TATTO E CONTATTO

L’uomo è stato formato dal tatto di Dio. Esso occupa un posto cruciale nella fede cristiana e costituisce un fattore imprescindibile nel modo di conoscere la verità e nel trasmetterla ad altri. Pur essendo un senso sottovalutato, il tatto è molto potente nei rapporti interpersonali.

In senso figurato, il tatto è accortezza, delicatezza nell’agire; capacità di comportarsi con discrezione e diplomazia. Il tatto è il senso che permette di riconoscere le caratteristiche – forma, durezza, morbidezza, ruvidezza, e così via – degli oggetti che vengono a contatto con il nostro corpo.

Per i cristiani è un aspetto fondamentale della loro personalità. Per mezzo di esso si ha la capacità di trattare gli altri in modo riguardoso, senza offenderli. Implica il sapere come e quando dire le cose. Questo non significa fare compromesso su ciò che è giusto o alterare i fatti. Proprio come delle dita sensibili avvertono se qualcosa è appiccicoso, morbido, liscio, caldo o peloso, così una persona che ha tatto si accorge dei sentimenti degli altri e capisce come le sue parole o azioni influiscono su di loro.

Chi è mosso dall’amore non irrita gli altri, ma li aiuta. Chi è benigno e d’indole mite è anche gentile. Chi è pacifico cerca di promuovere buoni rapporti con gli altri. Chi è longanime mantiene la calma anche quando incontra persone dai modi bruschi.

Dei cinque sensi il tatto è l’ultimo, ma proprio il fatto di appartenere alla dimensione del basso lo rende suscettibile di un processo di riqualificazione che lo innalza in alto. Il tatto non solo riceve dagli oggetti poche informazioni, ma possiede scarse capacità di elaborarle, di tradurle in parole, di condividerle. Non si cita mai l’intelligenza tattile.

Comunque, per quanto il cristiano si sforzi di avere tatto, alcuni si offenderanno lo stesso. Il fatto che conosciamo i componenti della congregazione non ci autorizza a essere bruschi o sgarbati con loro. Non dovremmo pensare che siccome sono persone mature non se la prenderanno. Né dovremmo giustificarci, scaricando su altri la colpa. Se ci accorgessimo che il nostro modo di esprimerci offende altri, dovremmo essere decisi a cambiare.

Paolo scrivendo a Timoteo, lo incoraggia a non litigare, ma ad essere gentile e in grado di sapersi controllare. (2 Timoteo 2:24) Nella nota in calce di “gentile” si dice che può essere tradotta anche “usare tatto”.

Il contatto implica il toccare (con-tatto). È un accostamento, un’aderenza, una unione. Include adiacenza, contiguità, vicinanza, entrare in rapporto con qualcuno o qualcosa. Si tratta dunque di una comunicazione fra individui. Chi è superficiale mantiene un atteggiamento neutro che inibisce l’autenticità delle espressioni e dei sentimenti. L’incapacità totale di stabilire un contatto è tipica di un mancato sviluppo psichico. Ci sono altri che non hanno più la capacità affettiva per partecipare alle vicende della propria vita.

Nella società moderna si è perso il piacere della conversazione faccia a faccia, dei legami sociali e dei contatti diretti. I social aiutano a riempire alcuni vuoti lasciati dalla nostra vita al chiuso e dalla mancanza di fiducia nel mondo esterno, ma il loro successo ci sta portando a una minore interazione sociale e spirituale.

Associarsi tra persone dagli stessi ideali e credo, aiuta a ripristinare quel tipo di legami che promuovono uno stato emotivo sano. Due mentalità affini vanno più facilmente d’accordo rispetto a due ideali contrapposti. Persone che hanno gli stessi legami spirituali presentano un modo più lento, calmo e delicato di incontrarsi fra loro, senza aspettative di guadagni personali, ma con la possibilità di ricostruire uno spirito comune e rianimare l’idea di fratellanza e di amicizia. Legare o condividere aspetti della propria vita con persone che pensano e ragionano in maniera diametralmente opposta, è un rischio per la propria fede, soprattutto in campo religioso.

Nei contatti fraterni ciò che più conta davvero non è tanto il numero di “amici” e “follower”, come succede nei social, quanto la profondità e la qualità dei rapporti. Trascorrere del tempo insieme, rispettarsi gli uni con gli altri, collaborare ci fa sentire bene. È un modo per contrastare il restringimento dei nostri orizzonti dovuto all’attaccamento ai computer o al fatto che siamo meno in grado di muoverci per via dell’età. La solitudine, come il tabacco è nociva per la nostra salute fisica e spirituale.

Restare legati alla congregazione, entrando a far parte volontariamente e attivamente, è un modo cristiano per rafforzare i legami e per recuperare quell’energia essenziale per vivere bene. I legami sociali, familiari, spirituali e le nuove amicizie sono parte del processo della vita, così come dedicare il proprio tempo a rinsaldare i rapporti al loro interno, incoraggiare gli altri, aiuta a crescere la propria vita cristiana in maniera felice ed equilibrata.

Anche i legami deboli hanno sia una certa importanza che una loro forza, in particolare nella ricerca di nuove opportunità. Chi si trova al di fuori del nostro solito ambiente ha più probabilità di ricevere informazioni a cui noi non abbiamo accesso. Le ricerche nel campo della comunicazione indicano che, attualmente, l’unità primaria della connettività è l’individuo, non il nucleo familiare, di lavoro o quello religioso. Le persone si connettono come individui ad altri individui, person-to-person.

Non scelgono un legame madre con la propria religione. Agiscono attraverso una serie di multipli legami la cui importanza e la cui frequenza di contatto varia di giorno in giorno. Questo orientamento comunicativo posiziona le persone al centro di network personali che, in forma aggregata, soprattutto in comunità virtuali dove si esprime la condivisione di pareri, possono garantire un senso di appartenenza.

In genere, le relazioni si imitano, si adattano, si oppongono. Le relazioni avvicinano o distanziano. Da soli non si può relazionarsi. Si capisce dunque che tipo di relazione si ha con altri, nel momento in cui l’interazione produce dei frutti: positivi o negativi, oppure risultati del tutto indifferenti. A partire da questi parametri si può stabilire la qualità delle nostre relazioni interpersonali.

Non c’è scritto da nessuna parte che bisogna per forza andare d’accordo con chi la pensa diversamente. Ci può essere rispetto per le scelte altrui, ma non condivisione. Onestamente, si deve ammettere che è un dato di fatto che il successo dei rapporti futuri con le persone dipenderà dalle capacità che si hanno di comunicare e di arrivare a un accordo.

Nel web è quasi impossibile andare d’accordo, perché è nella sua natura lasciarsi andare a sfoghi, improperi, uso incontrollato della tastiera, offendere, criticare e attaccare chi la pensa diversamente. Per questo motivo, sia nella vita reale che in quella digitale, è appropriato il consiglio di  Romani 12:18: “Per quanto dipende da voi, siate pacifici”.

L’uomo spirituale a differenza di quello virtuale, non ha bisogno di contendere con chi la pensa diversamente o con chi non vuole sentire ragione. È irragionevole aspettarsi nel web lo stesso “tenero affetto” che si mostra in congregazione. I cristiani “devono distinguersi per quella stessa devozione che caratterizza la famiglia affettuosa, unita e in cui ci si dà sostegno reciproco. Sono questi i sentimenti che identificano nella vita reale i fratelli e le sorelle cristiani.

Non troverete mai nel web un’atmosfera calorosa, come quella che si respira nelle congregazioni. Oltretutto è anche difficile mostrare tatto, che implica il toccare, il sentire, il percepire, sensazioni che si manifestano quando si è in contatto con persone vere e non virtuali o con identità sconosciute e anonime.

Finché si rimane in ambito virtuale si può mostrare solo un tatto virtuale, non naturale, frutto di un contatto illusorio, evanescente, nascosto, perché non si sa mai chi c’è dall’altra parte. Si tratta di un contatto molto diverso da quello che si vede nella vita reale dove si parla e si tocca con chi ci sta di fronte, per mezzo di uno scambio di carezze, di mani, di tocchi incoraggianti sulle spalle, ecc.

Come si diceva all’inizio, le dita sensibili, quelle vere, avvertono se qualcosa è appiccicoso, morbido, liscio, caldo o freddo, così una persona reale, che ha tatto si accorge dei sentimenti degli altri e capisce come le sue parole o azioni influiscono su di loro. Il web è tutto un altro mondo, dove è difficile mostrare e ricevere tatto in un contatto.

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