Pecore pesanti e fratelli fluttuanti

Spulciando tra i vari testi biblici posizionati in bella mostra sugli scaffali della libreria di…, un titolo attira la mia attenzione: PECORE PESANTI E FRATELLI FLUTTUANTI di Mauro Giuseppe Lepori, un monaco cistercense.

L’illustrazione della copertina la conoscevo già. Si tratta di un quadro di Giovanni Segantini dal titolo Ave Maria a trasbordo. La scena è ambientata nel lago di Pusiano, situato tra Como e Lecco. In una placida atmosfera serale, una famiglia di pastori, il padre che rema, la madre abbracciata alla figlioletta, e il loro piccolo gregge di pecore, attraversano sopra una barca il lago da una riva all’altra.

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Imparare a leggere i significati nascosti

Quando guardiamo un’opera d’arte ci addentriamo in un labirinto di simboli e di significati. Non tutti sono in grado di decifrare i significati che nasconde. Spesso succede la stessa cosa con i fratelli “lontani”. Quanti anziani sono in grado di svelare storie nascoste, tratti della personalità, a volte impenetrabili, di questi fratelli?

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Chi sei?

¤ ¤ ¤ A FAVORE DELLA MASCHERA

Alcuni si mascherano così bene che la recita è diventata parte della loro vita al punto da ingannare se stessi. Altri invece fanno un elogio della maschera. La considerano uno strumento utile per quelle situazioni in cui è richiesta una certa dose di adattabilità.

Alcuni trovano dispregiativo che la maschera sia diventata sinonimo di falsità. Secondo loro l’uomo è un continuo divenire, costretto a commerciare con tre padroni: chi siamo, cosa si aspettano altri da noi e i valori familiari ricevuti. Mettere, quindi, una maschera in base alle nuove situazioni non è sbagliato. Per costoro, se vogliamo essere accettati dagli altri dobbiamo compiacerli. Recitare non vuol dire fingere ma sfruttare quello che siamo nel modo più opportuno.

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Cristiani veri o mascherati?

¤ ¤ ¤ CONTRO LA MASCHERA

La Bibbia paragona i cristiani a un “teatro” per il mondo, gli uomini e gli angeli (1 Corinti 4:9). Uno spettacolo “dove la scena di questo mondo cambia” continuamente (1 Corinti 7:31). Nei teatri di quel tempo si poteva assistere a rappresentazioni drammatiche, tragedie, commedie, danze, esecuzioni musicali e spettacoli.

La vita non è altro che un’opera teatrale, noi degli attori e le maschere il nostro volto. Maschere a bizzeffe. Nuove, vecchie, meno usate, che fanno applaudire o fischiare. Quelle che più usiamo sono quelle che ricevono più consenso. Questo continuo cambiare maschera deturpa il vero volto, col tempo lo cancella. Si sbiadisce e non lo si ritrova più. Perso per sempre. Lo cerchiamo disperatamente in una delle nostre maschere, illudendoci di averlo sostituito. In realtà ci siamo scordati di chi siamo.

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