Il godimento del piacere

La Bibbia predisse che nella parte finale di questo mondo le persone sarebbero state «amanti dei piaceri piuttosto che di Dio» (2 Timoteo 3:4).

La scrittura non nega il piacere ma condanna l’esclusione di Dio dal piacere. Pertanto il godimento del piacere è nella natura umana e non è sbagliato in sé. Sbagliato è il tipo di piacere che si desidera.

Dio non vuole che rinunciamo al piacere che rinvigorisce lo spirito e il corpo (Ecclesiaste 9:7). Il problema è che questo mondo attribuisce indebita importanza all’amore dei piaceri escludendo completamente Dio dalla loro vita.

Il piacere non è altro che un senso di viva soddisfazione che deriva dall’appagamento di desideri fisici o spirituali, o di aspirazioni di vario genere.

Il godimento che traiamo da qualcosa deriva da ciò che pensiamo che sia. Questo vale per i piaceri intellettuali, come l’apprezzamento di un quadro o di un racconto, ma anche per piaceri come la soddisfazione della fame o del desiderio sessuale.

La mente umana è stata creata per il sano godimento del piacere, che può essere soddisfatto nelle cose della natura, nelle relazioni umane e con Dio. Lontano da Dio, la mente delle persone è stata plasmata per godere il piacere della carne decaduta.

È possibile che fra le cause che spingono il cristiano ad allontanarsi da Dio e dalla congregazione ci sia un piacere fuorviante per il mondo e le sue cose anziché per quelle spirituali? Sicuramente! Ma c’è anche un altro motivo stravagante: abbandonare le cose dello spirito in cui si è creduto come certe per altre cose spirituali diverse di cui non si ha vera consapevolezza della loro origine.

Per fare un esempio: immaginate cosa prova chi ama l’arte quando spende un sacco di soldi per acquistare un quadro originale che ritiene importante per la sua collezione, per poi scoprire che si tratta di un falso. Per chi compra un disegno che ritiene sia di Leonardo da Vinci, gran parte del piacere è data dalla certezza che sia stato lui a disegnarlo.

Se questa convinzione si rivela una truffa, il piacere sparisce e la rabbia aumenta. Viceversa – e casi del genere si sono verificati –, scoprire che un quadro che ritenevamo fosse una copia o un’imitazione è invece un originale. Immaginate il piacere di essere i possessori e il valore di ciò che possediamo.

Lo stesso può accadere col piacere per la verità e per Dio. La maggior parte delle persone soddisfa questo bisogno in modo diverso: raggiunge il piacere del «riverente stupore» senza dover rimuginare sui complicati dettagli scientifici. Il desiderio di entrare in contatto con il trascendente viene soddisfatto attraverso la religione.

Cos’è la religione? È un complesso di credenze, sentimenti, riti che legano un individuo o un gruppo umano con ciò che esso ritiene sacro, in particolare con Dio. Il senso religioso è un sentimento innato negli uomini.

C’è qualcosa di più basilare che accomuna tutte le religioni e si estende anche a quella che viene spesso descritta come spiritualità. È l’idea che il mondo non sia soltanto ciò che colpisce i nostri sensi. Esiste una realtà più profonda dotata di un significato personale e morale.

Il profano è il mondo di tutti i giorni, il sacro è l’altra realtà, quella trascendentale, di cui sentiamo il desiderio di avvicinarci. Anche quelli che rifiutano esplicitamente un credo religioso mostrano segni di un impulso trascendente.

Non sono sordi al richiamo di una realtà più profonda, ma rispondono a questo richiamo fuori dall’ambito della religione organizzata. Queste persone solitamente sostengono che è possibile sperimentare il trascendente anche in assenza di un credo religioso o soprannaturale.

La ricerca del piacere nelle cose spirituali è spesso legata all’affascinante e poco compreso senso di timore reverenziale, che può essere innescato da diversi fattori. Segni visibili della presenza di Geova suscitarono negli osservatori un timore reverenziale. Gli israeliti radunati al monte Sinai videro una manifestazione della gloria di Geova che instillò in loro un sano timore affinché non peccassero.

Mosè si inginocchia di fronte al roveto ardente

Nelle visioni, le rappresentazioni della gloria di Geova incutevano un timore reverenziale. La visione della gloria di Geova spinse Ezechiele a cadere sulla sua faccia in atto di riverente adorazione. La conversione di Paolo, abbagliato da una luce sulla via di Damasco, ne è un celebre esempio di sano timore.

Cosa accomuna tutte queste esperienze? La vastità (fisica, sociale, intellettuale e di altro tipo) e l’adattamento, ossia lo sforzo per affrontare questa vastità. Quando proviamo timore reverenziale, ci sentiamo piccoli, e a tale sensazione corrispondono determinate reazioni fisiche che a volte si accompagnano all’esperienza, come l’atto di inchinarsi, inginocchiarsi o raggomitolarsi.

La nostra natura curiosa di conoscere ci spinge a cercare l’essenza profonda delle cose, e l’acquisizione di nuove conoscenze è ripagata da un moto di soddisfazione. La capacità di pensare a mondi migliori è una prerogativa umana, che consente di pianificare la nostra vita futura.

Nulla resterebbe di piacevole se non fossimo in grado di immaginare e di avere fede in un piacere eterno come la vita in un prossimo paradiso mondiale. Inoltre, le storie vissute di cui racconta la Bibbia svolgono una fondamentale funzione propedeutica. Abbiamo la capacità non soltanto di cercare di stabilire un contatto con una realtà spirituale, ma anche di immaginare come lo è stata per questi fedeli del passato.

Rispetto a loro, sappiamo molte più cose sulle meraviglie della creazione e sulle qualità piacevoli e attraenti di Geova. Tutto quello che impariamo accresce sia il nostro rispetto e la nostra ammirazione nei suoi confronti, sia il piacere di amarlo e imitarlo.

Vogliamo imitare i tanti personaggi fedeli del passato che mantennero l’integrità perfino davanti alla minaccia di morte. Invece di abbandonare Dio e il suo popolo per i piaceri di questo mondo, vogliamo avere la stessa determinazione di Giobbe, che disse: “Non rinuncerò alla mia integrità!”. (Giacomo 5:11).

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