DI NUOVO INTERO

Guarire da una ferita emotiva

Alcuni fratelli e sorelle che sono diventati “inattivi” (anche alcuni disassociati) accusano i sintomi di una ferita emotiva tempo dopo che si sono verificati i fatti. Le conseguenze possono essere dolorose: depressione, solitudine, sentimenti negativi, abuso di sostanze, ecc.

Il dolore lascia sempre il segno. Ne conserviamo il ricordo e nella peggiore delle ipotesi ci ferisce indelebilmente provocando altro dolore ed emozioni complesse a esso collegate. Chi tra questi fratelli inattivi vive un’esperienza del genere viene travolto improvvisamente o in maniera più graduale al punto che la sua percezione emotiva della realtà cambia completamente.

Il fratello coinvolto non si percepirà più come il testimone di Geova di prima, ma non percepirà più allo stesso modo nemmeno gli altri fratelli e ciò in cui credeva, i suoi valori e i significati che dava alle esperienze e al mondo. Per questi fratelli niente sarà più come prima.

Dove possono trovare sollievo e speranza coloro che portano nel corpo e nella mente le ferite di un trauma emotivo? Si può tornare di nuovo interi e vivere serenamente la propria vita?

Gli esperti dicono che la vera guarigione inizia all’interno della persona, il luogo dove sono depositati e sepolti sentimenti e dolore represso. Se non affrontati dovutamente queste sofferenze impediranno di guarire perdendo così il miracolo della speranza.

Smantellare gli effetti di una ferita emotiva può essere una impresa scoraggiante. Quali sono i principi e gli strumenti di base per guarire? Bisogna dire che è quasi impossibile affrontare efficacemente da soli gli effetti di traumi e abusi. Avere una comunità solidale che sappia sostenere e consolare il viaggio della guarigione è già un vantaggio.

LA MENTE FERITA

La «mente ferita» non è riferita solo a persone che hanno già sviluppato un disturbo traumatico, ma include anche gli altri fratelli che non sono inattivi e che stanno vivendo esperienze ripetute a forte impatto emotivo.

Purtroppo, l’impatto traumatico che ha sulla vita di questi fratelli è la percezione di sentirsi privati del futuro in cui hanno creduto e sperato per tanto tempo. Come se un interruttore si spegnesse gettando buio su tutto ciò che prima era chiaro. Un buon intervento sulla mente può produrre cambiamenti importanti determinando un ripristino del corretto funzionamento cerebrale.

Quando la mente viene «ferita», le emozioni (dolore, paura, rabbia) che di solito erano gestibili adesso diventano ingovernabili. Bisogna intervenire riorientando le esperienze emozionali dannose e in seguito lavorare sul piano cognitivo.

LA TRAPPOLA DEL PASSATO

Non sempre un fatto traumatico (a volte anche estremo) influisce così negativamente su tutti i Testimoni di Geova destinandoli a rimanere intrappolati nel passato. La richiesta d’aiuto e le relative rassicurazioni, possono essere soddisfatti col sostegno, il conforto e le rassicurazioni di alcuni volontari della congregazione.

È bene ricordare che chi si “lamenta”, sente il bisogno di continuare a parlare del trauma vissuto e delle sensazioni che vive nell’illusione di «sfogarsi». Da una parte prova la sensazione di un sollievo legato all’aver «buttato fuori» ciò che teneva dentro. Dall’altra parte questo si traduce in un sempre più pressante bisogno di sfogo e in una sempre maggiore incapacità di gestire da soli le proprie sensazioni.

Questi fratelli sono continuamente schiacciati da ondate emotive estremamente intense e spesso incontrollate. Sarà quindi indispensabile guidare il fratello a vivere delle nuove esperienze teocratiche positive che gli permettano di superare le conseguenze dannose della lamentela. Non si può più cambiare una esperienza del passato, ma si può cominciare a cambiare il finale della storia.

Se non si può controllare un’onda si può imparare a cavalcarla. Molti si perdono nella Rete perché cercano lì le risposte e non le trovano come vorrebbero. Quando l’ansia è particolarmente intensa, è controproducente dire a chi soffre di smetterla di lamentarsi. È importante dare un piccolo spazio per sfogarsi.

Chi soffre ha disimparato l’emozione del piacere. Per questo deve di nuovo imparare a piccole dosi il senso del piacere della vita. Il fratello che sente il “rifiuto” degli altri si irrigidisce tenendo le distanze o potrebbe reagire con rabbia e aggressività, al punto che gli altri si allontaneranno davvero da lui.

Chi percepisce di essere condannato ad Armaghedon, cerca in tutti i modi di sfuggirvi e finisce però per condannarsi con le sue stesse mani. «Una volta che una persona crede o sente che qualcosa sia vero, indipendentemente dal fatto che lo sia oppure no, agirà come se lo fosse». (Bertrand Russell). Parte da premesse sbagliate e giunge a conclusioni dannose.

Tenete presente che questi fratelli, per colpa delle forti emozioni che provano, non sempre riescono a spiegare bene il loro problema. Se vogliamo aiutare in modo corretto questi fratelli, è fondamentale che capiscano di trovarsi di fronte qualcuno maturo che sia in grado di aiutarli ad affrontare il problema.

Chi aiuta deve creare una relazione di compartecipazione emotiva, che faccia sentire loro che comprende le emozioni che provano e che comprende l’esigenza di accoglimento e di fraterna vicinanza di cui ha bisogno. Chi soffre riconosce subito se uno è freddo nei suoi confronti. L’inattivo non ha bisogno di mendicare soccorso agli anziani di congregazione. Questi ultimi si devono muovere con lui in punta di piedi.

Toccate il cuore dell’inattivo. Sappiate comunicare con sentimento il vostro aiuto. Coniugate dolcezza e fermezza, senza mai far sentire l’altro colpevole o inadeguato, ma trovando sempre le parole adatte per condurlo ad accettare di fare ciò che al principio sembra proprio inaccettabile.

È possibile tornare di nuovo intero e attivo. Molto dipende da te più che dagli altri, anche se triste a dirsi spesso soffriamo a motivo di altre persone imperfette (Ecclesiaste 8:9). Geova promette: “Le cose precedenti non saranno ricordate, né saliranno in cuore” (Isaia 65:17).

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Vedi anche il punto di vista dei Testimoni di Geova su come superare un trauma.

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