Fratelli serpenti: l’invidioso

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L’invidia è ovunque, anche nelle congregazioni. Chi è invidioso vuole avere quello che hanno gli altri, perché secondo lui non meritano di averlo. L’invidia è un sentimento distruttivo che avvelena la mente del cristiano.

Strani stili di comportamento

Per un tempo indefinito nell’Organizzazione universale di Dio regnava la pace e l’armonia, fin quando non apparve sulla scena una creatura spirituale, che nelle sembianze di un serpente, ingannò la prima coppia umana. In seguito, molti manifestarono i tratti caratteristici di questo “serpente”. In diverse occasioni Gesù affrontò con coraggio alcuni di questi “serpenti e progenie di vipere”. Il libro di Rivelazione svela: “E il gran dragone fu scagliato, l’originale serpente, colui che è chiamato Diavolo e Satana, che svia l’intera terra abitata; fu scagliato sulla terra, e i suoi angeli furono scagliati con lui”. Non dovremmo sorprenderci se nella grande famiglia universale di Geova continuano a manifestarsi “fratelli serpenti”.

La Bibbia fa luce sul comportamento di questa progenie (Giacomo 3: 14-16); (Galati 5:19-21). Inoltre, avverte il cristiano di vigilare attentamente “affinché non spunti nessuna radice velenosa e non causi difficoltà e molti non ne siano contaminati” (Ebrei 12:15). Quelli che si scandalizzano dell’etichetta di “fratelli serpenti” sono proprio coloro che nascondono questi tratti velenosi. Essi hanno la cosiddetta “coda di paglia”. La loro reazione non è dissimile da quella che ebbero i farisei con Gesù quando li smascherò con veemenza.

invidia-giottoL’invidia, Giotto, Cappella degli Scrovegni, Padova

L’Invidia è bruciata dalle fiamme distruttive che ardono sotto i suoi piedi. In una mano stringe i soldi e con l’altra ne cerca ancora. Ha un orecchio grande per origliare, mentre dalla bocca esce un serpente che entra negli occhi, impedendogli di vedere la realtà.

Ai suoi occhi l’invidioso è sempre vittima delle ingiustizie altrui

L’invidia non è mai costruttiva, è un sentimento distruttivo. L’invidioso si sente vittima in un mondo ingiusto, anche in quello della teocrazia. Egli non riflette che forse di scorretto c’è il suo modo di vedere la realtà. E’ convinto che i sorveglianti, gli anziani e i pionieri siano superiori a lui e i privilegi di cui godono alle adunanze e alle assemblee non li hanno acquisiti per meriti spirituali, ma perché hanno avuto i contatti giusti con “i santi in paradiso”, che li hanno protetti e accompagnati nell’ascesa ai vertici del palcoscenico teocratico (onestamente, in certi casi, bisogna ammettere che è vero). Questa considerazione col suo ripetersi in ogni occasione diventa talmente assillante da logorare. Si rode dentro perché si sente privato di appariscenti privilegi e si sente ingiustamente depauperato. Un fratello di questo genere non riesce a vedere le benedizioni che ha ricevuto in passato da Geova, né il futuro che ha davanti. Vede solo ciò che non ha o che gli è stato negato in favore di qualcun altro meno meritevole. Il cristiano invidioso è cosciente della propria impotenza ma non ammetterà mai la sua inadeguatezza e confrontandola con quella degli altri, che considera una spiritualità artificiosa, non può fare altro che logorarsi sentendosi vittima di un’ingiustizia spirituale. Spesso s’indigna e inveisce contro i fratelli e i vertici dell’organizzazione. Non si pone il problema né cerca una soluzione, anzi si crogiola nel suo vittimismo, appagato dal lamentarsi o dal recriminare. Chi si sente sicuro di sé può manifestare in congregazione il proprio dissenso per ciò che constata, usando ragionevolezza ed equilibrio, senza bisogno di ricorrere a manifestazioni plateali di indignazione.

Quando l’invidia è massima

L’invidia è considerata un’emozione dolorosa e inconfessabile che produce solo sofferenza e mai piacere, poiché induce a comportamenti meschini e subdoli che inquinano e avvelenano le relazioni fraterne. Raggiunge il top della sua distruttività quando un fratello, che era al suo stesso livello, lo supera e ottiene un privilegio che l’invidioso non può avere. Allora si rode il fegato, spera e fa di tutto che altri gli revochino il privilegio o addirittura desidera che la sua felicità sia distrutta, pur non ricevendo in cambio nessun beneficio. L’invidia è una menzogna fatta a se stessi prima che agli altri. E’ più facile prendersela con un innocente, a volte inerme, piuttosto che ammettere la propria malvagità. Ed è più facile pugnalare chi si sente superiore, che affrontarlo davanti alla congregazione e dimostrare di valere come lui, più di lui. Non permettete mai che un fratello, dopo l’annuncio di una nomina dal podio, vi prenda sottobraccio e cominci a insinuare dubbi sulla genuinità del privilegio. Dargli retta significa alimentare la fiamma distruttiva dell’invidia.

 invidia-scava-la-fossaL’invidioso scava la fossa per gli altri, ma lui vi casca dentro

Nutrire fiducia per sé e per gli altri

Si può avere fiducia solo se si concede fiducia. I nominati che danno fiducia e valorizzano le qualità dei proclamatori, creano un ambiente sereno e positivo. Nel mondo delle aziende è utilizzata la metafora “andare a caccia dello squalo bianco”: non ci si può limitare a “pescare le trote” come si faceva un tempo o “inseguire i salmoni”, cioè escogitare nuove soluzioni tecnologiche più efficaci. Nella teocrazia attuale occorre che il Nucleo Direttivo sappia creare sorveglianti viaggianti e corpi degli anziani in grado di affrontare le nuove difficoltà spirituali e sappia ottenere risultati coinvolgendo la stragrande maggioranza della base che costituisce l’intero impianto del popolo di Dio. Si devono riconoscere i valori di ogni proclamatore. Dare fiducia a ognuno non vuol dire essere degli sprovveduti, ma significa avere sentimenti positivi perché si riconosce nell’altro una persona dotata di capacità, competenza e valori tali da realizzare gli obiettivi che gli sono assegnati. Geova ha accettato molti a divenire suoi Testimoni, dando fiducia e riconoscendo in essi buone qualità.  Solo quando gli anziani mostrano fiducia possono ricevere fiducia e se la possono conquistare col tempo e con il proprio comportamento, dimostrando di avere le qualità spirituali e se necessario battersi con coraggio per difendere i valori dei proclamatori. Avere fiducia nelle proprie qualità spirituali è segno di forte autostima. Chi è capace di guardarsi nello specchio non presume di essere ciò che non è, ma sarà capace di ammettere le proprie difficoltà ed errori senza per questo sentirsi sminuito. La vera sicurezza interiore quando è tale, consente di affrontare “gli squali” che possono infestare il mare tranquillo dello Spirito e della nostra esistenza.

Nessun cristiano è immune dall’invidia

“Chi più infelice di costoro, che la vista della felicità altrui rattrista d’una pena che li rende più colpevoli? Se amassero quel bene che vedono negli altri e non possono avere, in certo modo l’amore glielo farebbe possedere”, così esortava  Gregorio Magno a prestare attenzione ai sentimenti d’invidia che il fedele prova nei confronti di altri. La felicità si possiede quando la concediamo anche ad altri. La nostra felicità è vedere i fratelli felici.

Ogni servitore di Geova deve saper distinguere, leggere e affrontare l’invidia. Bisogna avere un atteggiamento più benevolo verso se stessi e gli altri. Quando ci paragoniamo a un altro fratello, deve essere un confronto positivo, utile per capire come meglio muoversi per ottenere risultati positivi che siano i nostri risultati e non gli stessi degli altri. In noi deve essere forte la convinzione spirituale di migliorare con le nostre risorse, con i nostri doni, che abbiamo ricevuto dal nostro Creatore.

 

In alto: Tempo salva Verità da Invidia e Falsità, di F. Lemoyne. (Col tempo la verità alla fine verrà fuori).

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