Criticare senza ascoltare è come il grano con la pula

Non esiste critica seria e costruttiva senza aver prima ascoltato, osservato ciò che si sta criticando e senza aver prima separato la verità dalla menzogna.

La prima cosa che devono fare i critici della religione è conoscere perfettamente l’oggetto della loro critica, altrimenti ci troviamo davanti a una critica squallida, di scarsa qualità, del sentito dire, di concetti male assimilati e di opinioni pregiudizievoli.

Criticare, secondo Treccani, vuol dire vagliare. Il vaglio ci fa venire in mente il detto evangelico, riferito a Gesù: “Ha in mano la pala per ventilare, e pulirà completamente la sua aia; raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con fuoco inestinguibile” (Matteo 3:12).

Usando una pala o un forcone per ventilare, il contadino lanciava in aria il cereale trebbiato. I chicchi ricadevano sull’aia, mentre la pula, costituita da detriti di foglie, fiori e involucri del frutto, che era più leggera, veniva soffiata via dal vento. Questa operazione era ripetuta più volte finché tutto il cereale veniva separato dal resto.

Simbolicamente, questo tipo di ventilazione indica che il Messia avrebbe separato il grano dai detriti, i veri discepoli da quelli falsi, la verità dalle menzogne. La pula è quindi usata per indicare qualcosa di inutile e indesiderabile.

Una critica senza conoscenza e senza ascolto è inutile e dannosa, è come la pula. Criticare è sinonimo di discernimento e il discernimento costituisce appunto un lavoro di separazione. Il discernimento è la facoltà della mente di giudicare, valutare, distinguere rettamente. Questa qualità ci spinge anche a stare attenti a ciò che diciamo e a tacere quando è appropriato.

Alcuni tdG, che navigano in Rete senza timone e senza bussola, non si rendono conto che parlare a vanvera e criticare fino al punto di calunniare o usare parole ingiuriose verso qualcuno, soprattutto nei confronti dei confratelli, è cosa gravissima, con conseguenze disciplinari molto forti se persistono in questa condotta (Levitico 19:16; Salmo 101:5; 1 Corinti 5:11).

La sana e corretta critica va distinta dalla scorretta abitudine di parlare male. Una tale inclinazione non solo è sgradevole, ma costringe gli ascoltatori ad allontanarsi da chi in modo malevole critica. Un cristiano con questa pessima abitudine si ritroverà ben presto, da una parte solo e isolato e dall’altra in cattiva compagnia. Gli unici sodali che incontrerà in questo tortuoso cammino saranno altri criticoni come lui.

Chi critica per partito preso viene spesso criticato e non di rado anche oltraggiato. Si chiama effetto boomerang, nel senso che la critica malevole si ritorce quasi sempre contro. Solo praticando in maniera assidua l’ascolto si può diventare bravi critici. L’impazienza nel controbattere ostacola la buona critica. Una reazione immediata è una critica impulsiva, priva di razionalità, che fa soltanto male.

A volte è saggio legarsi la lingua (Salmo 39:1)

Il paradosso della critica gossippara è l’attrazione che ha verso l’opinione pubblica e non è facile rimanere indifferenti. Questa critica di bassa qualità, infima per certi aspetti, esercita un forte richiamo, un magnetismo di imperfezione e di cattiveria, di trasgressione della normalità e dei veri valori.

Le decisioni di ogni cristiano non si lasciano condizionare dalla paura di essere criticati. In un’occasione, Gesù paragonò la sua generazione a bambini che non sono mai contenti, sia se gli suoni il flauto per ballare sia se gli canti lamenti funebri (Matteo 11:6-19). Non avremo mai il favore degli altri al cento per cento. Qualsiasi cosa uno fa, nera o bianca, razionale o irrazionale, vera o falsa, buona o cattiva, troverà sempre chi lo criticherà.

Come detto all’inizio, criticare correttamente significa saper distinguere il grano dalla paglia ed evitare la tendenza a correggere tutto, ma anche la tendenza a ruffianarsi, a lusingare con uno scopo. Considerate le critiche ricevute alla caduta dei semi gettati in aria per essere separati dalla pula. Quando veniamo sbattuti in aria o per terra, consideriamola un’occasione per fare pulizia, per crescere. Ciò che vi rimane, dopo uno sbattimento, anche violento, è la purezza della verità.

Ricordate: anche la critica legittima è soggetta alla critica. Solo se la critica è in grado di criticare se stessa possiede autorevolezza per criticare le azioni altrui. L’autocritica è il fondamento morale della critica. La critica obbedisce a intenzionalità diverse, buone o cattive, per dimostrare superiorità, per umiliare, per un guadagno. Per questi motivi un cristiano deve sapersi difendere dalle critiche ingiuste.

Spesso non si capisce subito quale sia l’intenzione di chi critica. Non sempre è manifesta nell’atto e nella forma. È latente, subdola, non percettibile. Si possono ricevere critiche per le parole e le azioni ma in ultima analisi l’intenzionalità della critica è una delle cose più difficili da conoscere.

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