Ci devono essere eresie

“Tra voi ci saranno certamente anche delle sette, affinché risulti evidente chi di voi è approvato”. – 1 Corinti 11:19

Paolo, scrivendo ai corinti, riteneva le sette un’opportunità per rendere evidente chi era approvato da Dio. Le informazioni ricevute su di loro contenevano almeno una parte di verità. Ecco perché poté dire: “In parte lo credo” (1 Corinti 11:18). Ne dedusse che fra i corinti dovevano esserci fazioni o sette.

Lo stesso apostolo, in più occasioni, venne contestato, in quanto la sua stessa dottrina, costituiva un’eresia nei confronti del giudaismo. L’eresia è stata sempre combattuta, perché gli uomini, una volta acquisite certezze, non amano i salti nel buio.

Gli stessi eretici hanno bisogno di confrontarsi/scontrarsi con le opposizioni istituzionali, perché in questo modo sono aiutati a chiarire meglio i loro pensieri. Non sempre l’eresia è migliore delle credenze insegnate dalla religione madre.

ERESIA in Treccani: «scelta». 1. Dottrina che si oppone a una verità rivelata e proposta come tale dalla Chiesa cattolica e, per estens., alla teologia di qualsiasi chiesa o sistema religioso, considerati come ortodossi. 2. estens. e fig. a. Idea o affermazione contraria all’opinione comunemente accettata. 

SETTA in Treccani: Associazione di persone che seguono e difendono una particolare dottrina filosofica, religiosa o politica.

Comunque, a seconda dei punti di vista, viene riconosciuta all’eresia, il merito di aver fatto progredire o regredire il pensiero umano. L’eresia mira a un futuro diverso dal presente. Non è detto che il nuovo sia poi migliore del vecchio. Le eresie non nascono a caso. Ad esempio, quando i problemi non vengono risolti con i metodi tradizionali si comincia a cercare nuove alternative. Se qualcuno trova una soluzione innovativa, subito un altro si oppone. In genere, sono gli interessi (spesso economici) che influenzano certe decisioni.

Più adepti ci sono maggiori sono le contribuzioni, meno aderenti meno entrate. Se si trattasse di un’idea, un compromesso se si vuole lo si trova. Quando c’è ostilità fra ortodossia ed eresia, le parti in conflitto tendono tenacemente a dichiararsi una nel giusto e l’altra in errore. Chi si oppone all’eresia non si arrende facilmente e combatte ogni pensiero diverso con ogni mezzo, fino all’espulsione.

Perciò, non ha senso considerare l’eresia migliore dell’ortodossia, perché anche l’ortodossia è nata staccandosi da un’altra credenza che la precedeva. A volte, capita che l’eresia si affermi contro la religione dominante, recuperando un insegnamento originario, reinterpretato in base ai bisogni attuali. È molto difficile il criterio da seguire per stabilire se un’eresia sia superiore al credo della religione di appartenenza.

Una cosa è certa, se non ci fossero questioni che non si potessero contraddire e dibattere, la nostra esistenza sarebbe banale, monotona, senza slanci emotivi e culturali. Vivremmo una vita monolitica, uguale, ripetitiva, senza passione, creatività e fantasia.

Dicono che il criterio più ragionevole sull’eresia sia quello di guardare i risultati di una certa scelta. Solo a posteriori si potrà capire se quello che si è scelto sia saggio o insensato. Un altro criterio equilibrato e intelligente è quello di farsi un’autocritica, facendo subito ammenda dei propri errori. Bisogna avere il coraggio di rivedere le proprie posizioni e fare un passo indietro se necessario. Gli errori servono per imparare non per ripeterli.

Quando sorgono fazioni, certuni si danno da fare per crearsi un seguito. Il loro spirito di malcontento, di riformare ciò che non si ritiene più adatto, il desiderio di preminenza o di riconoscimento divengono presto evidenti. Ma quelli che si sentono approvati da Dio non si schierano con gruppi che esaltano uomini imperfetti né cercano di ottenere il plauso degli uomini.

Evitano di contribuire allo sviluppo di fazioni e di esservi in qualsiasi modo implicati. Chi ama la verità non assumerà uno spirito di parte. In questo senso sette e divisioni servono in effetti a far riconoscere i veri credenti, persone spinte da motivi puri.

Non condividendo certi insegnamenti alcuni hanno intrapreso la strada dell’inattività. È difficile attendere nuovi sviluppi vivendo la verità da lontano. I cambiamenti possono avvenire per mezzo di sforzi spirituali promossi dall’interno più che all’esterno delle congregazioni.

W 15/11/2008

Da sempre gli insegnamenti dei testimoni di Geova sono stati oggetto di polemiche, così come lo sono stati gli insegnamenti di Cristo. Questo accade perché i veri cristiani accettano la verità di Dio invece dell’opinione della maggioranza delle persone.

A combattere sinceramente il credo dei tdG sono un numero limitato rispetto a coloro che odiano gli insegnamenti dei Testimoni di Geova. Bisogna riconoscere che non si entra a far parte dei tdG con arroganza e supponenza. Si entra, non per concetti o per ideologia, ma amando la lealtà e la giustizia con umiltà di spirito e modestia di cuore, perché è il solo modo accettevole a Geova per entrare a far parte del suo popolo (Michea 6:8).

Pur non giudicando giuste o sbagliate le scelte fatte, forse i motivi dell’allontanamento sono più profondi e vanno ricercati altrove. Noi di Inattivo.info rimaniamo convinti che chi abbandona la congregazione cristiana forse lo fa, non per un sincero disaccordo sulla dottrina o sull’insegnamento, ma ciò avviene probabilmente per una serie di concause, come lo smarrimento della fede, perché si è smesso di pregare assiduamente e per una considerevole diminuzione delle attività cristiane.

 

SETTA  (dal glossario dei tdG)

Gruppo di persone che segue una dottrina o un leader e professa credenze proprie. Il termine viene usato a proposito dei due rami principali del giudaismo, quello dei farisei e quello dei sadducei.

I non cristiani definirono anche il cristianesimo una “setta” o la “setta dei nazareni”, forse considerandolo una deviazione dal giudaismo. Alla fine anche all’interno della congregazione cristiana si formarono delle sette. In Rivelazione viene menzionata la “setta dei nicolaiti” (Atti 5:17; 15:5; 24:5; 28:22; Rivelazione 2:6; 2Pietro 2:1).

 

I Testimoni di Geova sono una setta?

Vedi risposta in JW.org

 

 

Xilografia in alto: Haeresis Dea, di Anton Eisenhoit (1553-1603).

La dea Eresia viene raffigurata come una donna sensuale e dal grande fascino, con la coda di scorpione, lo zoccolo al posto del piede, delle orecchie d’asino e una smisurata coda di serpente. L’eresia in apparenza è affascinante ed ammaliante.

Ci sveglia dal piacevole sonno di ciò che diamo per scontato, delle certezze acquisite. Ci costringe a non banalizzare la complessità, ad ascoltare voci discordanti; ci obbliga a essere tolleranti e a rischiare. L’ambiente in cui vive è rurale, incolto, gli spazi liberi e selvaggi sono la sua patria. L’eresia fa fatica a imporsi in luoghi dove le religioni son ben strutturate e dove il conformismo è sempre presente.

Conformarsi alla maggioranza significa rinunciare al pensiero critico per pigrizia o viltà. Vuol dire abdicare al dovere dello scetticismo. Il cielo è minaccioso e grandi nubi si diradano sul suo capo. Nella mano destra ha un libro con delle pagine strappate, simbolo della sua sapienza, mentre nella mano sinistra ha un otre che mostra alla manticora sotto le sue gambe.

La manticora è un animale mitico con il volto umano e alcune parti del corpo simili a quelle degli animali. Dietro le sue spalle ci sono due teste, quella tranquilla del bue e quella stravolta del cavallo. La bava del cavallo e il sangue del bue sono sostanze che conferiscono forza. Infatti, ha un viso sereno nonostante il dolore procurato dalla freccia conficcata su un fianco. La dea dispone di un potere ad altri sconosciuto.

Non è un caso che essa attacca sempre il cuore del potere. Il pericolo in questi casi è di combattere il mostro diventando a sua volta un mostro. In genere, l’eresia cattura sempre un frammento di verità, che altre fedi non raccolgono mai nella loro interezza. Questi simbolismi esprimono un potere divino dell’eretico, un potere che nessuno può scalfire.

Il problema dell’eresia è che non permette ad altri di avere un’opinione diversa dalla sua. È come se l’eresia diventasse a sua volta ortodossia. Eretici e integralisti manifestano la stessa cecità nel combattersi fra di loro.

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