GLI SPIONI DEL CORONAVIRUS

La CEI e il governo italiano hanno scritto e approvato un accordo che stabilisce le regole per la celebrazione della messa durante il periodo di pandemia.

“Il primo giorno dell’anno – si legge nell’articolo di Libero – ci ha presentato un episodio che getta una luce oscura” su questo accordo. Di cosa si tratta? Di un’incursione di agenti di polizia durante la celebrazione della messa. Per quale motivo? Il rispetto delle norme anti covid da parte dei presenti.

Nel 2020 ci sono state molte segnalazioni del genere, cioè di agenti che interrompono la messa per verificare che tutto sia a norma. L’articolo racconta di un episodio in cui un vicino spia ha segnalato alla Polizia Municipale del posto una richiesta di verifica della messa delle 8.30.

Perché abbiamo parlato di questo episodio di delazione? Immaginate cosa sarebbe successo se le Sale del Regno fossero state aperte per tenere le adunanze pur rispettando le norme sanitarie imposte dal governo.

I delatori e gli spioni avrebbero fatto a gara per denunciare i Testimoni di Geova durante le loro adunanze, con relative interruzioni delle attività di culto.

Di questa eventualità si parla poco tra gli scontenti della chiusura delle attività teocratiche del popolo di Geova. Eppure, quella di segnalare le riunioni tra più persone (vengono chiamati: i delatori Dpcm) rientra tra le norme governative stabilite per segnalare casi di assembramento.

In realtà, l’articolo 5, comma 2 dell’accordo tra Santa Sede e Repubblica Italiana, che modifica le norme del Concordato dice che «salvo casi di urgente necessità, la forza pubblica non potrà entrare per l’esercizio delle sue funzioni negli edifici aperti al culto, senza averne dato previo avviso all’autorità ecclesiastica».

Come scrive Andrea Zambrano sulla Nuova Bussola Quotidiana, che per primo ha denunciato questo episodio: “Oltre alla grana del rispetto della libertà di culto, l’episodio ne apre anche un altro che era facile intuire: accettare di negoziare con il Governo la regolamentazione della liturgia, ha portato la Chiesa a lasciarsi controllare in casa sua per permettere allo Stato di verificare il distanziamento e le mascherine.

Cosa dice il decreto

Le disposizioni del Viminale prevedono che molti reati da coronavirus possono essere segnalati alle forze dell’ordine «su richiesta del cittadino» (dal «divieto di assembramento in luoghi pubblici o aperti al pubblico» alla violazione di quarantena o di apertura negozi, praticamente tutti, salvo gli spostamenti con autocertificazione per validi motivi). Corriere della Sera on line.

Di seguito un commento di parere opposto che la dice lunga sul rispetto delle normative sanitarie

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