È meglio evidenziare le crepe della vita anziché nasconderle

Nel quindicesimo secolo si sviluppò in Giappone una tecnica che riparava un oggetto rotto con l’oro, chiamata l’arte del kintsugi. La riparazione è un processo lungo che richiede precisione estrema e si svolge in numerose fasi. Riparato con cura, l’oggetto diventa più forte, più bello e più prezioso di prima. Il suo simbolismo ci parla di guarigione personale e resistenza alle prove.

Dorate le ferite della vostra vita. Trasformate le cicatrici di piombo in oro. Ogni cristiano ha sofferto continue prove. Il primo passo è quello di raccogliere i pezzi della vostra vita. Anziché disfarsene c’è sempre un’altra possibilità per riparare l’oggetto spezzato. Qualsiasi crisi state vivendo è un punto di partenza che vi porterà a non essere più quelli di prima. Spetta a voi decidere cosa fare della vostra vita: buttarla via o riparare i pezzi e renderla più preziosa?

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Secondo l’Istat, il 70 per cento degli italiani è analfabeta

Sanno discutere, leggere, guardare la TV, ascoltare, MA NON CAPISCONO. Sono incapaci di ricostruire ciò che hanno ascoltato, letto, o guardato in tv e sul computer. Colgono barlumi, lampi di parole privi di significati e di logica e molto spesso neanche se ne accorgono.

È sconcertante, e si fa fatica ad accettare questi dati. Siamo capaci di fare a malapena un’analisi elementare degli eventi e abbiamo una capacità di afferrare e valutare appena basilare. I dati Istat si riferiscono agli “analfabeti funzionali”, gli italiani che si trovano sotto il livello minimo di comprensione nella lettura e nell’ascolto di un testo di media difficoltà. Molti attribuiscono la colpa alle tecnologie elettroniche che stanno modificando un po’ dovunque il livello di comprensione. Altri, invece, l’attribuiscono alle élite culturali, decenni fa avevano gli strumenti per capire e per prevedere gli scenari futuri e non lo hanno fatto o lo hanno fatto male. Nel frattempo si è tolta linfa vitale alle scuole, agli istituti culturali, agli enti teatrali e lirici, alle orchestre.

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Il «mundator» e il rito della spolveratura

Un’antica professione “utile” ai pastori delle congregazioni

Il Sole 24 Ore di oggi, domenica 7 ottobre 2018, pubblica un articolo di Barbara Jatta, direttore dei Musei Vaticani, dal titolo: L’antica professione del «mundator» che per analogia può avere una sua validità moderna in senso spirituale tra le fila di coloro che dirigono le congregazioni e che hanno la responsabilità di conservare e salvaguardare la fede dei proclamatori. Ma anche di dialogare in maniera costruttiva con i fragili e in un certo senso anche con i fratelli che si sono allontanati dalle congregazioni.

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Cari fratelli e sorelle, la messa è finita, andate in pace… e poi spariscono

Un giro tra i media per cogliere alcuni aspetti importanti, utili per comprendere meglio il problema del calo di fedeli e la preoccupazione crescente dei responsabili delle varie comunità religiose per il continuo vuoto che c’è nelle loro chiese. 

La messa è finita: chiese sempre più vuote, nonostante Bergoglio, titolava Repubblica del 21/4/2017. “La messa è sospesa per mancanza di fedeli”, è scritto in un cartello posto fuori dalla chiesa da un parroco di Venezia. Secondo Franco Garelli, autore di “Piccoli atei crescono”, “Se l’offerta rimane di comunità cosiddette “freezer”, [sacerdoti che non riescono a comunicare la forza del Vangelo] con una religiosità formale e con riti poco coinvolgenti, è ovvio che la pratica diminuisce, la gente si disaffeziona […]

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Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

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