Esci dagli schemi

Per uscire dagli schemi mentali devi fare una scelta consapevole su quale atteggiamento assumere.

Una scelta implica capirsi, correggersi, aprire nuove porte con l’immaginazione. Devi selezionare l’essenziale. Quello che noi crediamo può apparirci straordinario. In realtà, visto dall’esterno, agli altri può apparire assurdo. E ci irritiamo quando qualcuno cerca di farci vedere la realtà diversamente.

Perché ci ostiniamo a rimanere aggrappati a opinioni controproducenti difendendole strenuamente? Perché non ci rendiamo conto che la nostra vita potrebbe essere ingabbiata in un meccanismo mentale rigido? Perché non riusciamo a far nostra una soluzione che ci salverebbe?

A volte per cambiare atteggiamento bisogna essere costretti a farlo, perché non sempre è frutto di una libera scelta. Bisogna vedere la nostra realtà con gli occhi degli altri. Più gli schemi si ripetono più si mantengono i problemi. Come nell’illustrazione in alto, alcuni sono come i criceti in gabbia: corrono, sudano, si stancano, ma in realtà sono fermi allo stesso punto di partenza.

Ciò che contraddistingue una mente sana è la flessibilità, la capacità di mettersi in discussione, aprirsi a nuove prospettive. Alcuni hanno il cervello avvolto da una nebbia fitta che non riesce a vedere a un palmo di naso. Una specie di nebbia che non permette di vedere il presente e il futuro, dove prevalgono una serie di ragionamenti che, basandosi sul passato, precludono ogni cambiamento.

Spesso si preferisce aver ragione, e non cambiare, anzi ci si arrocca su ciò che allontana dal proprio scopo. Un comportamento ripetitivo che non porta a nulla è distruttivo. Una mente infelice e depressa si adopera a cercare di risolvere i pensieri autocritici con ulteriori pensieri tossici, come in un circolo massacrante. Si vede la sconfitta ma non l’errore. E l’errore può essere legato a una credenza cui si tiene molto e che è resistente al cambiamento.

“L’uomo perfetto usa la mente come uno specchio. Non trattiene niente; non rifiuta niente; riceve, ma non prende.” (Chuang Tzu)

Riflettere come quando ci guardiamo allo specchio, è questo l’insegnamento di Chuang Tzu. Ma anche fermarsi a riflettere sulla propria vita. Cosa si riflette di te nello specchio della vita? Più lo specchio è pulito più il riflesso è perfetto. Non cercare fuori dallo specchio ciò che non ti riflette. Devi riflettere sul senso della vita se vuoi trovare uno scopo che rifletta la vera vita. La realtà più ovvia è la più difficile da percepire.

A volte non è in nostro potere cambiare le carte in tavola, ma spesso non facciamo nemmeno quel poco che potrebbe farci sentire meglio. Anzi, a volte ci aggrappiamo a ciò che ci fa più male. La mente Dio l’ha creata non per restare vuota ma per essere riempita. Il punto è: cosa ci mettiamo dentro?

A volte non serve convincere chi ha torto a cambiare, anzi far questo potrebbe indurlo a irrigidirsi ancor di più. Dall’esterno sembra tutto più semplice. Forse è il caso di mostrargli una nuova prospettiva, non attaccarlo. Meglio se il mezzo è indiretto. Può essere utile una scrittura, un’esperienza, una illustrazione. Gesù non rispondeva mai direttamente alle domande, ma poneva esempi per riflettere e arrivare da soli alla risposta.

Se l’altro è intrappolato nelle sue nebbie e non c’è nulla da fare è meglio soprassedere e aspettare il momento opportuno per intervenire. Se il circolo vizioso è suo, si deve stare attenti a non crearne a nostra volta uno per noi. Paradossalmente ci sono richieste di aiuto che in realtà sono bisogni spirituali da soddisfare e a cercarle sono proprio le persone di fede che si identificano con i dogmi senza crederci più di tanto.

La fede non sempre ha immagini, pensieri, convinzioni: è una fiducia al di là delle parole, che protegge e guida. È la convinzione di una realtà provvisoria che ogni cosa fatta con fede riuscirà, anche se non sappiamo come e quando.

PER DARE SOSTEGNO

Per aiutare chi soffre di un circolo vizioso si deve comprendere che c’è di mezzo qualcosa di più della forza di volontà. Chi fa di tutto per schizzare fuori dalla propria gabbia mentale deve rendersi conto che spesso questa è una conseguenza dell’imperfezione. Non è segno di debolezza morale o di fallimento spirituale! Né è indice del disfavore di Dio. (Salmo 103:8, 14).

Inoltre è rassicurante sapere che il Creatore capisce questo disturbo. Anche quando il nostro cuore ci condanna, “Dio è maggiore del nostro cuore e conosce ogni cosa”. (1 Giovanni 3:20)

Non trattate chi soffre avendo una visione negativa di lui. Se ne accorgerà e non sarà spinto a migliorare. Avere una persona sincera e onesta con cui confidarsi è spesso il primo passo per progredire. Aiutatelo a raggiungere piccole mete e realistiche. Lodate quando notate un miglioramento.

Vivere con chi soffre di questo disturbo può mettere a dura prova chiunque sotto il profilo emotivo. Perciò si dovrebbe essere comprensivi e dare sostegno in ogni modo pratico possibile.

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