Il virus che rende folli

«Questa pandemia ha travolto anche la nostra testa, portandoci a una specie di follia collettiva in cui si sono perse priorità, chiarezza di sguardo, obiettivi e capacità di giudizio».

Così scrive Bernard-Henri Lévy, filosofo e saggista francese, nel suo ultimo libro Il virus che rende folli (La nave di Teseo, collana le Onde, prima edizione digitale luglio 2020). La pandemia ha colpito i nostri cervelli e abbiamo abdicato la nostra libertà a una dittatura sanitaria che ha stravolto le nostre vite e le nostre abitudini.

Le epidemie ci sono sempre state, la differenza con le altre è la strana reazione che si è avuta a livello globale e che ha fatto collassare i nostri neuroni imbucandoci in un’isteria collettiva che ha offuscato le nostre facoltà mentali. I virologi hanno scalzato i politici e i parlamenti mondiali sono stati sostituiti dai comitati tecnici scientifici.

MAI NEL PASSATO LA PAURA HA ATTANAGLIATO IL MONDO COME OGGI

In tutto questo pandemonio non potevano certo mancare i collassologi religiosi: il Corona ce lo siamo meritato come punizione divina, anzi fa parte della fine del mondo. Secondo Levy, una cosa sono le misure necessarie dal punto di vista sanitario, un’altra è trasformare il Covid in un isolamento ideale per riflettere sullo scopo della vita.

Fra le tante follie, Il filosofo cita le misure restrittive adottate in Italia. “Questioni bizantine”, le definisce, dove ci si è interrogati sui congiunti, gli affetti stabili, sui centimetri di distanziamento sociale e degli starnuti, abolendo di fatto gli abbracci e le strette di mano.

Una sorta di “grande fratello” medico che durante il lokdown ci ha osservati 24 ore al giorno e tutti noi impazziti da un isterico igienismo collettivo, fatto di lavaggi frequenti delle mani, saponi con azione battericida, fungicida e virucida, igienizzanti alcolici e amuchina a profusione libera.

È giunto il momento di svegliarsi da questo torpore, di recuperare un’idea di mondo e di vita più complessa. «Dobbiamo resistere a qualsiasi costo a questo vento di follia che soffia nel mondo» e che ci ha internato nelle nostre case.

DOPO LA PRIMA GUERRA MONDIALE È VENUTA DRASTICAMENTE ALLA LUCE LA PRIMA GRANDE PAURA MONDIALE

Stiamo vivendo in un periodo di totale sbandamento mentale. A un certo punto, i media hanno trasformato la pandemia in un evento virtuoso: niente smog, niente rumori acustici, animali che camminavano indisturbati per le strade.

La frenesia moderna è stata di colpo rallentata, ora abbiamo più tempo per stare con la propria famiglia, hanno avuto inizio le prove del cuoco anche di chi non ha mai cucinato un uovo in padella, poi pane e pizze a volontà fatte in casa, musiche dai balconi, video conferenze, smart working, eccetera eccetera. Il virus è stato elevato a un idolo tranquillizzante, che ha equilibrato i valori di un tempo.

«Un catechismo virologico – scrive Levy – che ha reso i nostri appartamenti di confino altrettanti purgatori e lazzaretti. Un pensiero magico e punitivo di cui nessuno è rimasto indenne». Attendiamo il vaccino come gli ebrei del I secolo aspettavano il Messia. Un vaccino che ci liberi dal male e dai virologi e ci guidi verso la Terra promessa, dove nessuno dirà “sono malato”.

«Dobbiamo resistere, a qualsiasi costo, a questo vento di follia che soffia sul mondo». (Bernard-Henri Lévy)

E che dire degli zoomati teocratici? Siamo al 6° mese di restrizioni sanitarie. Fino a quando il dio Esculapio avrà la meglio sui nostri già martoriati neuroni e sulle nostre buone e sane abitudini spirituali di un tempo?

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«È ora di tornare a vivere. Senza dimenticare quello che abbiamo passato, ma andando oltre. Guardando più in là».

Un libro da leggere perché ci aiuta a riflettere sulla follia umana di fronte alla gestione di un’emergenza globale.

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