TATTO E CONTATTO

L’uomo è stato formato dal tatto di Dio. Esso occupa un posto cruciale nella fede cristiana e costituisce un fattore imprescindibile nel modo di conoscere la verità e nel trasmetterla ad altri. Pur essendo un senso sottovalutato, il tatto è molto potente nei rapporti interpersonali.

In senso figurato, il tatto è accortezza, delicatezza nell’agire; capacità di comportarsi con discrezione e diplomazia. Il tatto è il senso che permette di riconoscere le caratteristiche – forma, durezza, morbidezza, ruvidezza, e così via – degli oggetti che vengono a contatto con il nostro corpo.

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Cani alle calcagna

Purtroppo, si riscontra sempre di più tra di noi, il rifiuto, quasi il rigetto ad ascoltare i problemi che assillano un conservo nella fede. Preferiamo tapparci le orecchie e chiudere le porte del nostro cuore di fronte a un fratello che si affligge della sua situazione. Non siamo più capaci di ascoltare le sofferenze, ci danno fastidio, quasi a tediare la nostra vita. Se non possiamo esternare le nostre afflizioni tra fratelli, con chi dovremmo farlo allora?

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DISINTOSSICAZIONE digitale

Una volta, durante un’attesa si leggeva un giornale, una rivista, un libro, si conversava piacevolmente, anche con chi si vedeva per la prima volta. Provate ora a fare un giro in autobus, in metropolitana, in treno, in una sala d’attesa, in un ufficio pubblico, notereste che la maggior parte delle persone è impegnata a smanettare con il suo telefonino. Sembra di stare in un SerT (servizi sanitari per le tossicodipendenze) o in un SerD (servizi per le dipendenze patologiche).

Nel nostro Paese, ogni utente dedica a Internet mediamente 6 ore al giorno del suo tempo. La diffusione dei dispositivi digitali ha prodotto una rivoluzione globale nelle relazioni personali. Da un lato la comunicazione è diventata più veloce e più semplice, dall’altro ha intrappolato le persone a restare sempre connessi in attesa di un messaggio, di una notifica, di una email, di un like.

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Quot homines tot sententiae

Quot homines tot sententiae (latino: «quanti uomini tanti pareri») è un antico proverbio che si cita spesso, anche nella forma «quante teste tanti pareri», per affermare che, tra gli uomini, le opinioni e i gusti sono diversi, ed è difficile che in una comunità tutti la pensino allo stesso modo.

Un tempo non era permesso di pensare diversamente. Oggi si pensa liberamente, ma difficilmente si trovano tante teste pensanti e capaci. Eppure, la capacità di pensare è un aspetto fondamentale del cristianesimo. La capacità di pensare è la cautela con cui sottrarsi al male e trovare il bene. Significa tener conto non solo delle conseguenze immediate delle nostre azioni ma anche di quelle a lungo termine.

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