Prove spirituali o malattie?

I responsabili delle comunità dei tdG, i cosiddetti anziani, devono essere capaci di dare appropriati consigli spirituali e in una certa maniera anche psicologici sui problemi cui vengono interpellati dai fratelli che ne soffrono.

Intanto, bisogna precisare che c’è una notevole differenza tra il peccato e la debolezza patologica. È importante distinguere tra un proclamatore che soffre di disturbi psicologici e un proclamatore che sta attraversando un periodo difficile di prove spirituali.

Chi ha problemi nervosi, in genere, manifesta sintomi di angoscia e di tormento, diventa molto scrupoloso nel suo modo di parlare e di fare. Invece il peccatore prova piacere in ciò che fa o ha fatto. Sostituisce Dio con il piacere, con il denaro, con il potere, e lo fa per un interesse egoistico. Comprendere questa differenza aiuta a non creare sensi di colpa inutili ai fratelli e ad aiutarli al meglio.

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Smetti di farti male!

Per quale motivo devi bullizzarti?

Muzio Scevola è un leggendario eroe romano (6° sec. a.C.). Mentre Roma era assediata da Porsenna, re degli etruschi, Scevola penetrò nel campo nemico e uccise un segretario del re scambiandolo per il re stesso: arrestato, avrebbe steso la mano destra sul fuoco per punirla dell’errore. Si trattò di un caso di coraggio autolesionistico.

Un altro caso famoso di autolesionismo è quello di Van Gogh che si tagliò l’orecchio in un momento di schizofrenia.

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Il dolore creativo aiuta a crescere

Secondo la Bibbia, la creatività è un dono che Dio ha dato all’uomo affinché provi gioia (Giacomo 1:17). Nella pura adorazione è una risorsa utile nel promuovere il messaggio della Bibbia e nel creare un ottimo rapporto fraterno.

Oltre a essere una caratteristica artistica è anche una componente psichica. Essa implica sforzi, fatica, solitudine, a volte dolore mentale. Ci vuole tempo e pazienza per usare bene la creatività. Geova creò la Terra in sei giorni (ciascuno formato da millenni) e il settimo si riposò per apprezzare al meglio la sua creazione.

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Stiamo diventando sempre più indifferenti?

Chi è indifferente non prova né caldo né freddo di fronte a qualcosa che non desidera o non respinge. Non pende da una parte né dall’altra. Un po’ per abitudine, un po’ per circostanze, non si mostra interesse alcuno, né partecipazione affettiva o turbamento per qualcuno o qualcosa. Insomma, l’indifferenza è il contrario dell’amore altruistico che Gesù insegnò ai suoi discepoli di praticare.

Di indifferenza non piace nemmeno discuterne, perché smaschera chi siamo e come agiamo. L’indifferente è talmente indifferente da essere indifferente pure all’indifferenza.

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