Chi sono i più scontenti per come sono gestite le congregazioni?

Se sono più scontenti i proclamatori attivi, gli inattivi o i dissociati/disassociati non sappiamo rispondere numericamente. 

Per quanto ci riguarda possiamo basarci sulla nostra esperienza, sui commenti che riceviamo, sui racconti che ci pervengono o sui fatti che conosciamo personalmente. I pensieri in tal senso sono complessi e contrastanti. Si tratta di informazioni disomogenee, che hanno in comune due aspetti: più “umanità” nei rapporti interpersonali e meno “tecnica” nell’applicazione di aspetti organizzativi. 

Essere contenti vuol dire provare un senso di profonda e durevole soddisfazione per quanto riguarda la propria situazione. Esteriormente si manifesta con l’assenza di critiche e lamentele.

Nei nostri articoli ci riferiamo soltanto a una  parte di tdG che per una serie di concause si comporta in modo discutibile. Comunque, la maggioranza dei Testimoni si sforza di vivere i principi cristiani così come esposti nella Bibbia. Ribadiamo che non ci interessa discutere di insegnamenti, dottrine, profezie e interpretazioni.

Il nostro scopo è far conoscere il mondo dei fratelli “inattivi” e rilevare alcuni comportamenti da parte dei nominati. Naturalmente non tutti i fratelli “lontani” sono esenti da colpe, alcuni con le loro reazioni hanno compromesso il rapporto fraterno.

Lo scopo dei nostri articoli è quello di allargare la visione che si ha dei “lontani”. Rispetto ai canali ufficiali, noi cerchiamo di far conoscere le cose da una diversa prospettiva emotiva, psicologica, relazionale, meno tecnica e rigida, cercando di evidenziare altri fattori poco conosciuti che coinvolgono questi fratelli.

Ovviamente le responsabilità di quello che succede nelle congregazioni sono personali. Quello che notiamo è che molte volte si discute più di magagne che delle qualità di Dio. La mancanza di chiarezza non è mai colpa di Geova, di Gesù e della Bibbia, per cui non ci meravigliamo se alcune cose fatte sollevano riserve e critiche.

La Bibbia è piena di racconti di persone che non si sono comportate bene. Dunque, di cosa ci meravigliamo? Non ha Geova posto rimedio a ognuna di queste situazioni? C’è qualche episodio nelle Scritture dove Dio si è comportato male o ha agito in maniera insensata?

In alcuni casi, gli “inattivi” o gli ex potrebbero avere giustificazioni più coerenti rispetto ai tdG attivi. Dove sta la coerenza di chi predica attivamente, difende i tdG, quindi anche se stesso e poi usa il web per parlare male della stessa organizzazione di cui ne fa parte e di conseguenza di se stesso. Un giorno la difende e l’altro l’attacca.

Tuttavia, una cosa è denigrare, un’altra è proporre positivamente. Cosa ancor più grave è che a farlo nel web sono di frequente gli stessi testimoni di Geova che si associano regolarmente alle riunioni e che predicano lo stesso messaggio.

Costoro fanno poco o nulla per risolvere i conflitti. Partono dal presupposto che dire certe cose agli anziani significa mettere a rischio la propria spiritualità. In parte è vero, ma se si parla in modo scritturale e con la dovuta accortezza, alcuni problemi sono risolvibili. Se proprio dovete “combattere” la vostra battaglia con anziani rigidi, nessuno vi obbliga a rimanere con essi. Basta cambiare congregazione. E’ la tua battaglia non abbandonarla.

Diversi inattivi sono ritornati a Geova cambiando congregazione. Se poi qualcuno decide volontariamente di allontanarsi dal popolo di Dio tale decisione va comunque rispettata. Naturalmente anche chi si allontana deve mostrare lo stesso rispetto per le persone e il credo che ha lasciato.

Alcuni proclamatori attivi sono scontenti di se stessi oppure dell’organizzazione?

La virtù della contentezza non sempre viene apprezzata nel giusto modo. Alcuni scontenti odierni ricordano gli israeliti liberati dalla schiavitù d’Egitto che rimpiangevano i cetrioli, i cocomeri, i porri, le cipolle, l’aglio che avevano lasciato e i bei ricordi che avevano del pesce gratis che mangiavano. (Numeri 11:4-6)

Questi cristiani si sono dimenticati chi erano e da dove venivano e così hanno cominciato a non apprezzare più la libertà e le benedizioni che oggi godono. Forse nutrono desideri e aspirazioni irragionevoli o non hanno la gioia e le soddisfazioni che provavano agli inizi. Altri ancora non sono coerenti, pretendono la felicità pur comportandosi in maniera diversa da quanto scritto nella Bibbia.

La mancanza di autodisciplina impedisce di scacciare i pensieri immaginosi e irrealizzabili. I dubbi, le perplessità, la mancanza di fede, hanno contribuito a indebolire la spiritualità di alcuni. La contentezza non si compra. Bisogna imparare a essere contenti delle cose necessarie. (Filippesi 4:11, 12)

Per essere contenti bisogna vedere in modo realistico i propri limiti e quelli altrui. Riconoscere i propri limiti è il primo passo per raggiungere la contentezza. Ma non basta. Dobbiamo anche capire e accettare il pensiero di Geova al riguardo. Molti rimangono scontenti perché non accettano il punto di vista di Dio. Questa è una verità sacrosanta, inutile giraci intorno.

L’attesa prolungata o una situazione spiacevole che si trascina a lungo può rendere insoddisfatti. Eppure, in circostanze avverse, molti cristiani non hanno smesso di essere soddisfatti. Date tempo al tempo.

Le dita non hanno la stessa lunghezza, eppure sono tutte importanti. Nessuno in congregazione è identico agli altri. Evitate i paragoni. “Ciascuno provi qual è la propria opera, e allora avrà motivo d’esultanza solo riguardo a se stesso” (Galati 6:4).

Accontentarsi non vuol dire rinunciare a qualsiasi tentativo di migliorare la propria situazione. Non significa che si debba soffocare lo spirito d’iniziativa o vivere alla giornata. Ma vuol dire che non si deve desiderare a tal punto qualcosa da diventare infelici e lamentatori.

Non esistono nuovi segreti per essere veramente contenti. No, non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Secoli fa l’apostolo Paolo diede un consiglio tuttora valido: “Davvero, è un mezzo di grande guadagno questa santa devozione con autosufficienza [“animo contento”, VR]. Poiché non abbiamo portato nulla nel mondo, e non ne possiamo portare fuori nulla. Quindi, avendo nutrimento e di che coprirci, di queste cose saremo contenti”. (1 Timoteo 6:6-8).

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