Dirsi addio con risentimento e poi tornare di nascosto

In genere chi non si trova più d’accordo con la linea di un sito web o con i commenti di un blog che ha frequentato per molto tempo, lo fa con un certo risentimento rinnegando il modo di pensare e di ragionare che tanto vi ha contribuito con i suoi post. Salvo poi tornare con un nickname diverso o in forma anonima con il capo cosparso di cenere.

 Si tratta di un atteggiamento tipico dei social e coinvolge molti visitatori del web. A differenza dei pensieri positivi scritti in passato, l’ultimo commento di addio (alcuni decidono di non farlo) ha il tono di un’amara disapprovazione, di un aspro risentimento che caratterizza una morale fondamentalista. Non mancano accuse di apostasia, di depressione, di deriva dottrinale, di palate di fango, di demenzialità, e tante altre ostilità. Alcuni utenti vengono bannati dagli amministratori, altri si bannano da soli cancellando la propria registrazione.  

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Essere brutalmente sinceri è scoraggiante / prima parte

A volte quando parliamo con i nostri fratelli o esponiamo un punto di vista personale on line, la nostra eccessiva sincerità potrebbe essere controproducente, avvilente; un eccessivo zelo alla verità può anche ferire.  

Secondo il vocabolario on line Treccani l’aggettivo sincero significa: non mescolato, fatto di un solo elemento, di una sola sostanza, e quindi schietto, vero, retto (in contrapposizione a falso, spurio). In senso figurato è riferito a persona, che nel parlare e nell’agire segue ed esprime ciò che sente o pensa, senza simulazione o finzione e senza reticenze. L’espressione voglio essere sincero, è una premessa, quasi una scusa preventiva a notizie e giudizi che non riusciranno graditi alla persona cui ci si rivolge. E’ riferito anche a parole o comportamenti, detto, fatto senza alcuna falsità o doppiezza, senza doppi fini, seguendo ciò che realmente si pensa e si sente. Ha come sinonimi: autentico, genuino, naturale, schietto.

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Perdersi per sentirsi bruciare nell’amore di Dio

Dalle storie che riceviamo, quasi tutte dicono che nella perdizione, molti fratelli e sorelle lontane, hanno sentito bruciare le mani di Scritture. Sono scesi nelle profondità del loro spirito e hanno trovato le fiamme di Iah ardere dentro. Pubblichiamo una di queste storie scritta da un fratello “lontano”, dove esprime i suoi sentimenti sulla sua condizione spirituale e che rispecchia quella di molti altri “inattivi”. Le parole virgolettate sono prese dal Cantico dei Cantici. 

Là dove le «espressioni di tenerezza sono migliori del vino», un vessillo dell’amore tenero di Dio fa sentirci «come un asfodelo della pianura costiera, un giglio dei bassopiani», un amore la cui «sinistra è sotto la mia testa; e la sua destra mi abbraccia» per stringermi delicatamente al suo petto.

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I testimoni di Geova a rischio empatia

Quando il buono diventa cattivo ovvero il pericolo di immedesimarsi psicologicamente nel lato oscuro di un altro.  

L’empatia viene definita la capacità di immedesimarsi in un’altra persona fino a coglierne i pensieri e gli stati d’animo. (Dizionario di psicologia di Umberto Galimberti, Garzanti) L’empatia richiede una disposizione ricettiva che consenta di «entrare nel ruolo degli altri».

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inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

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