Corrotti pure nel parlare

Corrotto: guasto moralmente e spiritualmente. Il web ha corrotto il nostro linguaggio, anzi peggio, molti che parlano e scrivono hanno corrotto il “sano modello di parole” trafiggendo come “una spada” altri cristiani con le loro parole. (Proverbi 12:18)

La Bibbia dice che chi non è d’accordo con il sano modello di parole, “non capisce nulla; è ossessionato da discussioni e dibattiti intorno a parole”. (1 Timoteo 6:3,4).

La corruzione di un cristiano inizia con la corruzione del suo linguaggio. Chi non è capace di comunicare il suo pensiero, guastando le parole e i fatti con scopi velati per raggiungere il bersaglio e colpire in modo subdolo altri suoi confratelli che non la pensano come lui, non solo è alla deriva mentale, ma ha perso ogni senso morale. Infatti, le parole di Paolo a Timoteo, riportate sopra, aggiungono che: “Queste cose suscitano invidie, liti, calunnie, sospetti maligni”.

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Aiutare a riprendere le attività spirituali è sacro servizio

Su Vita cristiana e ministero, guida alle attività per l’adunanza, di maggio 2019 (settimana 13-19) c’è una trattazione dove mette in risalto che le “operazioni di soccorso sono un aspetto del nostro ministero”.

L’articolo fa notare che i cristiani, oltre al ministero della predicazione, rivolto perlopiù alle persone che non sono tdG, ce n’è un altro: quello di soccorrere i fratelli che hanno bisogno di aiuto. Tale impegno, che riguarda anche i proclamatori inattivi, è una “forma di sacro servizio”, recita la guida.

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I criticatori vivono di malessere

La critica è l’arte del giudicare. La vera critica indaga, conosce e valuta correttamente. Chi sa criticare possiede “una facoltà intellettuale che lo rende capace di esaminare e valutare gli uomini nel loro operato e il risultato o i risultati della loro attività per scegliere, selezionare, distinguere il vero dal falso, il certo dal probabile, il bello dal meno bello o dal brutto, il buono dal cattivo o dal meno buono” (Treccani). Il criticatore ha la consuetudine di criticare in negativo.

I CRITICATORI

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Ci dicono di essere ubbidienti e sottomessi all’autorità. A quale autorità?

Quanti in congregazione sono in grado di spiegare cos’è l’autorità a cui si devono sottomettere? Siamo sicuri che bisogna ubbidire a un uomo, solo perché è un anziano o un sorvegliante?

Essere un nominato in congregazione non vuol dire nulla. Esiste un tipo di potere che non è dato né dalla carica che si occupa, né si ottiene con l’ambizione che alcuni mascherano con le parole di “aspirare all’incarico” di  1 Timoteo 3:1. Alcuni ambiziosi si soffermano soltanto sulle prime parole di questa scrittura: “se un uomo aspira all’incarico di sorvegliante…” tralasciando la seconda parte “desidera un’opera eccellente”. Ciò che conta è l’opera di servire altri, questo è considerato eccellente. Se aspiri prima e non servi dopo, a che servi?

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