Che fine hanno fatto alcuni che servivano a tempo pieno?

Non è la prima volta che tocchiamo questo argomento abbastanza delicato, viste le implicazioni che ci sono e le conseguenze non certo felici per alcuni che servivano a tempo pieno (sorveglianti di circoscrizione, pionieri speciali, beteliti). Ci giungono sempre più voci di un forte malessere da parte di questi fratelli per la nuova situazione che stanno vivendo, impensabile fino a qualche tempo fa. Ci risulta che alcuni si sono scoraggiati a tal punto da diventare “inattivi”.

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FREGATENE!

Se vuoi che la tua vita diventi più serena e meno nevrotica, quando arriva il momento giusto devi cambiare. Senza se e senza ma. Soprattutto se ti sei speso per gli altri e ti sei fatto in quattro per una causa che, dopo molti anni, ti ha lasciato con un pugno di mosche in mano.

Chi l’ha detto che il futuro non può riservarti belle cose nonostante l’amarezza per quanto ti è successo? E se invece la smettessi di fare le cose che non ti edificano più o relazionarti con persone che ti stanno più sullo stomaco che nel cuore?

Ci sono molte cose sulle quali è difficile incidere. Le perdite saranno sempre fonte di dispiacere e nonostante tutto non potremo evitarle. Malattie croniche o inguaribili continueranno a esserci. Inoltre, non possiamo cambiare i nostri familiari o i nostri fratelli spirituali, né trasformarli come vorremmo.

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Dio con la barba e i capelli bianchi

«Continuai a guardare: furono collocati dei troni e l’Antico di Giorni [“uno avanti (o anziano) nei giorni”] si sedette. La sua veste era bianca come la neve, e i suoi capelli erano come lana pura». Daniele 7:9, 10.

Questa del Dio con la barba e i capelli bianchi è una riflessione sull’invecchiamento nella società contemporanea, ossessionata dal giovalinismo e dal mito del corpo perfetto. Il tempo scorre inesorabile in una sola direzione: avanti. Non è concesso guardare dietro, c’è il rischio di finire come la biblica moglie di Lot o come Euridice, la bella moglie di Orfeo. L’umanità sembra in preda alla frenesia del domani, dimenticandosi ben presto del suo passato. Le nuove generazioni fanno fatica a ricordare ciò che altri sono stati prima di loro. Succede questo anche nelle congregazioni?

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Un mito da sfatare: il tdG “inattivo” è un debole e ha bisogno di aiuto

Molti testimoni di Geova attivi sono convinti che un loro conservo “inattivo” sia un cristiano debole in senso spirituale e bisognoso delle cure dei responsabili delle congregazioni. Nell’immaginario collettivo viene visto come un fratello dalla coscienza debole, che ha inciampato per colpa di qualcuno, che si è allontanato per divergenze dottrinali o in disaccordo con modi di fare di altri cristiani ritenuti non scritturali.

In genere viene rappresentato come una pecorella indifesa, in mezzo ai lupi rapaci pronti a sbranarla. Mentre, loro, i responsabili della congregazione, sono raffigurati come pastori forti e coraggiosi che affrontano pericoli e sfidano le intemperie per cercare la pecora smarrita e quando la trovano le curano le ferite, se la coccolano, se la mettono sulle spalle fino a ricongiungerla col resto del gregge.

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inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

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