Falso senso di colpa, aggressività e malattie del desiderio

Con questi tre punti si chiude il ciclo che riguarda l’inconscio e la correlazione tra malattie psichiche e spirituali e che secondo noi merita un approfondimento serio e obiettivo, indipendentemente a quale religione si appartenga.

In psicologia, il senso di colpa è un’emozione molto forte che crea disagio e dispiacere. Il senso di colpa sincero può essere utile, quello falso è certamente dannoso. In molti casi si è data la colpa alla religione o alla Bibbia di esserne la causa per la rilevanza che esse danno al peccato ereditato.

In realtà la causa del danno è da attribuire, non al senso di colpa in sé, quanto al falso senso di colpa che ha diverse facce. Una di queste è la sproporzione di colpa rispetto all’errore commesso. Diversa cosa è l’atteggiamento contrito e desideroso di mettere le cose a posto che ha come culmine il pentimento e il perdono.

Un corretto senso di colpa a volte è indispensabile. Solo “gli stolti si fanno beffe delle loro colpe”, mentre le persone intelligenti cercano il rappacificamento. (Proverbi 14:9). Tuttavia il motivo fondamentale per cui si serve Geova dovrebbe sempre essere l’amore e non un falso senso di colpa per timore di essere disassociati.

L’aggressività è la tendenza comportamentale a farsi del male o a fare del male ad altri. Si tratta di un disturbo della personalità psichica e spirituale. Può derivare da un’idea sbagliata che uno ha di sé in rapporto agli altri. Spesso, l’aggressivo tende a rivoltarsi contro chi, secondo lui, è la causa della sua frustrazione. Se “l’amore non si irrita” il peccato deflagra. Il mite resta pacifico, il collerico è violento nelle sue manifestazioni.

La terapeutica spirituale ha come obiettivo di far cambiare mira a tutta questa energia aggressiva che si accumula nel corpo e nella mente e indirizzarla contro il male in tutte le sue forme. Si deve aggredire il male non il bene.

Come il senso di colpa può essere utile o dannoso, anche i desideri hanno queste due caratteristiche. Il desiderio si riferisce alla ricerca e all’attesa intensa di ciò che soddisfa e che spinge ad agire. Non c’è nulla di male in un desiderio nobile, ma il più delle volte si desidera in modo irresistibile qualcosa di sbagliato, a volte persino di perverso.

Vedi: Cosa significa essere una persona spirituale?

Ad ogni desiderio è legato un piacere. Verso Dio è un piacere spirituale, verso le passioni è carnale. Desiderare Dio significa ricevere gioia, felicità, sana soddisfazione. I piaceri del peccato sono evidenti: “immoralità sessuale, impurità, comportamento sfrontato, idolatria, spiritismo, inimicizia, liti, gelosie, scoppi d’ira, rivalità, divisioni, sette, invidia, ubriachezza, feste sfrenate e cose del genere”. (Galati 5:19-21)

L’uomo, con il peccato, ha snaturato il naturale orientamento dei suoi desideri. Ad ogni modo, questa facoltà desiderante si trova ancora radicata nell’uomo, in linea con la sua natura, tutta orientata verso Dio. Quando l’uomo orienta il suo desiderio verso un certo campo, automaticamente lo distoglie dall’altro.

Perdendo il senso del vero Dio, l’uomo orienta e assolutizza i piaceri della carne al posto di Dio. In questo modo, l’uomo vede gli altri e il mondo secondo l’intensità del suo desiderio carnale, stabilendone l’importanza e i valori.

Una spiritualità malata comporta una sopravvalutazione di sé stessi, che si manifesta con orgoglio, egoismo e vanagloria. Il vero amore spirituale è la conseguenza dell’ubbidienza al primo comando: ama Dio. Siccome Dio è spirito va amato spiritualmente. Ciò è possibile grazie al dono dell’immagine e della somiglianza che l’uomo ha del suo Creatore. Amando Dio si ama se stessi e gli altri. In altro modo non è possibile amare.

Chi ama il prossimo non è perturbato nelle relazioni. Non fugge dagli altri e non ha difficoltà a interagire. Tanto la sopravvalutazione quanto la svalutazione di se stessi determinano negativamente le relazioni. L’umiltà, la modestia e la fiducia in Dio sono invece necessari per sviluppare una personalità spirituale.

L’accidia è l’indolenza nella pratica virtuosa del bene. “L’accidia può realmente far addormentare l’uomo anche quando in realtà non sia stanco […] Quando l’uomo è dominato da questa passione non ha più gusto per niente, trova ogni cosa insulsa e insipida, non si aspetta più niente da niente e da nessuno […].

Poi quando uno è solo, non sopporta più di stare a lungo nel posto in cui si trova: la passione lo spinge ad andarsene di lì, a spostarsi, a correre in uno o più altri luoghi. A volte si mette a vagolare e vagabondare. Guardando le cose da un punto di vista globale, potremmo dire che cerca a ogni costo dei contatti con gli altri. Contatti che non gli sono comunque oggettivamente indispensabili; ma trascinato dalla passione, ne sente il bisogno e trova tutti i «buoni» pretesti per giustificarli.

Avvìa e poi mantiene anche relazioni spesso futili, che alimenta con discorsi vacui, in cui generalmente dà prova d’una vana curiosità. Può accadere che l’accidia ispiri a chi ne è colpito un’avversione intensa e permanente per il luogo in cui risiede, gli presenti dei motivi per esserne scontento, lo porti a credere che altrove starebbe meglio.

La persona è allora indotta a desiderare altri luoghi, in cui potrà più facilmente trovare ciò di cui ha bisogno. L’accidia può anche indurla ad abbandonare le sue attività – in particolare il suo lavoro, di cui la rende insoddisfatta – e cercarne altre, facendole credere che saranno più interessanti e la renderanno più felice …” (Jean-Claude Larchet, L’inconscio spirituale).

In conclusione la terapeutica spirituale e la psicoterapia, secondo noi, non si escludono a vicenda, ma siamo d’accordo con Larchet, esse sono in diversi casi complementari. Logicamente, va escluso il ricorso a quelle psicoterapie che sono contro l’etica cristiana e che causano dei contraccolpi negativi sul piano spirituale.

Diversi aspetti analizzati in questi quattro articoli, sono contenuti nel libro:

Per conoscere il punto di vista ufficiale dei Testimoni di Geova sulle malattie spirituali, vi rimandiamo all’indice 1986-2020 “MALATTIA SPIRITUALE”

Gli altri tre articoli esaminati:

  1. Le malattie spirituali incidono su quelle psichiche e viceversa?
  2. L’inconscio spirituale
  3. Quell’inconscio che fugge da Dio

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