FRATELLI DIFFICILI

I «fratelli difficili» possono essere una vera spina nella carne. Possono creare problemi o far perdere tempo inutilmente. Gli anziani di congregazione come possono individuare gli atteggiamenti e le reazioni in modo da aiutarli spiritualmente a risolvere i loro problemi prima che diventino inattivi?

In genere, i «tipi difficili» si distinguono dagli altri tdG per queste caratteristiche negative: ostilità; lamentela; mutismo; accondiscendenza esagerata; negatività; indecisione ed eccessiva stima di sé.

“Difficile, chi? io? difficile sarai tu!”, è un po’ questa la risposta che viene data da questi fratelli, quando qualcuno fa notare alcuni aspetti complicati della loro personalità. Molti non si rendono conto che la vita è troppo breve per passarla a litigare con gli altri. Come possono gli anziani far cambiare attitudine aiutandoli a farsi apprezzare in congregazione? La prima regola è che non esistono fratelli difficili, si tratta semplicemente di fratelli con i quali dobbiamo imparare a trattare non sulle situazioni complicate che tirano fuori, ma sulla loro personalità. Ci si deve concentrare sull’individuo, sul suo modo di pensare e perché agisce in un determinato modo.

Il seminatore quando pianta il seme e questi non germoglia, non se la prende col seme. Potrebbe essere colpa del terreno o di una cattiva cura del seme piantato. Perciò non bisogna prendersela direttamente con loro. Spesso si tratta di persone che pensano soltanto a sé stesse e che sono convinte che la congregazione debba girare intorno a loro. Non prendete la cosa in modo personale. Di voi forse non gliene importa nulla. Altrimenti non sarebbero difficili. Nonostante ciò tenete presente che sono prevedibili.

Se possibile, non mettetevi a discutere. Loro lo fanno con tutti. Perciò usate il cervello e non le emozioni. Ad esempio, se il fratello è cavilloso dategli i dettagli. Se vi trovate di fronte uno che è sbrigativo andate dritto al punto. È presuntuoso? Ditegli quanto è bravo e chiedetegli di trovare altre alternative che possano funzionare meglio. Non si cambia un fratello difficile facendo i difficili. Mitigate e non prendete le cose di petto.

LE CARATTERISTICHE DEI FRATELLI DIFFICILI:

  • Ostilità e aggressività. Non spaventatevi. Se questo fratello critica apertamente il vostro operato è perché vuole dimostrare al mondo intero che la sua veduta è la migliore. Ciò lo porta a considerarvi privi di questa capacità. Non tutti vi attaccano a muso duro. Alcuni hanno un approccio più raffinato. Dietro una facciata di fratellanza, insinuano, prendono in giro e alludono. Creano una situazione tale che se lo attaccate finite per essere considerati voi gli aggressivi e gli ostili. Altri cominciano la discussione in maniera fraterna e con un tono amichevole, mentre nascondono un’esplosione dinamitarda pronta a detonare. È sufficiente una minaccia disciplinare, un avvertimento, un avviso per far scatenare la loro rabbia repressa, per poi dare la colpa a voi per averli istigati alla violenza.
  • Brontolare e mettere il muso. A volte è come se gli piacesse avere qualcosa su cui lamentarsi. Forse non gli interessa la soluzione, semplicemente vuole trovare da ridire su tutto. Il lagnoso fa sì che le persone che lo circondano si mettano sulla difensiva. È convinto che le sue lagne siano giuste ma gli manca il potere di cambiare le cose. Questa sensazione di impotenza, anziché spingerlo a trovare una soluzione, lo porta a pensare che non potendo cambiare la situazione è meglio lamentarsi degli anziani, dei sorveglianti e del corpo direttivo, di tutti quei fratelli che hanno il potere di cambiare le cose. È importante considerare questo fratello non come un nemico o qualcosa da scartare. Con lui si deve essere capaci di imbrigliare la sua energia e trasformarla in positivo. Bisogna saper sfruttare le capacità che già possiedono.
  • Il muto, l’indifferente silenzioso. Si tratta di fratelli che si chiudono in sé stessi, che non reagiscono. Provate a coinvolgerli chiedendo un loro parere e vi risponderanno con un grugnito. Il fratello non reattivo utilizza il silenzio come arma di difesa per evitare di scoprirsi e di sfuggire ai rimproveri. Vi nega l’accesso. Il mutismo li aiuta a mascherare le loro paure. Incoraggiatelo ad aprirsi. Ponete domande a risposta aperta. Attendete con pazienza una sua risposta. Chiedete il suo parere. Non riempite il silenzio con le vostre parole, sappiate attendere un suo commento. Se si apre, controllate il vostro impulso di interromperlo. Se il fratello rimane nel suo mutismo siate comunque cortesi, informatelo su ciò che intendete fare, dato che una discussione vera non c’è stata.
  • Il cockerino scodinzolante. Colui che si mostra eccessivamente accondiscendente è in apparenza ragionevole, sincero e disponibile. Vuole essere amico di tutti e prova il bisogno disperato di essere ben accetto in congregazione. Vi dice le cose che più vi piacciono e di trovarsi d’accordo con quanto fate. Pur di non perdere l’approvazione fa cose che non riesce a portare a termine. Spesso si accolla compiti che non realizzerà mai. Se provate a negargli un incarico equivale a negargli la vostra amicizia. Avete provato a rimuovere un servitore di ministero o un anziano dopo esservi accorti che non è in grado di portare a termine le sue responsabilità o quando lo fa combina disastri? Interessatevi di lui e chiedetegli quali aspetti della sua vita sono da ostacolo per riuscire a portare a termine le sue responsabilità. Ascoltate attentamente le sue battute. Potrebbero nascondersi messaggi ambigui.
  • Il negativo. Non solo non è d’accordo con i vostri consigli, ma è il primo a criticarli. È scettico e ama demolire i vostri argomenti. In lui si nasconde la difficoltà a gestire un conflitto interiore. Pur avendo una visione pessimistica della realtà, è convinto che nessuno sa agire bene come lui. Piuttosto che perderlo è meglio accettare le sue qualità scadenti. Potete ricordargli fatti passati che ha risolto con successo. È inutile convincerlo a non essere pessimista. Alcuni negativi sono dotati di grande capacità di analisi. Prima di farli agire accertatevi che siano pronti.
  • L’indeciso. È un perfezionista nascosto che non riesce a farcela. Ogni cosa deve esser fatta a modo suo. Nelle discussioni introduce punti di vista personali con lo scopo di stancare gli altri. Prende tempo perché è incapace di gestire lo stress. Non è molto prolisso, usa brevi frasi quando sceglie un contatto verbale. A volte è a conoscenza di certe informazioni rilevanti, ma non le fa sapere perché ha timore che la sua opinione non venga accolta in maniera positiva. In certi casi le riserve potrebbero riguardare voi anziani. Prendete atto e non difendetevi a tutti i costi. Peggiorerete la situazione. Suggerite un piano condivisibile. Sostenetelo se ha preso una decisione positiva e accertatevi regolarmente se ha bisogno di ulteriore aiuto.
  • Ha troppa stima di sé. Brama che gli si riconoscono le sue capacità intellettive. Spesso è noioso, monotono e pesante. Appare talmente sicuro di aver ragione che è inutile mettersi a discutere con lui. Ama essere persuasivo e vi tratta come se stesse parlando a un bambino. In genere ama essere al centro dell’attenzione e quasi sempre è lui a dominare la conversazione. Mostratevi in disaccordo senza eccessiva rigidità. In modo chiaro sollevate obiezioni sotto forma di domande. Siccome ama il potere che deriva dalla sua conoscenza, mandatelo pure a studiare, a fare corsi biblici, ricerche, in modo da fare di lui un vero esperto.

Alcuni di questi fratelli non sono malvagi e non si rendono nemmeno conto di quanto sono seccanti e irritanti, a volte anche scoraggianti. Non lasciatevi coinvolgere emotivamente. Siate chiari e rispettosi. Ogni tdG ha una serie di valori e di cose buone, che non riesce a esprimere al meglio. Tutti desideriamo essere accettati e amati in congregazione. Loro lo fanno nel modo sbagliato. I disaccordi e i conflitti vanno evitati assolutamente. Le crisi sono sempre distruttive. Non sono incompetenti, è che trasmettono male le loro capacità. Se impariamo a controllare le nostre tensioni riusciamo a controllare anche quelle dei nostri fratelli. Non diamo motivo di allontanarsi dalla congregazione per una reazione spropositata nei loro confronti. Se non abbiamo fatto nulla al riguardo, non lamentiamoci se dopo diventano inattivi scaricando le colpe su di essi. Siamo anziani anche per questo motivo: saper trattare in modo cristiano con i tipi difficili.

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