In fuga dalla congregazione

La preoccupazione del giudizio altrui, il timore di una esclusione, l’ansia di non soddisfare pienamente i requisiti spirituali, sentirsi incapace davanti alle proprie responsabilità. Tanti assilli che possono far collassare qualsiasi proclamatore, ma che si possono affrontare e superare.

Sin da bambini si possono provare alcuni dei sintomi descritti sopra. Genitori amorevoli hanno saputo cogliere questi segnali e hanno aiutato i loro figli a superare queste paure. Purtroppo questo segnale  che viene da lontano non tutti sono stati in grado di leggerlo. Molti convivono con uno stato di timidezza e timore. Anche in congregazione, queste emozioni, alcuni le hanno risolte, altri aggravate, altri invece sono fuggiti diventando inattivi.

Fermare un’attività spirituale in modo brusco quando si è in corsa è complicato. E’ un po’ come attraversare un incrocio col semaforo verde che diventa di botto giallo. Decidiamo di schiacciare il pedale dell’acceleratore per passare prima del rosso o freniamo bruscamente, con il rischio che l’auto vada oltre la linea di fermata o che qualcuno dietro ci tamponi? E’ difficile in millesimi di secondo fare la scelta giusta. Il tempismo è fondamentale. Molte scelte sbagliate sono il frutto di tempi sbagliati. Alcuni proclamatori che stanno pensando alla fuga dalla congregazione sono come gli automobilisti che si trovano improvvisamente davanti il segnale giallo del semaforo: passare oltre a tutta velocità o fermarsi bruscamente?

Scegliere se andare oltre o fermarsi, può diventare fonte di stress, che può deprimere le difese immunitarie, sia in senso fisico che spirituale. Ci accorgiamo di essere stressati dalle parole che usiamo nelle conversazioni. Non ci fidiamo più di noi stessi e incominciamo a etichettarci nei modi più strani. Diventiamo prigionieri delle nostre parole e di ciò che dicono altri. Si può diventare prigionieri anche di un innocente sguardo fraterno. E così un fattore di timidezza risolvibile diventa un disturbo che rende la vita impossibile, con conseguenze pesanti, come l’abbandono della comunità.

Ci sono anziani che non si rendono conto che alcuni in congregazione non vanno oltre quello che gli viene richiesto. Non perché siano poco spirituali, ma perché  timidi. Invece di prestare aiuto, alcuni nominati possono causare disagi. Questa non richiesta di aiuto viene confusa con la scarsa voglia di risolvere il problema. A volte bastano poche cose per aiutare un fratello: un invito a uscire in predicazione, stare insieme una serata, scambiarsi hobby, fare shopping, farsi un giro in un centro commerciale, prepararsi la Torre di Guardia insieme, eccetera. Aiutare il fratello ad adattarsi lo motiva a dare il meglio.

In una collettività performante come quella dei testimoni di Geova, dove viene data molta importanza alle ore di predicazione, il proclamatore introverso, chiuso, insicuro, che predica al di sotto della media, la sua performance viene considerata una debolezza spirituale. Secondo lui, più ore di predicazione equivalgono a maggiore visibilità e privilegi sia alle adunanze che alle assemblee. Una tale equivalenza porta il timido (che già fa fatica a parlare in predicazione con degli sconosciuti) a confermare il giudizio negativo che ha di sé.

Alcuni anziani e sorveglianti possono incutere timore solo a guardarli. ll solo contatto visivo può diventare un ostacolo. Farli sentire sotto esame  aumenta la loro ansia. Alcuni possono scappare via letteralmente. Anche i fratelli che non sono timidi possono provare non solo imbarazzo, ma anche la vergogna di essere derisi, presi in giro o umiliati. Un commento scoraggiante durante le adunanze, un’osservazione tagliente, un’interruzione arbitraria di un commento, un consiglio duro dal podio, creano ad alcuni una tale vergogna che oltre ad arrossire e sudare freddo, possono avere  attacchi di panico, di rabbia e di sconforto.

Abbiamo tutti il diritto (in quanto cristiani) di ricevere affetto, opportunità e benessere. Quando le cose vanno diversamente pensiamo di non valere nulla, di non meritare nulla di buono e decidiamo di fuggire via. Molti si sentono Testimoni difettati, e cercano di mascherare quelle che a loro sembrano mancanze inaccettabili. Chi soffre è convinto di essere “fatto così” e che nulla può cambiarlo. Peccato, perché molti con lo stesso problema sono stati aiutati grazie ai consigli della Bibbia.

In congregazione non si può sottovalutare l’ansia religiosa, che in alcuni casi si associa con la depressione. Alcuni giudicati poco spirituali rifuggono la congregazione. Una congregazione empatica e serena aiuta a sviluppare un atteggiamento perseverante e resistente. Una congregazione poco spirituale e poco amorevole genera tensioni e ansie. Alcuni che hanno una bassa opinione di se stessi possono diventare vittime dell’arroganza degli anziani-bulli. Alcuni nominati si dimenticano che la congregazione è formata da individui che provengono da ogni strato sociale. Ognuno ha una sua personalità, che Geova ha accettato così com’è.

Chi siamo noi da giudicare negativamente questi servitori dell’Iddio Altissimo? Se Dio li ha accettati con sé chi siamo noi a non accettarli come tali? Se gli anziani avessero manifestato qualità compassionevoli, alcuni non sarebbero fuggiti dalla congregazione. Non giudichiamoli negativamente per aver fatto questa scelta, solo per coprire le colpe di chi li ha avversati. Alcuni reagiscono con timore, per proteggersi dall’aggressività e dalla prepotenza di alcuni gerarchi teocratici. Lo fanno per non uscire allo scoperto o per evitare un conflitto, da cui ne uscirebbero con le ossa rotte. In una società dove l’Io spadroneggia e i timidi sono emarginati, è consueto che queste persone siano considerate deboli spirituali. In realtà dovrebbero essere visti come cristiani affaticati e oppressi, bisognosi di sostegno, di rassicurazioni e di benevolenza.

                                                                                                                                                                                     (domani la seconda parte)

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Commenti (2)

  • Rebecca Antolini

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    Sono una simpatizzante da anni dei testimoni di Geova, a volte mi sento molto vicino a Geova, e poi ci sono queste domande e dubbi.. trovo vostro sito molto bello e mi piace leggere alcuni dei vostri articoli, forse mi aiuta nel futuro a prendere le giuste decisioni… Rebecca

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    • inattivopuntoinfo

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      Grazie per le tue parole. Ci auguriamo anche noi che tu prenda la decisione che ritieni giusta.

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