Gli spaesati di Dio

Abbandonare la verità per questo mondo sconosciuto fa provare un certo disorientamento e la sensazione di trovarsi fuori posto.

Chi ha viaggiato in un paese straniero ha provato dei momenti di spaesamento, un senso di solitudine e un mal di testa che fanno perdere l’orientamento. Lontano dalle abitudini e a contatto con persone sconosciute si può perdere la consapevolezza della propria identità.

La fascinazione che si prova per un paese lontano, la nostalgia per un posto mai visto, il desiderio di provare emozioni sconosciute può stravolgere il modo di pensare. Inoltre, il desiderio bruciante di un’avventura, di fare esperienze nuove, di scoprire quella parte nascosta di sé, ha spinto alcuni cristiani a lasciarsi alle spalle il proprio passato.

Una voglia sfrenata di nomadismo spirituale ha spinto alcuni di questi escursionisti senza mete a dirigersi in posti immaginari. Colpiti dalla “sindrome del figlio prodigo” hanno deciso di andare in un paese lontano e sconosciuto, a discapito della famiglia, dei valori morali e del loro benessere economico e mentale.

Hanno abbandonato ogni stile di vita precedente, tutte quelle abitudini consolidate e le amicizie fraterne, per provare l’ebrezza del nuovo, del proibito. Col passare del tempo e dopo aver provato sulla propria pelle le conseguenze di questa scelta, hanno scoperto che quella vita non era poi così affascinante come si credeva.

Dopo un periodo di “luna di miele”, inebriati dalla felicità iniziale, dopo essersi goduti i frutti apparentemente piacevoli e desiderosi agli occhi, hanno scoperto il frutto amaro realtà.

«La lontananza è come il vento – cantava Modugno – che fa dimenticare chi non s’ama / È già passato un anno ed è un incendio / Che, mi brucia l’anima. / Io che credevo d’ essere il più forte. / Mi sono illuso di dimenticare, / E invece sono qui a ricordare . . ./ A ricordare te / […] Non ho capito niente del tuo bene /
Ed ho gettato via inutilmente / L’unica cosa vera della mia vita, / L’amore tuo per me ».

Allo stesso modo alcuni che si sono allontanati da Geova hanno gettato via inutilmente l’unica cosa più importante della loro vita: l’amore di Dio. A distanza di anni un vento avvampa la loro l’anima. Dio non si può dimenticare ed è un’illusione pensare che si possa vivere meglio lontano da lui.

Una canzone con poche note può riportare alla mente una storia spirituale intensa, un amore mai perduto. Provare nostalgia per la congregazione, concedersi qualche riflessione nostalgica può aumentare il desiderio di tornare a casa.

Una ricerca scientifica ha notato che i sentimenti nostalgici sono più frequenti nei climi freddi. Ricordare Geova in un mondo freddo di sentimenti ed emozioni, non può fare altro che aumentare il calore corporeo e spirituale. Il ricordo del tempo trascorso accanto a Dio può scaldare il cuore.

La nostalgia di casa fa parte della natura umana. Il ricordo delle cose spirituali non aggrava i sentimenti, già di per sé dolorosi. Sentire il bisogno di ritornare a casa allevia i sintomi depressivi di una vita vissuta senza significato.

Ci sono periodi in cui sembra di non sentirsi né da una parte né dall’altra. Un giorno si desidera tornare a casa e l’altro nemmeno per sogno. Per uscire da questa confusione mentale, bisogna essere lucidi e consapevoli. Tornare indietro, può soltanto contribuire a riprendersi una vita migliore e più significativa di quella di un tempo.

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