Fiducia in se stessi e autostima

Contrariamente a quanto si pensa, la fiducia in se stessi e l’autostima non sono la stessa cosa. Vediamo perché si tratta di due concetti distinti e perché questa differenza è importante per i Testimoni di Geova e non solo.

La fiducia è quel senso di sicurezza che viene da una speranza certa ed è riposta su qualcuno o qualcosa di affidabile. L’autostima, invece, si concentra su se stesso, sulla considerazione e i valori che uno ha di sé.

L’autostima dipende dalle qualità delle nostre scelte. Ad esempio, un cristiano presuntuoso che tende a esaltare la sua immagine in congregazione può dare l’idea di una personalità forte e sicura. In realtà ha una scarsa considerazione della sua persona.

Costui pensa di contare sulle sue capacità, invece dipende dalle opinioni altrui e comunque da fattori esterni alle sue pretese. Chi vive con questo problema è vittima dell’autocommiserazione, è un cristiano che fa di tutto per apparire, in realtà è un cristiano che non si piace.

Non importa quanto possa apparire felice, come tutti gli egocentrici è scontato che soffre di sindrome di inferiorità. Il nostro benessere spirituale si nutre e si rafforza in virtù delle nostre sane relazioni con i fratelli.

I cristiani con scarsa autostima trovano difficile dare e ricevere amore, perché non si può dare ciò che manca e “ciò che è storto non si può raddrizzare” (Ecclesiaste 1:15).

Abbiamo detto che la fiducia è la convinzione nella speranza, ma è pur vero che la speranza dipende dall’amore: “l’amore crede e spera ogni cosa” (1 Corinti 13:7). Non un amore credulone, ma l’amore in Dio, nelle sue parole e nelle sue promesse.

Un estimatore acquista un’opera d’arte che ‘ama’. Nel tempo, il fascino iniziale potrebbe affievolirsi e quando ne compra una nuova, pur non perdendo l’interesse per la prima opera d’arte, la sua attrazione si riposiziona verso quest’ultima.

All’estimatore non sono la tela o la scultura in sé a renderlo felice, perché non sta dando nulla a questi oggetti, è interessato solo a soddisfare il proprio ego tramite l’arte. L’arte o qualsiasi altra cosa sono soltanto oggetti desiderabili da prendere, da cui si riceve senza poter dare. Si prende per compensare qualcosa che manca.

“C’è più felicità nel dare che nel ricevere”

Ricevere è la conseguenza del dare. Se ci spostiamo a un livello più profondo come quando una persona egocentrica affronta un lutto, sia esso imminente o avvenuto da tempo, prova dolore più per se stessa che per il defunto.

La perdita è sua, sua la sofferenza. Meno l’ego è coinvolto e meno rimarrà impantanato in certi sentimenti, perché la tristezza o il dolore verranno elaborati in maniera sana, invece di reprimerli, mascherarli o incanalarli in percorsi sbagliati.

Quando si prende per riempire un vuoto, si rimane comunque vuoti e si continua a prendere nel futile tentativo di trovare una mera soddisfazione. Concentrarsi costantemente sul prendere non fa che rinforzare la dipendenza da qualcuno o qualcosa.

Quando amiamo la congregazione, ci concentriamo su come possiamo dare, su cosa possiamo offrire, e lo facciamo con felicità e passione. Se un fratello o una sorella che amiamo sta soffrendo, soffriamo anche noi. Se invece sta soffrendo qualcuno che non ci interessa, il suo dolore addirittura potrebbe infastidirci.

Alcuni fratelli con bassa autostima possono rivelarsi restii ad accettare aiuto perché riceverlo può innescare in loro sentimenti di inadeguatezza. Se il disagio è intenso, possono anche sviluppare sentimenti ostili verso chi sta offrendo aiuto, perché l’offerta in sé evidenzia l’insicurezza o le sue mancanze.

Solamente chi ha una forte autostima e una fiducia in Dio può offrire amore e rispetto in modo responsabile. Per far parte della vita di un nostro fratello dobbiamo ritagliarle uno spazio nella nostra.

Quando un nostro conservo finisce intrappolato nella tomba del suo isolamento, forse la sua capacità di relazionarsi si è sfilacciata, se non addirittura recisa. Minore è l’autostima più debole sarà il legame fraterno, condizionando così la nostra capacità di amare e sentirci amati. La conseguenza è che ne soffriranno tutti.

Geova crede in voi!

Lui sa contro quali tendenze negative state combattendo, comprende i vostri limiti ancor meglio di voi e non pretende ciò che non potete dare. È l’amore per Lui, non la nostra vita passata, non i nostri difetti acquisiti, non la nostra tendenza ereditata a fare il male, la chiave da cui dipende il nostro futuro.

“Benedetto è l’uomo che confida in Geova, che ripone la sua fiducia in Geova”. (Geremia 17:7)

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