Corrotti pure nel parlare

Corrotto: guasto moralmente e spiritualmente. Il web ha corrotto il nostro linguaggio, anzi peggio, molti che parlano e scrivono hanno corrotto il “sano modello di parole” trafiggendo come “una spada” altri cristiani con le loro parole. (Proverbi 12:18)

La Bibbia dice che chi non è d’accordo con il sano modello di parole, “non capisce nulla; è ossessionato da discussioni e dibattiti intorno a parole”. (1 Timoteo 6:3,4).

La corruzione di un cristiano inizia con la corruzione del suo linguaggio. Chi non è capace di comunicare il suo pensiero, guastando le parole e i fatti con scopi velati per raggiungere il bersaglio e colpire in modo subdolo altri suoi confratelli che non la pensano come lui, non solo è alla deriva mentale, ma ha perso ogni senso morale. Infatti, le parole di Paolo a Timoteo, riportate sopra, aggiungono che: “Queste cose suscitano invidie, liti, calunnie, sospetti maligni”.

Dobbiamo ritrovare un linguaggio che non sia fuorviante e che non si basi sulle chiacchiere. Dobbiamo trasmettere parole che sappiano incidere in maniera edificante nel cuore degli altri, evitando l’ambiguità e la maleducazione. Il web non è una sorta di zona franca per non scoprirci quando insultiamo ingiuriosamente altri che vedono le cose diversamente. Alcuni scrivono a vanvera sotto un falso nome, per proteggersi da cosa? Dall’assenza di sincerità e autenticità, lodando l’impreparazione del linguaggio che in realtà dovrebbe consolare chi legge. Aspetti che inducono inconsapevolmente all’errore e alla confusione.

Tanti parlano tanto. Una insana abitudine che nei salotti digitali raggiunge l’apice della vergogna, poiché il senso delle parole mira a spettacolarizzare un fatto e renderlo scandaloso, mettendo nel calderone tutto un popolo di persone per bene. La corruzione delle parole digitali, è un grave peccato da sconfiggere.

Indubbiamente, un linguaggio edificante, non solo accresce la fede e arricchisce la comunicazione, ma fa bene alla chiarezza e alla verità. Quella verità che non può essere pronunciata con sciatteria, superficialità e ambiguità. Essa richiede non solo precisione e accuratezza, ma una capacità di ascolto che nel mondo digitale non si trova nemmeno con il lanternino di Diogene.

Si urla e si offende senza ascoltare. Senza ascolto non c’è comprensione. Invece di riflettere, di prendere tempo per valutare bene gli argomenti o il senso di quanto leggono, alcuni si armano di pistole ad acqua e schizzano fango sul loro computer che di rimbalzo infanga anche loro.

Con le parole giuste spogliamo noi stessi e ci mostriamo nudi, per quello che realmente siamo. Con le parole corrotte dalla superbia e arroganza, ci copriamo di ambiguità, costruiamo un sistema di parole opportunistiche privo di qualità da dove sgorgano menzogne e ostilità. Ragionevoli dubbi, ci consigliano la prudenza, non l’assalto verbale e ingiurioso. Il linguaggio digitale sui social o sui siti di opinione dovrebbe rappresentare una comunicazione che sappia rispettare il pensiero altrui. “Il sano modello di parole” è il codice etico e spirituale di ogni cristiano che identifica il vero fedele di Dio.

 

 

Chi parla in modo ostile e offensivo non è un vero cristiano, perché è guasto spiritualmente. La verità non si esprime con un linguaggio corrotto, né con una verbosità animosa e aggressiva. Costui “non capisce nulla; è ossessionato da discussioni e dibattiti intorno a parole” (1 Timoteo 6:3,4).

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