Beccarsi tra pennuti

In questo dipinto di Antonio Ligabue (1899-1965) è rappresentata una tipica scena di campagna, dove due galli in un pollaio si stanno beccando. I galli si beccano sempre fra loro. E’ nella loro natura: uno dei due è sempre di troppo. Si beccano quindi per una questione di supremazia, di potere. Diverso è il comportamento di origine nervosa tra galline, detto cannibalismo. Tale comportamento si manifesta prevalentemente in animali tenuti in ricoveri angusti, in presenza di sovraffollamento e quando le mangiatoie non sono sufficienti. La causa scatenante è infatti sempre la competizione. La vista del sangue dell’animale ferito o beccato stimola la «curiosità» delle altre galline a beccare anche loro la vittima più debole. Si tratta di un comportamento imitativo violento. In molti casi come questi, gli allevatori mutilano il becco del pennuto.   

Beccare significa prendere il cibo con il becco. Riferito alle persone, beccarsi indica: bisticciare, punzecchiarsi, dirsi insolenze, esprimere un disappunto con frasi pungenti, risate e mormorii.

Alcuni che si definiscono cristiani adottano, all’interno delle comunità, questo modo anomalo di vivere la loro vita. Si beccano, si incolpano, si giudicano, si criticano, si lamentano gli uni con gli altri. Dicono che ogni Dio si riconosce dal modo come viene adorato da un suo servitore. Ti lamenti? Allora il tuo è un Dio lamentoso. Critichi? Anche il tuo Dio è un criticone. Ti becchi con un altro? Bene, anche al tuo Dio piace beccare? Insomma, ti meriti il Dio che hai. Non è Dio che ti ha fatto a sua somiglianza, sei tu che ti sei fatto Dio a tua immagine e somiglianza.

Il problema di beccarsi è come nel caso dei pennuti un fattore imitativo. Alcuni cristiani sono indotti, anche inconsciamente, a beccarsi fra loro. A volte si assiste, soprattutto in Rete, a un vero incontro di cannibalismo religioso. Non ci crederete, ma chi critica ha un’incredibile capacità di riunire sotto le proprie ali un numero cospicuo di polemisti, esercitando un potere distruttivo come pochi sanno fare. Al riguardo, il pensiero di Dio è chiaro: “Smettete di parlare gli uni contro gli altri” (Giacomo 4:11); “Non devi andare in giro a diffondere calunnie” (Levitico 19:16); “Chi torna sulla stessa questione divide i buon amici” (Proverbi 17:9); “Non parlare in modo offensivo di nessuno e di non essere litigiosi, ma di essere ragionevoli, mostrando ogni mitezza” (Tito 3:2); “Se continuate a mordervi e a sbranarvi a vicenda, state attenti a non annientarvi a vicenda” (Galati 5:15). Ciò che si condanna è la critica diffamante, non quella che in alcuni casi è corretta, giusta e costruttiva.

Molti cristiani non si rendono conto di quanta maldicenza, critica fasulla e false accuse circolano nel Web. Maldicenze che scaturiscono quasi sempre da relazioni fraterne guastate. Chi becca i fratelli con accuse insensate ha un modo di parlare carnale, che imita il grande “accusatore” dei fedeli di Geova (Rivelazione 12:10). Chi pretende di avere lo Spirito Santo in sé parla in questo modo? I farisei praticamente criticavano e giudicavano tutto e tutti. Sentenziavano in maniera intransigente, spietata, negativa. Ingigantivano le colpe del popolo e minimizzavano le proprie. Chi becca ha questa tendenza (Matteo 7:1-5). Con questo atteggiamento puoi definirti ancora cristiano?

Si può non essere d’accordo su certe opinioni, ma non è spirituale fare uso di parole tendenziose, provocatorie e offensive. Ci vogliono anni per edificare una sana spiritualità. Bastano pochi minuti di mormorii e dispute su questioni persino poco importanti per abbatterla. Paolo scrisse ai filippesi: “Fate tutto senza mormorii [borbottamento, malcontento] e disaccordi” (Filippesi 2:14). I pennuti si beccano sulle ali staccandosi le penne, sul dorso, sul collo e sul sedere procurandosi ferite anche profonde dovute al becco dalla punta adunca. Così possono essere le ferite procurate dal becco del criticone di turno. Comunque, le persone sagge sanno di sbagliare, perciò accolgono favorevolmente le critiche e le correzioni propositive (Proverbi 9:8, 9).

Di solito, non accogliamo bene le critiche né i rimproveri. Siamo troppo orgogliosi e stiamo sulla difensiva. Reagiamo con troppa sensibilità e permalosità. Chi non è disposto a ricevere critiche non ha nessun diritto per farle ad altri.

Mordersi e sbranarsi – seconda parte

vedi anche:

Guardarsi con gli specchietti retrovisori

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