«Dove sei?»

“Dove” è un avverbio e viene usato per domandare o determinare un luogo. In Genesi 3:9 Dio pone questa domanda ad Adamo “più volte” a voler sottolineare che l’azione è ripetuta o continua. Perché questa domanda (“Dove sei?”) dovrebbe riguardare anche i Testimoni di Geova inattivi?

Dio pone questa domanda non perché non era in grado di conoscere il luogo dove Adamo si nascondeva. Infatti, in Ebrei 4:6 si legge che “nessuna creazione è nascosta alla vista di Dio”. Dio sapeva perfettamente dove Adamo si era nascosto. Allora perché Geova pone questo tipo di domanda?

Si tratta di una domanda che pone Adamo con le “spalle al muro”. Dio mette Adamo alle strette, cioè nelle condizioni di dover esplicitare quello che lui voleva nascondere, ossia le sue responsabilità.

Così si nasconde quel suo servitore per sfuggire alle responsabilità cristiane che si è assunto il giorno della sua dedicazione a Geova. Più continua a nascondersi e più è soggetto all’ambiguità e alla doppiezza.

Di nascondimento in nascondimento, la sua situazione si ingarbuglia sempre di più, diventa più problematica e poco chiara. Ecco dunque il senso della domanda: “Dove sei?”. Geova vuole far emergere la vera condizione di chi cerca di nascondersi da lui.

Non va intesa come se un poliziotto cercasse di stanare il criminale che sta inseguendo. Dio vuole farlo ragionare sulla scelta che ha preso per disubbidirgli e per allontanarsi dalla sua Persona. Nel caso di Adamo, la domanda mirava a estrarre ciò che c’è nel suo cuore. Oggi, la domanda tende a riconoscere il diritto di Dio di decidere il bene e il male e a spiegare quali motivazioni spingono un Testimone ad allontanarsi dal suo popolo.

Invece di ascoltare quella voce silenziosa e potente che era la sua coscienza, Adamo preferì volontariamente disubbidire e poi nascondersi dalla faccia del suo Creatore.

Pur nascondendosi, ogni servitore di Dio non può fuggire dalla sua coscienza, a meno che non la soffochi. Adamo si rende conto che non può più nascondersi e accetta di rispondere a Dio. Non riconosce però le sue responsabilità e i suoi errori, ma “mi sono nascosto perché avevo paura di te in quanto nudo”.

E non solo, ma scarica la colpa dei suoi peccati a Dio: “La donna che mi hai dato, è stata lei a darmi il frutto dell’albero, e così ho mangiato”. In 1 Cronache 28:9 si legge: “Geova scruta tutti i cuori e discerne ogni inclinazione dei pensieri”. Di conseguenza conosce in anticipo ciò che c’è nella mente e nel cuore di ogni uomo.

Dio ti cerca ovunque tu sia. Il punto è: tu lo cerchi “mentre lo si può trovare o lo invochi mentre è vicino?” (Isaia 55:6).

Dio che conosce il luogo del nostro esistere non desidera ascoltare qualcosa che già conosce, piuttosto desidera che noi, in particolare i suoi Testimoni inattivi che si nascondono dalla congregazione e dai loro confratelli, siano consapevoli delle loro scelte e della distanza che hanno preso da lui.

In questi giorni difficili, è probabile che Dio ti stia chiedendo “Dove sei?”, non in tono accusatorio, ma per avere un confronto amorevole con lui, che vuole prendersi cura di te e aiutarti a ristabilirti. Non desidera che tu fugga in continuazione.

Dio ti chiede solo “dove sei e non “cosa fai”. È un invito che interroga la tua spiritualità, la tua fede, il tuo amore nei suoi confronti, il valore della tua consacrazione. Perciò, dove sei adesso?

Il Testimone di Geova, pur mantenendosi fedele alla sua identità e alla preziosa verità che custodisce, si autoesamina e si adegua al rinnovamento e ai cambiamenti dei nostri tempi. Non si nasconde né si allontana.

Geova più volte ti sta esortando amorevolmente a uscire dal luogo nascosto e a cercarlo. Prima o poi ciascuno dovrà rendere conto delle proprie decisioni a Dio. Non nasconderti ancora prima che sia troppo tardi.

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