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Curare o guarire?

Guarire è necessario. Curare lo è anche quando non sembra necessario.

Nel caso di una malattia, molti studiosi si chiedono se sia il farmaco a guarire o la volontà della persona supportata dalla cura. Sono molti quelli cui viene prestata la cura, ma fra questi, non tutti vogliono guarire. In ambito medico, sono famose le parole di Ippocrate, riportate sopra. La guarigione, spesso, è legata più che alla cura alla volontà di rinunciare a tutto ciò che provoca la malattia.

Molte guarigioni, al tempo di Gesù, dipendevano anche dalla fede in lui quale Figlio di Dio. Tuttavia ci furono casi in cui per guarire non fu necessaria tale fede, ma il desiderio dell’afflitto a voler guarire. Infatti, a un uomo che si trovava nella piscina di Betzata, e che non lo riconobbe come Cristo, Gesù gli chiese: “Vuoi essere sanato?” (Giovanni 5:5-9).

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“Questo popolo mi onora con le labbra”

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Matteo 15:8

Come rispondono personalmente e in coscienza i testimoni di Geova alla domanda riportata in alto dal sito JW.ORG? Siamo così sicuri che gli inattivi siano considerati in maniera diversa dai dissociati? Sicuri che non vengono evitati come scritto sopra? Siete certi di fare sforzi per mantenere i contatti e ravvivare il loro interesse per le cose spirituali? Chi fanno questi sforzi: gli anziani o i proclamatori?

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Aiutate coloro che sono inattivi

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Considerazione su alcuni punti riportati nel libro “Pascete il gregge di Dio”.

“Voi come pastori, abbiate cura del gregge che Dio vi ha affidato; sorvegliatelo non solo per mestiere, ma volentieri, come Dio vuole. Non agite per il desiderio di guadagno, ma con entusiasmo. Non comportatevi come se foste i padroni delle persone a voi affidate, ma siate un esempio per tutti” – 1 Pietro 5:2,3. (PS)

Il sorvegliante del servizio e il segretario, presteranno attenzione quando si faranno le assegnazioni degli inattivi nei vari gruppi della congregazione,poiché la responsabilità ricade sul sorvegliante del gruppo, che dovrebbe poi adoperarsi per fornire l’aiuto necessario.

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“Bentornato, figlio mio!”

ilfigliolprodigo

Non tutti gli inattivi si sono allontanati da Dio.

Un fratello inattivo racconta com’è stato accolto dalla congregazione: “Mi sono sentito come il figlio prodigo”. Ricorda ancora con commozione le sincere parole di affetto che disse una sorella anziana: “Bentornato, figlio mio!”

“Bentornato” è un aggettivo che indica gradimento e apprezzamento. “Figlio mio!” è un’affermazione che rievoca la paternità dell’amore mostrato al figlio prodigo. Ricorre spesso nella Bibbia ed è riferita a Geova, il Padre delle tenere misericordie. Per la sorella anziana l’inattivo è come un figlio, degno di tenere misericordie. Chi ritorna è più di un fratello. “Figlio mio” è

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inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

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