Chi vede pericoli avverte

Chi si accorge del pericolo ha il dovere di avvertire dei rischi che si corrono

Giustamente il salmista riconosce il pericolo e chiede a Geova: “Non stare lontano da me, perché il pericolo è vicino e io non ho chi mi aiuti” (Salmo 22:11).

Al momento non c’era nessuno che poteva aiutarlo dal pericolo dei suoi nemici, ma era sicuro che il suo Dio gli sarebbe stato accanto per sostenerlo.

Chi serve Dio, in genere, non è un incauto, anche se ciò è possibile. L’accorto sa che la sua vita, soprattutto quella spirituale, è in costante pericolo, per questo non deve dimenticare i riferimenti salvifici delle parole di Dio (Salmo 119:109).

Non è solo Dio ad avvisarci dei rischi che si corrono non praticando i suoi principi. Ogni cristiano ha la responsabilità di farlo. Perciò non si può accusare chi mette in guardia contro i pericoli che si corrono, come se far questo toglierebbe di mezzo il pericolo.

Bisogna ammettere che i pericoli mettono ansia, ma non per questo non bisogna avvertire chi corre il rischio di farsi male. Meglio un po’ di ansia all’inizio che le conseguenze dolorose dopo.

Comunque, il cristiano accorto sa come muoversi tra le sabbie mobili di questo mondo, ma non sempre è così. Rimane il fatto che il primo a doversi accorgersi del pericolo è proprio lui. Ad esempio, prima di prendere una decisione, grazie all’immaginazione può pensare alle conseguenze che potrebbero derivarne.

L’immaginazione include anche la capacità di affrontare e gestire un problema, un malinteso con qualcuno. Ad esempio si può pensare in anticipo a modi diversi di gestire la situazione e poi scegliere quello che crediamo sia il più efficace e dia i risultati migliori.

“Il cuore del giusto medita prima di rispondere” (Proverbi 15:28

I cristiani devono stare attenti ai pericoli che possono far naufragare la loro fede. Noi di inattivo.info, abbiamo scritto numerosi articoli sui rischi che si corrono on line. E continueremo a farlo anche in futuro. In particolare, continueremo a rivolgerci agli anziani di congregazione e ai fratelli “inattivi”.

Logicamente, bisogna avere equilibrio nell’innalzare mura difensive per proteggersi dai pericoli. A volte sono nemici le stesse barriere che ci siamo costruiti mentalmente. È vero che viviamo in questo mondo e che Internet presenta rischi subdoli, ma non per questo bisogna andare agli estremi o coprirsi di ridicolo. Questo vale in ogni campo e per ogni ragionamento.

Fare informazione in modo veritiero è diventato difficile.

Il mondo è in balìa dell’infospazzatura. Ci si sta rendendo conto che la diffusione di notizie, immagini, idee, in tempi rapidi ha generato un’overdose informativa, dove per distinguersi è necessario urlare sempre più.

Come accade nei mercati affollati dove i venditori, dalle loro bancarelle si sgolano e a volte fanno i buffoni pur di attirare l’attenzione della folla, così oggi, l’informazione on line tende ad essere urlata, unilaterale, aggressiva, irridente, esasperata, banale, distorta.

Ormai è risaputo, che il numero delle false notizie che circola in rete è superiore al numero delle notizie corrette. Il risultato è un mondo in balia dell’irrazionalità.

Una corretta e veritiera informazione contribuisce alla felicità. Non è vero che gli ignoranti sono i più felici perché sanno meno. Al contrario, c’è una stretta correlazione tra contentezza e intelligenza. Chi è davvero intelligente mette il suo acume al servizio, non di astratte speculazioni dottrinali, ma delle piccole verità che recano gioia e incoraggiamento.

A volte basta un commento intelligente per tirare su il morale a chi ci legge o sta attraversando un periodo difficile. Purtroppo i social sono diventati un (non) luogo dove mettersi in mostra, il nuovo areopago dove le menti più strampalate si sfidano a chi ne sa di più, a chi sfodera il commento più acido.

Un esercito di oppositori e di alcuni sodali che vivono all’interno delle congregazioni, pensano di potere cambiare (in peggio) l’universo dei TdG, standosene seduti davanti a uno schermo. Il pensiero pacato, privo di sdegno e di furore non fa colpo sui navigatori on line, soprattutto quando il riferimento è ai Testimoni di Geova.

Molti scappati di casa, vorrebbero vedere il sangue, come quello versato dai primi cristiani nelle arene. Vorrebbero urlare la loro disapprovazione e il loro odio come quando i romani incitavano le belve a sbranare quei poveri sventurati di cristiani.

Tanta intelligenza (presunta) ostentata a vagonate quasi a rimpiangere un mondo nuovo, pulito, sano. Molte di queste persone sanno di essere ignoranti (forse), che se invitate in un salotto bene in via Montenapoleone sprofonderebbero nel fango della vergogna. A sentirli sui social, sembrano tanti cervelloni che Einstein o Leonardo da Vinci sembrerebbero a confronto degli ebeti ignoranti.

Per fortuna che c’è ancora gente sui social che sa obbedire, spendersi per gli altri, che non vive la vita sul palcoscenico delle finzioni on line. Che non discute le leggi, le rispetta. Le vere comunità non nascono dall’intelligenza finta ma da persone che si sentono parte di qualcosa di più grande, di una comunità che richiede un ordine sociale e morale che va rispettato.

I valori umani e spirituali decadono quando gli umili e i docili di cuore si sentono smarriti e non sanno più a chi credere. Quando nessuno li avverte dei pericoli, quando nessuno dà loro la speranza in un futuro migliore.

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