improvvisamente a livelli ai quali non erano adeguatamente preparati.

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