Anticristo e Depressione

«Ecco chi è l’Anticristo che ci controlla» e Una messa (in latino) contro la depressione, sono i titoli di due articoli pubblicati il 10 dicembre 2018 dal quotidiano La Verità.

Si tratta di un’intervista al cantante Enrico Ruggeri riguardo all’ultimo album intitolato l’Anticristo, pubblicato nel febbraio di quest’anno e che in occasione del Festival di Sanremo ha partecipato coi Decibel con uno dei brani dell’album: Lettera dal Duca. Invece, l’altro articolo sulla relazione che c’è tra la depressione e la mancanza di religione è di Silvana De Mari, scrittrice e medico.

Perchè dovrebbero interessarci questi due articoli?

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La sacra sindrome

Ovvero, credersi un personaggio ispirato da Dio

A Gerusalemme Dio è malato, il cielo è malato, la luce è malata, il tempo è malato, la vita è malata. La ragione anche. Gerusalemme attrae non solo migliaia di turisti, ma anche decine di squilibrati e infervorati che credono di essere personaggi della Bibbia. Per i cristiani spesso la crisi mistica si verifica nei luoghi collegati con le vicende di Gesù, come la Tomba del Giardino o la Via Dolorosa. Gli ebrei si identificano con Mosè, il re Davide o altri personaggi del Vecchio Testamento e il delirio avviene sul Monte degli Ulivi o vicino al Muro Occidentale. Molte di queste persone si rivolgono alla Città Santa in tempi di grande stress e incertezza nella loro vita. Essi provano un misto di tumulto interiore, combinato con l’aura che la città emana da secoli di storia, con gli odori degli incensi, il rumore della folla, i suoni e le voci salmodianti delle preghiere, fattori che chi dispone di un immaginario della Gerusalemme celeste finisce per essere devastante.

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Perdere chi si ama

Perdere un familiare nella parabola del padre compassionevole e ritrovarlo. Una narrazione drammatica di quello che succede a chi ama seriamente.

L’amore non imprigiona, anzi dà la libertà a chi è amato di rifiutare l’amore che gli viene dato, di allontanarsi da esso e di spezzare quell’unione che lo lega agli affetti familiari. L’amore è sempre volontario, libero e per questo soggetto a cambiamenti. L’amore, per certi versi fa paura perché si diventa vulnerabili. Le storie d’amore non si sa mai come vanno a finire, nemmeno quella di Gesù, che l’evangelista racconta in Luca 15:11-32. Un finale mai chiuso, che non descrive come andrà a finire.

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È meglio evidenziare le crepe della vita anziché nasconderle

Nel quindicesimo secolo si sviluppò in Giappone una tecnica che riparava un oggetto rotto con l’oro, chiamata l’arte del kintsugi. La riparazione è un processo lungo che richiede precisione estrema e si svolge in numerose fasi. Riparato con cura, l’oggetto diventa più forte, più bello e più prezioso di prima. Il suo simbolismo ci parla di guarigione personale e resistenza alle prove.

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