Discussione o conversazione?

Cosa aiuta a disinnescare l’insulto on line: la conversazione rispettosa o la discussione accesa?

Il verbo discutere ha il significato di scuotere, agitare, sbattere. Queste espressioni sono all’opposto di gesti delicati come un abbraccio, una carezza o appoggiare un oggetto con leggerezza.

Il verbo conversare si riferisce a un piacevole colloquio amichevole, al trovarsi insieme per intendersi e comunicare.

Quando due o più persone discutono su un argomento, in genere lo fanno in maniera animata, scagliandosi parole discutibili con l’intenzione di ferire, di mettere in cattiva luce, di contraddire. In una discussione accesa si trasmette inimicizia, conflittualità, divisione.

Non di rado, certe discussioni animate diventano pesanti, passando dalle parole ai fatti, generando zuffe verbali e a volte violenza fisica.

Le Sacre Scritture consigliano di non lasciarsi coinvolgere in discussioni litigiose o dispute senza motivo. (Proverbi 3:30) Gli stupidi sono facilmente spinti a litigare dalle loro stesse parole, e gli stolti non sanno controllarsi per evitare una discussione aggressiva. (Proverbi 18:6; 20:3)

Inoltre i cristiani dovrebbero evitare fra loro le guerre di parole, esse fanno solo male. (Giacomo 4:1) Se un fratello vi trascina in una guerra di parole, evitate i commenti aspri. Rimandate la discussione a momenti più pacifici.

Le parole che feriscono rimangono nella memoria di chi è stato offeso e quando vengono rievocate provocano dolore.

Internet è un luogo rischioso per discutere con qualcuno che ha idee opposte. Sono in tanti a sfogarsi con commenti denigratori contro il popolo di Geova. E’ meglio evitare di discutere con certi psicopatici spiritati.

Conversare non è da tutti. La conversazione si impara. Inoltre, contribuisce a soddisfare il bisogno naturale di comunicare. Abbiamo bisogno di parlare. Il dono della parola ci è stato donato dal Creatore per parlare gli uni con gli altri.

Quando si conversa ci si sente meglio e si trae beneficio dal sapere cosa pensano e cosa provano gli altri. Quando si conversa uno parla e l’altro ascolta. La conversazione non concepisce l’accavallamento di due che parlano contemporaneamente.

Certe litigate sorgono perché uno dei due non ascolta attentamente l’altro o non permette di farlo parlare, tacciandolo con continue interruzioni. Molti navigano in rete perché hanno bisogno di sostegno emotivo per riuscire ad aprirsi e a esprimersi. Hanno bisogno di qualcuno che si interessi di loro in un’atmosfera di fiducia e sicurezza.

Empatia: la base della conversazione

Una delle qualità più apprezzate è la capacità di capire i sentimenti e il punto di vista dell’altra persona, che si sia d’accordo con essa o no. L’assenza di empatia, genera una sorta di “analfabetismo emotivo”, che sarebbe il fattore responsabile di discussioni discriminatorie che popolano il web.

Delicatezza: la virtù dei forti

La persona delicata pone domande con rispetto e senza pretese, resta in paziente attesa di una risposta non voluta per forza ma donata. Chi è delicato fa un passo indietro quando le sue parole o la sua presenza sono ingombranti. Inoltre, misura le parole e sceglie il momento adatto per pronunciarle.

La persona delicata non ha bisogno di sopraffare l’altro per affermare la verità. Nel dialogo, la delicatezza tende, oltre alla gentilezza, a scegliere con cura le parole giuste e le dice con garbo. La delicatezza è un segno esteriore di ciò che si è dentro.

La delicatezza aiuta a sviluppare l’attenzione verso il prossimo, ha occhi che sanno guardare e orecchie che sanno sentire. Osservando e ascoltando scopre e valorizza le qualità altrui. Essa è il contrario della rozzezza e dell’insensibilità.

L’insulto dimostra chi si è

Gli insulti sono il lato oscuro del linguaggio. Gli schiavi della coprolalia sono disgustosi a sentirli, eppure sono in tanti a vantarsi del loro linguaggio osceno e dei termini offensivi che usano. Viviamo nell’era dell’ingiuria, dove le parolacce si sono infiltrate in rete come se fossero un pregio, un punto in più nel far prevalere la propria opinione.

Mai reagire agli insulti con una litigata. Pensare sempre alle centinaia di osservatori anonimi che leggono le discussioni e che si fanno un’idea sulle nostre opinioni e al modo di comportarsi. Un tale atteggiamento vale, e a volte di più, di quello che scriviamo o sosteniamo.

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